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"Agenti
in manette" - Tre agenti della polizia penitenziaria
ed un sovrintendente della questura arrestati. Passavano
droga, cellulari ed informazioni sulle indagini
agli affiliati del clan Genovese. Linchiesta
della Dda
durate più di un anno |
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cinque provvedimenti di restrizione sono stati
emessi in carcere. Tra i coinvolti anche Amodeo
e Modestino Genovese, i capi storici del clan
Partenio e Antonio Masucci. |
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Tre agenti di polizia penitenziaria ed un
sovrintendente della questura di Avellino
finiscono in manette più altri cinque
che sono stati raggiunti da ordine di custodia
cautelare in carcere. E questo il risultato
di una operazione che si è consumata
la scorsa notte e che ha visto impegnati decine
di uomini coordinati dalla Direzione distrettuale
antimafia. Le indagini sono partite lo scorso
anno e portarono già allarresto
di nove agenti della polizia penitenziaria
in servizio presso la casa circondariale di
Bellizzi Irpino. I provvedimenti restrittivi
costituiscono il risultato di indagini coordinate
dalla Dda di Napoli. Le investigazioni hanno
consentito, in particolare, di accertare che
alcuni agenti si erano resi disponibili al
trasporto, allinterno del carcere, anche
di considerevole quantità di cocaina
ed hashish, nonché di apparecchi telefonici
cellulari con relative schede e batteria.
I beneficiari erano affiliati al clan Genovese.
Linchiesta è nata sulla scorta
di alcune dichiarazioni fornite da un pentito
della stessa organizzazione malavitosa e dalle
indagini successive degli inquirenti che avrebbero
poi avuto diversi riscontri positivi. Perquisizioni
sono state effettuate anche presso le abitazioni
degli agenti penitenziari coinvolti mentre
nel corso della notte, 150 agenti del dipartimento
dellamministrazione penitenziaria hanno
setacciato da capo a piedi il carcere di Bellizzi.
Un altro scandalo che si consuma in città
e che pone agli occhi di tutti un dato inquietante:
chi dovrebbe tutelare la giustizia si trova
coinvolto con criminali. I quattro agenti
arrestati la scorsa notte, più un altro,
Luigi Esposito che è stato raggiunto
da provvedimento restrittivo in carcere, avrebbero
passato per oltre due anni, i fatti vanno
dal 1999 al 2001, droga e cellulari agli esponenti
del clan Partenio reclusi a Bellizzi. In cambio
ottenevano favori di varia natura e mazzette
anche di diversi milioni. Diversa la posizione
di Luigi Taglialatela, il sovrintendente della
questura di Avellino, lui secondo gli inquirenti
avrebbe passato ininterrottamente notizie
agli esponenti del clan in cambio di denaro
in contante. Lagente erano sei mesi
che era fuori servizio a causa di problemi
di salute. Loperazione è stata
resa possibile anche grazie ad intercettazioni
telefoniche ed ambientali. Negli ultimi tempi
molti i pedinamenti. Un lungo dossier nelle
mani del procuratore aggiunto della Procura
di Napoli, Felice Di Persia che ha firmato
la scorsa notte i provvedimenti di custodia
cautelare. Le indagini sono state divise in
due filoni: la prima si è consumata
lo scorso hanno e ha visto finire in manette
sempre per gli stessi reati altri nove agenti
del carcere di Bellizzi, la seconda ieri ed
ha coinvolto anche la questura di Avellino.
Era il 13 luglio del 2001 quando venne fuori,
proprio sul Corriere, lindiscrezione
di una talpa allinterno del palazzo
di via Palatucci e sulla quale erano in corso
indagini della Dda. Ieri la triste conferma.
Gli elementi raccolti fanno emergere un quadro
di particolare allarme, in considerazione
della fattiva disponibilità mostrata
dai pubblici ufficiali indagati nei confronti
di detenuti ed affiliati in libertà.
Un canale comunicativo che il clan era riuscito
ad aprire anche fuori dalle quattro mura del
carcere. Inoltre durante le perquisizioni
avvenute in carcere sono stati ritrovati altri
telefoni cellulari. Ora si procederà
con gli interrogatori già a partire
da questa mattina. Il ruolo del pentito in
questa vicenda è stato fondamentale
ora si tratterà di appurare anche se
tutto quello che ha riferito ai magistrati
abbia validità in tutti i contesti
analizzati.
Già questa mattina inizieranno i primi
interrogatori presso il carcere militare di
Santa Maria Capua a Vetere. |
| Le
persone arrestate |
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Luigi Esposito, trentaquattrenne avellinese
ed in servizio come agente di turno presso
la casa circondariale di Bellizzi Irpino.
Luomo fu arrestato già lo scorso
anno sempre per gli stessi reati. Ora è
stato raggiunto da nuova ordinanza in carcere.
Antonio Masucci, trentottenne, uno dei
capi del clan Partenio. A lui era stato affidato
il compito di trafficare sostanze stupefacenti
nelle zone del serinese, ma anche allestero.
Masucci già era recluso in carcere.
Amedeo Genovese, quarantottenne, capo
storico del clan. Sulla sua testa diverse
accuse: dallestorsione allusura
al traffico di droga. Anche lui già
era in carcere ed il provvedimento gli è
stato notificato in cella.
Modestino Genovese, assieme ad Amedeo,
leader del clan Partenio. Diversi i reati
sulla sua testa, tra cui anche lomicidio
ed il tentato omicidio. Vale lo stesso discorso
fatto per Amedeo. La notifica gli è
arrivata in carcere.
Fausto Ercolino, quarantaseienne, affiliato
al clan Genovese. Accusato di corruzione e
traffico di sostanze stupefacenti. La notifica
gli è arrivata in carcere.
Carmine Corrado, trentanovenne, agente
di turno in servizio presso il carcere di
Bellizzi Irpino. Accusato di corruzione e
traffico di sostanze stupefacenti.
Gennaro Sellato, trentacinquenne, agente
di turno in servizio presso il carcere di
Bellizzi Irpino. Accusato di corruzione e
traffico di sostanze stupefacenti.
Giovanni Pannone, trentacinquenne di
Monteforte Irpino, agente in servizio presso
la il carcere di Bellizzi Irpino ma da qualche
mese distaccato presso la casa circondariale
di Secondigliano. Accusato di corruzione e
traffico di sostanze stupefacenti.
Luigi Taglialatela, trentaduenne, sovrintendente
presso la questura di Avellino.
Il suo nome era iscritto nel registro degli
indagati già da alcuni mesi. E
accusato di aver passato notizie agli esponenti
del clan Genovese ed in cambio di aver avuto
soldi. |
| E
dopo il blitz vertice in questura |
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E dopo gli arresti vertice durgenza
in questura, tra il questore Fabrizio Gallotti
ed i suoi dirigenti. Naturalmente allordine
del giorno larresto del sovrintendente
Luigi Taglialetela. Lagente, ufficialmente,
era in malattia da oltre sei mesi. In campo
scende, lispettore capo della scientifica
Andrea Valentino, segretario regionale del
Siulp, sindacato di polizia: «Non facciamo
processi sommari - dice - abbiamo piena fiducia
nella magistratura e speriamo che in tempi
brevi sia fatta chiarezza su tutta la vicenda.
Fin quando non ci sarà la certezza
e la dimostrazione di prove schiaccianti noi
crederemo nellinnocenza di Taglialatela».
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| Sarno
(Uil penitenziari): sono accadute cose strane |
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Dopo
gli arresti scende in campo anche la Uil Penitenziaria.
Eugenio Sarno, componente della direzione
nazionale e segretario regionale del sindacato
dice: «La Uil Penitenziari esprime piena
ed incondizionata fiducia nelloperato
della magistratura, pur auspicando che gli
agenti indiziati possano provare la loro estraneità
ai fatti contestati.
Appare oltremodo significativo che lo stesso
capo di polizia penitenziaria è impegnato
in prima linea a contrastare fenomeni di devianza
anche, e soprattutto, quando ciò investe
i suoi appartenenti. Quanto accaduto ad Avellino
non può e non deve, offuscare i meriti
di un corpo di polizia costantemente impegnato
ad assicurare la legalità e lautorevolezza
dello Stato allinterno degli istituti
penitenziari. In attesa di ulteriori elementi
che definiscano compiutamente il quadro indiziario
la Uil auspica una rapida conclusione dellinchiesta
ritenendo doveroso invocare per gli agenti
arrestati il principio della presunzione di
innocenza». Ma Sarno non si limita solo
a parlare della vicenda che si è consumata
ieri. «Naturalmente dallesterno
è difficile capire come possano accadere
determinate cose in un istituto di pena. Certo
che ci potrebbe essere qualche stranezza.
Ora è tutto da accertare e questo è
il compito degli inquirenti. Però non
dimentichiamo, come la visita della commissione
dei senatori avvenuta la scorsa settimana
ha posto in rilievo, la carenza di organico
che si registra allinterno del carcere
di Bellizzi e che rende ancora più
difficile i controlli. Non siamo in possesso
di apparecchiature adeguate e per questo diventa
difficile combattere fenomeni così
inquietanti ed evitare, nonostante lo scorso
anno già ci furono forte avvisaglie,
che si ripetano vicende simili».
Ora cosa accade, Sarno sembra avere le idee
abbastanza chiare: «Si deve lavorare,
cercare di capire perché accadono certe
cose. E inutile piangersi addosso ed
urlare allo scandalo, non si risolverebbe
nulla. Latteggiamento deve cambiare
e ci deve essere maggiore attenzione». |
| La
direttrice del carcere: poche unità
e diventa facile creare nuovi canali |
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E
amareggiata la direttrice della casa circondariale
di Bellizzi Irpino, dottoressa Cristina Mallardo.
Tenta di far trasparire tranquillità:
«Noi non abbiamo avuto nessuna comunicazione
ufficiale. Sembrerà assurdo ma è
così»
Difficile crederci, tre suoi agenti sono stati
arrestati e lei non sa niente?
«Le sembrerà strano ma è
così. Fino ad oggi nessuno mi ha comunicato
nulla. Naturalmente anche io ho saputo di
un blitz. Tutti gli agenti in questione non
erano in servizio al momento dellarresto.
Quando mi arriveranno documenti ufficiali
potrò essere più chiara».
Come è possibile che accadano certe
cose in un carcere, dove gli agenti dovrebbero
essere esempio di trasparenza?
«Domanda legittima. Qui purtroppo siamo
in grave carenza di organica. E difficile
gestire con poche unità a disposizione
tutte le entrate e le uscite. Ci sono più
di 420 detenuti. Poi non abbiamo apparecchiature
adeguate. Ci sono diversi canali per far entrare
la droga o i cellulari in carcere».
Potrebbe essere più chiara?
«E tutto rapportabile alla carenza
di organico. Cè bisogno di maggiore
unità per controllare i pacchi che
entrano e che escono. Se non ci sono controlli
adeguati e questo non è colpa nostra,
possono accadere determinate cose. Naturalmente
mi auguro che sulla vicenda venga fatta chiarezza
e che gli agenti in questione risultino innocenti». |
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Redazione
Corriere
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