Marted́ 7 Settembre 2010

"Ucciso da Br e camorra"
Oggi a contrada sara’ ricordato Antonio Ammaturo vittima venti anni fa di un patto scellerato

Per Contrada quella di oggi è una giornata di grande sensibilità democratica: si ricorda, con presenze autorevolissime, Antonio Ammaturo, vice questore, ucciso a Napoli da quel patto scellerato tra Brigate Rosse e camorra per la liberazione di Ciro Cirillo, assessore regionale all’Urbanistica.
Ammaturo fu ucciso il 15 luglio del 1982, venti anni fa, a piazza Nicola Amore, nei pressi della sua abitazione, mentre, come ogni pomeriggio, si recava al suo lavoro in Questura. Perse la vita anche il suo autista, Pasquale Paola, come Ammaturo crivellato di colpi.
Quel giorno si consumò una delle pagine buie della nostra Repubblica.
E da quel giorno quella trattativa, avvenuta tra brigatisti e camorristi, rimane ancora avvolta nel grande mistero.
Negli anni seguenti ci sono stati strani omicidi, persone scomparse nel cemento, camorristi saltati in aria, rapporti dei servizi segreti deviati pronti a far sparire ogni prova.
Come il rapporto che Ammaturo inviò al Ministero per anticipare una sua intuizione sul possibile patto intervenuto tra poteri criminali.
Lo stesso rapporto Ammaturo lo inviò anche al fratello Grazio, ma anche questa volta si perse ogni traccia. E ancora oggi la famiglia chiede di sapere, pretende giustizia, si batte per conoscere la verità di quel drammatico luglio dell’82. Ammaturo era innamorato del suo paese, era la sua radice dalla quale non si staccò mai pur costretto ad allontanarsene nel suo lungo peregrinare per le questure d’Italia.
Il suo esempio di coraggio diventa oggi orgoglio di una intera comunità che intende ricordarlo alle nuove generazioni come servitore dello Stato, dalla parte della legalità.
 
 
 
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Oggi a Contrada Il ricordo con Mancino e Violante
• Oggi il vice questore Antonio Ammaturo sarà ricordato nel suo Comune di nascita, Contrada, con una manifestazione voluta dall’Amministrazione comunale in collaborazione con l’Istituto comprensivo statale di Contrada. L’appuntamento è per le ore 17,30 presso l’edificio della scuola elementare di Contrada. Dopo i saluti del sindaco di Contrada, Pasquale Tranfaglia e del Dirigente scolastico, Maria Saggese, sarà proiettato il documentario “Il Caso Ammaturo” di Enrico Compagnoni. Interverranno Enrico Fierro dell’Unità, il sen. Nicola Mancino e l’on. Luciano Violante. Parteciperanno il prefetto di Avellino, Claudio Meoli, il questore di Napoli, Malvano, il questore di Avellino, Papa, il comandante provinciale dei Carabinieri, Rispoli, della Finanza, D’Ambrosio, della Caserma Berardi, Gnasso, il giudice Paolo Mancuso, gli on. Ciriaco De Mita, Alberta De Simone, Enzo De Luca, Angelo Giusto, Mario Sena, il presidente della Provincia, Maselli e Sandro Ruotolo della Rai. Moderatore Gianni Festa, direttore del Corriere dell’Irpinia.


Protagonista coraggioso di quegli anni violenti

Antonio Ammaturo nacque a Contrada (Av) l’11/1/1925, frequentò le scuole d’obbligo nel suo paese e gli studi liceali in Avellino dove conseguì la maturità iscrivendosi poi alla facoltà di Giurisprudenza resso l’Ateneo “Federico II”, di Napoli dove conseguì la laurea il 14/07/1951. Vinse il concorso in Magistratura ed in Polizia ma la sua passione per la Polizia lo portò ad optare per quest’ultima carriera dove entrò come funzionario nel 1955. Dopo aver frequentato la Scuola di Polizia a Roma, per la sua ottima conoscenza della lingua tedesca, fu assegnato alla Questura di Bolzano. Successivamente prestò servizio presso la Questura di Avellino, Benevento, Potenza, Napoli dove diresse per otto anni il Commissariato di Giugliano, distinguendosi per la lotta alla delinquenza comune e alla camorra. Alla fine degli anni sessanta fu trasferito presso la Questura di Reggio Calabria a dirigere il Commissariato staccato di Gioia Tauro prima e di Siderno dopo, distinguendosi sempre brillantemente per la lotta alla ‘ndrangheta calabrese, al banditismo sulle montagne dell’Aspromonte. Promosso nel 1970 a V. Questore 1° dirigente, fu trasferito presso la Questura di Frosinone e diresse il Commissariato di Cassino prodigandosi sempre per estirpare i primi fermenti eversivi che cominciavano a serpeggiare nel grande stabilimento Fiat. Trasferitosi a Napoli, il primo dicembre 1976, diresse prima il Commissariato Mercato e poi quello di Montecalvario, sovraintendendo all’ordine pubblico della città. Il periodo del dopo terremoto fu di grande e particolare impegno perché la città ribolliva di fermenti e di malcontento e si susseguivano cortei di protesta dei terremotati, dei senza tetto, dei disoccupati. Il cinque settembre 1981, per le sue alte capacità, fu scelto come dirigente della squadra mobile di Napoli «L’uomo giusto al posto giusto» come disse il Questore. Era l’anno di fuoco per lo scontro tra le bande camorristiche che si eliminavano a vicenda, l’anno di Cutolo, del sequestro Cirillo, delle rivolte nel carcere di Poggioreale, degli atti di terrorismo nei quali rimasero vittima l’assessore Amato e Delcogliano. Ha combattuto, esponendosi sempre in prima persona contro questi fenomeni eversivi, fino all’estremo sacrificio della sua vita, fino alla sua immatura e tragica fine avvenuta il quindici luglio del 1982 ad opera di terroristi spalleggiati dalla camorra. Il venti maggio 1983 nel giorno della festa della polizia di stato, in una commovente cerimonia a Roma, gli è stata conferita la medaglia d’oro alla memoria consegnata alla vedova signora Ermelinda Lombardi, dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini

Redazione Corriere
 





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