Giovedì 9 Settembre 2010

"Agenti in manette" - Tre agenti della polizia penitenziaria ed un sovrintendente della questura arrestati. Passavano droga, cellulari ed informazioni sulle indagini agli affiliati del clan Genovese. L’inchiesta della Dda
durate più di un anno

Altri cinque provvedimenti di restrizione sono stati emessi in carcere. Tra i coinvolti anche Amodeo e Modestino Genovese, i capi storici del clan Partenio e Antonio Masucci.


Tre agenti di polizia penitenziaria ed un sovrintendente della questura di Avellino finiscono in manette più altri cinque che sono stati raggiunti da ordine di custodia cautelare in carcere. E’ questo il risultato di una operazione che si è consumata la scorsa notte e che ha visto impegnati decine di uomini coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono partite lo scorso anno e portarono già all’arresto di nove agenti della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Bellizzi Irpino. I provvedimenti restrittivi costituiscono il risultato di indagini coordinate dalla Dda di Napoli. Le investigazioni hanno consentito, in particolare, di accertare che alcuni agenti si erano resi disponibili al trasporto, all’interno del carcere, anche di considerevole quantità di cocaina ed hashish, nonché di apparecchi telefonici cellulari con relative schede e batteria. I beneficiari erano affiliati al clan Genovese. L’inchiesta è nata sulla scorta di alcune dichiarazioni fornite da un pentito della stessa organizzazione malavitosa e dalle indagini successive degli inquirenti che avrebbero poi avuto diversi riscontri positivi. Perquisizioni sono state effettuate anche presso le abitazioni degli agenti penitenziari coinvolti mentre nel corso della notte, 150 agenti del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno setacciato da capo a piedi il carcere di Bellizzi. Un altro scandalo che si consuma in città e che pone agli occhi di tutti un dato inquietante: chi dovrebbe tutelare la giustizia si trova coinvolto con criminali. I quattro agenti arrestati la scorsa notte, più un altro, Luigi Esposito che è stato raggiunto da provvedimento restrittivo in carcere, avrebbero passato per oltre due anni, i fatti vanno dal 1999 al 2001, droga e cellulari agli esponenti del clan Partenio reclusi a Bellizzi. In cambio ottenevano favori di varia natura e mazzette anche di diversi milioni. Diversa la posizione di Luigi Taglialatela, il sovrintendente della questura di Avellino, lui secondo gli inquirenti avrebbe passato ininterrottamente notizie agli esponenti del clan in cambio di denaro in contante. L’agente erano sei mesi che era fuori servizio a causa di problemi di salute. L’operazione è stata resa possibile anche grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali. Negli ultimi tempi molti i pedinamenti. Un lungo dossier nelle mani del procuratore aggiunto della Procura di Napoli, Felice Di Persia che ha firmato la scorsa notte i provvedimenti di custodia cautelare. Le indagini sono state divise in due filoni: la prima si è consumata lo scorso hanno e ha visto finire in manette sempre per gli stessi reati altri nove agenti del carcere di Bellizzi, la seconda ieri ed ha coinvolto anche la questura di Avellino. Era il 13 luglio del 2001 quando venne fuori, proprio sul Corriere, l’indiscrezione di una talpa all’interno del palazzo di via Palatucci e sulla quale erano in corso indagini della Dda. Ieri la triste conferma. Gli elementi raccolti fanno emergere un quadro di particolare allarme, in considerazione della fattiva disponibilità mostrata dai pubblici ufficiali indagati nei confronti di detenuti ed affiliati in libertà. Un canale comunicativo che il clan era riuscito ad aprire anche fuori dalle quattro mura del carcere. Inoltre durante le perquisizioni avvenute in carcere sono stati ritrovati altri telefoni cellulari. Ora si procederà con gli interrogatori già a partire da questa mattina. Il ruolo del pentito in questa vicenda è stato fondamentale ora si tratterà di appurare anche se tutto quello che ha riferito ai magistrati abbia validità in tutti i contesti analizzati.
Già questa mattina inizieranno i primi interrogatori presso il carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere.

Le persone arrestate
• Luigi Esposito, trentaquattrenne avellinese ed in servizio come agente di turno presso la casa circondariale di Bellizzi Irpino. L’uomo fu arrestato già lo scorso anno sempre per gli stessi reati. Ora è stato raggiunto da nuova ordinanza in carcere.
•Antonio Masucci, trentottenne, uno dei capi del clan Partenio. A lui era stato affidato il compito di trafficare sostanze stupefacenti nelle zone del serinese, ma anche all’estero. Masucci già era recluso in carcere.
•Amedeo Genovese, quarantottenne, capo storico del clan. Sulla sua testa diverse accuse: dall’estorsione all’usura al traffico di droga. Anche lui già era in carcere ed il provvedimento gli è stato notificato in cella.
• Modestino Genovese, assieme ad Amedeo, leader del clan Partenio. Diversi i reati sulla sua testa, tra cui anche l’omicidio ed il tentato omicidio. Vale lo stesso discorso fatto per Amedeo. La notifica gli è arrivata in carcere.
• Fausto Ercolino, quarantaseienne, affiliato al clan Genovese. Accusato di corruzione e traffico di sostanze stupefacenti. La notifica gli è arrivata in carcere.
•Carmine Corrado, trentanovenne, agente di turno in servizio presso il carcere di Bellizzi Irpino. Accusato di corruzione e traffico di sostanze stupefacenti.
•Gennaro Sellato, trentacinquenne, agente di turno in servizio presso il carcere di Bellizzi Irpino. Accusato di corruzione e traffico di sostanze stupefacenti.
•Giovanni Pannone, trentacinquenne di Monteforte Irpino, agente in servizio presso la il carcere di Bellizzi Irpino ma da qualche mese distaccato presso la casa circondariale di Secondigliano. Accusato di corruzione e traffico di sostanze stupefacenti.
• Luigi Taglialatela, trentaduenne, sovrintendente presso la questura di Avellino.
Il suo nome era iscritto nel registro degli indagati già da alcuni mesi. E’ accusato di aver passato notizie agli esponenti del clan Genovese ed in cambio di aver avuto soldi.

E dopo il blitz vertice in questura
• E dopo gli arresti vertice d’urgenza in questura, tra il questore Fabrizio Gallotti ed i suoi dirigenti. Naturalmente all’ordine del giorno l’arresto del sovrintendente Luigi Taglialetela. L’agente, ufficialmente, era in malattia da oltre sei mesi. In campo scende, l’ispettore capo della scientifica Andrea Valentino, segretario regionale del Siulp, sindacato di polizia: «Non facciamo processi sommari - dice - abbiamo piena fiducia nella magistratura e speriamo che in tempi brevi sia fatta chiarezza su tutta la vicenda. Fin quando non ci sarà la certezza e la dimostrazione di prove schiaccianti noi crederemo nell’innocenza di Taglialatela».  

Sarno (Uil penitenziari): sono accadute cose strane
Dopo gli arresti scende in campo anche la Uil Penitenziaria. Eugenio Sarno, componente della direzione nazionale e segretario regionale del sindacato dice: «La Uil Penitenziari esprime piena ed incondizionata fiducia nell’operato della magistratura, pur auspicando che gli agenti indiziati possano provare la loro estraneità ai fatti contestati.
Appare oltremodo significativo che lo stesso capo di polizia penitenziaria è impegnato in prima linea a contrastare fenomeni di devianza anche, e soprattutto, quando ciò investe i suoi appartenenti. Quanto accaduto ad Avellino non può e non deve, offuscare i meriti di un corpo di polizia costantemente impegnato ad assicurare la legalità e l’autorevolezza dello Stato all’interno degli istituti penitenziari. In attesa di ulteriori elementi che definiscano compiutamente il quadro indiziario la Uil auspica una rapida conclusione dell’inchiesta ritenendo doveroso invocare per gli agenti arrestati il principio della presunzione di innocenza». Ma Sarno non si limita solo a parlare della vicenda che si è consumata ieri. «Naturalmente dall’esterno è difficile capire come possano accadere determinate cose in un istituto di pena. Certo che ci potrebbe essere qualche stranezza. Ora è tutto da accertare e questo è il compito degli inquirenti. Però non dimentichiamo, come la visita della commissione dei senatori avvenuta la scorsa settimana ha posto in rilievo, la carenza di organico che si registra all’interno del carcere di Bellizzi e che rende ancora più difficile i controlli. Non siamo in possesso di apparecchiature adeguate e per questo diventa difficile combattere fenomeni così inquietanti ed evitare, nonostante lo scorso anno già ci furono forte avvisaglie, che si ripetano vicende simili».
Ora cosa accade, Sarno sembra avere le idee abbastanza chiare: «Si deve lavorare, cercare di capire perché accadono certe cose. E’ inutile piangersi addosso ed urlare allo scandalo, non si risolverebbe nulla. L’atteggiamento deve cambiare e ci deve essere maggiore attenzione».

La direttrice del carcere: poche unità e diventa facile creare “nuovi canali”
E’ amareggiata la direttrice della casa circondariale di Bellizzi Irpino, dottoressa Cristina Mallardo. Tenta di far trasparire tranquillità: «Noi non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale. Sembrerà assurdo ma è così»
Difficile crederci, tre suoi agenti sono stati arrestati e lei non sa niente?
«Le sembrerà strano ma è così. Fino ad oggi nessuno mi ha comunicato nulla. Naturalmente anche io ho saputo di un blitz. Tutti gli agenti in questione non erano in servizio al momento dell’arresto. Quando mi arriveranno documenti ufficiali potrò essere più chiara».
Come è possibile che accadano certe cose in un carcere, dove gli agenti dovrebbero essere esempio di trasparenza?
«Domanda legittima. Qui purtroppo siamo in grave carenza di organica. E’ difficile gestire con poche unità a disposizione tutte le entrate e le uscite. Ci sono più di 420 detenuti. Poi non abbiamo apparecchiature adeguate. Ci sono diversi canali per far entrare la droga o i cellulari in carcere».
Potrebbe essere più chiara?
«E’ tutto rapportabile alla carenza di organico. C’è bisogno di maggiore unità per controllare i pacchi che entrano e che escono. Se non ci sono controlli adeguati e questo non è colpa nostra, possono accadere determinate cose. Naturalmente mi auguro che sulla vicenda venga fatta chiarezza e che gli agenti in questione risultino innocenti».

Redazione Corriere
 





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