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| "Lo
scandalo delle tangenti per la costruzione della
sede Inail" -
Linchiesta Le reazioni Quella
sera in cosiglio comunale, DAvanzo: mi dissero
che bisognava farlo |
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| Per
la costruzione della sede Inail ad Avellino,
nel rione Ferrovia, viene pagata una tangente
di 960 milioni in due tranche. Linchiesta
vede coinvolti il maggiore della Finanza,
Ferdinando De Pasquale, funzionari dellEnte
infortuni e gli avvocati dello studio De Sio
di Potenza. Scattano venti arresti tra i quali
due riguardano parlamentari potentini. Dalle
intercettazioni telefoniche e da un interrogatorio
emergono anche i nomi di politici irpini.
La secca smentita di Mancino. Le reazioni
del Consiglio comunale. |
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La
scheda - Dal giugno 2000 ad Avellino
si attende la nuova sede dellInail:
25 giugno 2000: lIstituto pubblica
un bando per affidare lappalto della
realizzazione delle nuove sedi di Avellino,
Benevento, Salerno, ed altre città
della Campania.
Lappalto se lo aggiudica la ditta Noviello
Costruzioni
Parte il procedimento burocratico per
lautorizzazione dei lavori. Lubicazione
della nuova sede viene sottoposta, per il
parere, al Comitato provinciale dellInail.
La risposta sarebbe stata negativa
10 gennaio 2001: lincartamento
passa al vaglio della Commissione Edilizia
che esprime il proprio parere il 19 dicembre
2000
17 ottobre 2001: agli uffici comunali
viene presentato un dai fratelli Giulio e
Giuliano Nigro, proprietari dellimmobile,
un progetto a firma dellingegnere Giancarlo
Iandolo. Si tratta della nuova sede Inail
da realizzare a via Fontanatetta, nei pressi
della stazione ferroviaria
19 ottobre 2001: il progetto passa
al vaglio della Commissione Urbanistica, che
esprime parere favorevole
Qualche mese dopo, il 21 novembre 2001,
il progetto approda in consiglio comunale:
Guido DAvanzo, consigliere di maggioranza,
del gruppo Margherita, invita i colleghi a
rinviare
la questione. Dai banchi dellopposizione
e della stessa maggioranza si levano voci
contrarie. Si fa notare che il progetto, in
ottemperanza ad una previsione urbanistica
del vecchio piano regolatore generale, va
approvato. Al momento della votazione, DAvanzo
esce dallaula.
Il progetto di localizzazione dellInail
a via Fontanatetta viene approvato. |
| Parla
il sindaco di Nunno- «Sono stato sempre
contrario a quella scelta» |
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«Se
fosse vero quanto si dice, la pressione di
Mancino avrebbe avuto leffetto esattamente
contrario».
Antonio Di Nunno liquida con una battuta la
questione relativa al presunto avvicinamento
tentato dal senatore Nicola Mancino nei suoi
confronti per far passare il progetto per
la realizzazione della nuova sede dellInail.
Lindiscrezione sarebbe saltata fuori
nel corso delle indagini relative al presunto
scandalo.
Unipotesi che Di Nunno rigetta in toto.
Tanto più che a lui quella previsione
urbanistica del vecchio prg che dispone la
realizzazione della nuova sede dellInail
a Borgo Ferrovia, non è mai piaciuta.
«Per due anni circa mi sono affannato
a spiegare che a noi non conveniva perché
provocava una distorsione nella struttura
della città. E lo penso tuttora - spiega
Di Nunno - Mi pare unaberrazione, un
concetto di non città. Un punto sul
quale ho insistito anche in consiglio comunale.
E però non potevamo fare nulla, perché
dal punto di vista legale è tutto in
ordine. Nel senso che la previsione urbanistica
cè. Anzi, cercammo di prendere
tempo. Ma il proprietario venne da me e minacciò
di denunciare il Comune se non si procedeva
a far passare la delibera in consiglio comunale.
Alla fine i termini scadevano, e bisognava
andare in consiglio. Dove gran parte degli
esponenti non pose obiezioni allapprovazione
della delibera. E così passò.
Questo non significa che io sia daccordo
- ribadisce il sindaco - Avellino è
una bella città in pianura, nel diametro
di circa mille metri, dalla chiesa di San
Ciro a piazza Libertà ci sono tutti
i servizi. Così, la mattina quando
esce di casa un professionista trova tutti
i servizi a disposizione. Non ha neanche bisogno
di usare la macchina. Per questo io avrei
voluto che la nuova sede dellInail fosse
realizzata al centro, in modo da non costringere
gli utenti a spostamenti inutili. Ma, purtroppo,
non si è potuto fare diversamente.

La obiezione, ripeto, era rappresentata dalla
previsione urbanistica contenuta nel vecchio
piano regolatore. E, però, noi in consiglio
approvammo la delibera con la condizione posta
dal consigliere di maggioranza Antonio Genovese,
ogni onere di costruzione e i diritti acquisiti
facessero capo allInail».
Sindaco, dunque questa presunta pressione
fatta da Mancino è tutta una bufala?
«Mancino non mi ha mai contattato su
questa storia. Io ho avuto solo una volta
una telefonata da parte dellex senatore
Mazzola che era il segretario del presidente
del Senato Mancino. Mazzola mi chiese per
quale ragione i parlamentari di Potenza si
lamentavano perché si osteggiava questo
progetto. Mazzola mi disse anche che la nuova
sede sarebbe stata una bella cosa al centro
della città.
Io spiegai che la struttura non sarebbe stata
realizzata al centro della città. Poi
più nulla.
Quella previsione era stata rilasciata quindici
anni fa quando si pensava di favorire il rilancio
di Borgo Ferrovia attraverso la realizzazione
di strutture pubbliche».
Ma secondo lei qualche spintarella cè
stata in questa storia?
«Evidentemente qualcuno ha spinto per
fare una scelta del genere - taglia corto
Di Nunno - Ma il consiglio comunale, lamministrazione
e i politici di Avellino non centrano
niente». |
| La
secca smentita di Mancino |
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Quando
nella prima mattinata di ieri Nicola Mancino
ha visto sui giornali il suo nome comparire
nellinchiesta sullaffaire
Inail, sia pure per una inconsistente
intercettazione telefonica, è rimasto
di stucco.
Di quella vicenda, su cui indaga da tempo
la Procura della Repubblica di Potenza, egli
ricordava solo una telefonata fattagli dal
senatore potentino Romualdo Coviello, presidente
della Commissione Bilancio del Senato. Coviello
aveva informato Mancino che per la costruzione
della sede Inail ad Avellino il finanziamento
concesso era a rischio di decadenza.
«A Coviello dissi - ha precisato ieri
lex presidente del Senato in una nota
dettata alle agenzie - di parlarne con il
mio capo gabinetto, sen Mazzola».
Il quale chiamò il sindaco di Avellino
per sapere perché mai vi fossero ritardi
per il rilascio della concessione edilizia.
E Mancino, nella nota diramata ieri, precisa
che il suo capo gabinetto «seppe che
in assenza di idonee infrastrutture -rete
idrica, fogne, luce, metano - non poteva essere
approvata alcuna concessione edilizia. Ciò
risulta - conclude Mancino - dagli atti in
possesso dal mio ufficio al Senato».
Che dire? Mancino si affida ad unamara
ironia: «Lo spreco sui quotidiani di
nomi come il mio, - dice - estranei allindagine,
mi producono solo un amaro sorriso».
Una risposta secca, ferma e decisa che fa
chiarezza del solo passaggio che lex
presidente del Senato ha avuto in questa vicenda.
Ieri, intanto, negli ambienti della Procura
della Repubblica di Potenza non si escludeva
che, nelle prossime ore, Mancino potrebbe
essere interrogato dal magistrato che conduce
linchiesta come persona informata sui
fatti.
A parte la telefonata di Coviello, il nome
dellex presidente del Senato, insieme
a quello di De Mita, viene fatto anche dal
consigliere comunale della Margherita, Guido
DAvanzo.
Fu il solo ad opporsi in consiglio comunale
contro la scelta di costruire la sede Inail
in contrada Fontanatetta, nel rione Ferrovia.
Tanto che, al momento del voto, uscì
dallaula. La sua opposizione nasceva
dal fatto che essendo egli legale dellInail
aveva raccolto una serie di proteste dai dipendenti
avverse al trasferimento della sede.
Probabilmente questa sua ostinazione ha sollecitato
gli inquirenti ad ascoltarlo come persona
informata dei fatti.
E così aveva detto al magistrato che
lo interrogava: «E chiaro che
era stata fatta pure pressione dallalto.
Mò, se era stato Mancino o era stato
De Mita, o era stato qualcun altro...il politico
cera stato. Me lhanno fatto capire.
Hanno detto: lascia stare, non ti mettere
in mezzo perché questo qua deve passare.
Non possiamo rinviare. Ma perché?
No, ma guarda io sono stato pure già
sollecitato, a questi interessa.
Poi aggiunge: Alla fine quando dicono
che è stato sollecitata dai nostri,
se dicono dai nostri, dai politici, vuol dire
già che può essere...i nostro
sono o De Mita o Mancino, altri non ce ne
sono: non è che ci sono altri politici.
Oggi non abbiamo più altri politici
a livello nazionale.
Ieri quando DAvanzo ha letto le sue
dichiarazioni riportate dalla stampa nazionale,
ha subito chiarito che le frasi riportate
dalla stampa sono estratte da un contesto
di ragionamento ben più ampio e, comunque,
tali da non coinvolgere, nel modo più
assoluto, i parlamentari irpini, Mancino e
De Mita, ai quali egli pure faceva riferimento,
ma in un contesto politico di appartenenza.
In realtà, almeno allo stato appare,
la vicenda della sede Inail di Avellino ha
solo una casualità territoriale, visto
che la Grande Operazione di tangenti si è
consumata sul filo Basilicata-Roma. Vedremo.
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| Romano:
Se DAvanzo avesse saputo di più
avrebbe dovuto denunciarlo |
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Angelo
Romano fu uno dei più fieri oppositori
alla proposta di DAvanzo di rinviare
lapprovazione del progetto definitivo
per la localizzazione della nuova sede dellInail.
Nel giorno in cui si parla di presunte pressioni
che sarebbero venute dalle sfere più
alte della politica irpina, lex sindaco,
oggi capogruppo di Forza Italia risponde indignato:
«In questa storia il consiglio comunale
centra come il cavolo a merenda. Perché
si trattava di realizzare una previsione urbanistica.
Questo obbediva ad una indicazione data negli
anni 80. Negli anni 80 facemmo
una mappa della delocalizzazione degli uffici
pubblici. Lì ci volevamo fare il Provveditorato.
Poi ci fu uninsurrezione da parte di
chi si supponeva alla previsione, e non se
ne fece più nulla. Comunque nellarea
erano previste strutture pubbliche, la zona
era destinata ad essere trasformata in una
sorta di centro direzionale. Si tratta di
capire che cosa è avvenuto tra questi
imprenditori e la direzione dellInail.
Ma a livello centrale, non a quello periferico.
Che DAvanzo abbia detto che i dipendenti
dellIstituto si lamentavano perché
non volevano andare laggiù non centra
niente. Secondo il mio modo di vedere non
centra niente. Negli anni 80 abbiamo
realizzato un piano di delocalizzazione degli
uffici pubblici, in base al quale si prevedeva
una serie di uffici nelle zone periferiche
della città. A Borgo Ferrovia era previsto
il Provveditorato agli Studi per delocalizzare
gli uffici dalla zona della città e
decongestionare il centro dalla città
dal traffico».
Resta il fatto che DAvanzo si oppose,
al punto da lasciare laula al momento
della votazione...
«Se DAvanzo avesse saputo di più
aveva il dovere di denunciarlo anche in consiglio
comunale. Ma io sono convinto che non sappia
nulla. Come tutti noi, daltra parte.
Il Comune di Avellino non centra niente.
Non ha fatto altro che dire sì
ad una previsione urbanistica. Quello che
sta venendo fuori dallinchiesta sono
fatti dei ladri, dei mascalzoni - conclude
Romano - che comunque non centrano niente
con questa città». |
| Genovese:
previsione rispettata |
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Nel
corso del consiglio comunale, quando si approvò
la delibera del progetto di localizzazione
della nuova sede Inail a Borgo Ferrovia, Antonio
Genovese, consigliere della Margherita, intervenne
per calmare gli animi che si erano infuocati
dopo lintervento di DAvanzo. E
propose, come poi il consiglio decise di fare,
di approvare la delibera con la condizione
che poi ogni onere di costruzione e i diritti
acquisiti facessero capo allInail.
Genovese riceve la notizia del presunto coinvolgimento
di politici deccellenza nel presunto
scandalo legato alla realizzazione della nuova
sede dellInail di Avellino via telefono.
Il consigliere della Margherita è a
Fano, insieme ad una squadra di calcio giovanile.
A chi gli comunica delle dichiarazioni di
DAvanzo rimbalzate sui maggiori quotidiani
nazionali, Genovese, che è anche componente
della commissione consiliare Urbanistica,
replica con calma.
«Cera una richiesta e siccome
la zona era destinata ad uffici pubblici ritenni
opportuno invitare i miei colleghi ad approvare
la delibera. Anche per integrare quella parte
della città nel tessuto urbano e farla
sentire più città. Per portare
gente in una zona ormai ridotta ad appendice».
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| Centro-sinistra
- Rizzo: perché sostenni quella scelta
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Anche
Gerardo Rizzo fu tra i consiglieri che nel
consiglio comunale di novembre, quando si
discusse dellapprovazione del progetto
per la localizzazione della nuova sede Inail,
criticò la posizione assunta da DAvanzo.
Oggi Rizzo ribadisce le sue motivazioni.
«LInail è una struttura
come lInail che serve innanzitutto alle
aziende.
Era opportuno aprire questa struttura nellambito
dellarea industriale di Pianodardine.
In quella zona non solo dà un servizio
alle aziende ma è anche più
raggiungibile dai paesi della provincia. Io
mi riferivo al fatto che, sistemando questa
struttura fuori dalla città, si creavano
le condizioni di opportunità per decongestionare
il traffico.
Siccome larea è a ridosso della
zona industriale, secondo me, la struttura
sarebbe diventata motore propulsivo di formazione,
di unazione qualificante di unattività
di assistenza maggiore a chi ne ha bisogno.
Era il mio pensiero di allora ed è
il mio pensiero di oggi. Sono daccordo
che si faccia laggiù. E necessario
decongestionare i servizi dal centro città
specie se i servizi servono anche ai paesi
della provincia». |
| Il
consigliere comunale della margherita ricorda
il clima in consiglio. DAvanzo: mi dissero
che bisognava farlo |
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«Mi resi conto che prevaleva lorientamento
politico per il quale sarebbe stato inutile
continuare ad opporsi»
«De
Mita e Mancino non centrano niente
in tutta questa storia». Guido DAvanzo
parla a raffica. Dallaltro capo del
telefono la voce del consigliere comunale
della Margherita, il cui nome ieri era scritto
su tutte le prime pagine dei maggiori quotidiani
nazionali, è concitata. Uno stralcio
del suo interrogatorio nellambito
delle indagini legate allo scandalo per
le presunte mazzette pagate a funzionari
dellInail per la costruzione della
nuova sede di Avellino, ha provocato un
vero e proprio terremoto. E non solo negli
ambienti politici cittadini. Tra le virgolette
di alcuni passaggi riportati ieri dal Corriere
della sera si legge: «E
chiaro che era stata fatta pure pressione
dallalto. Mo se era stato Mancino
o era stato De Mita o era stato qualcun
altro il politico cera stato».
E ancora: «Me lhanno fatto capire.
Hanno detto: lascia stare, non ti
mettere in mezzo perché questo qua
deve passare. Non possiamo rinviare».
E altro. «I nostri sono
o De Mita o Mancino, altri non ce ne sono».
E altro ancora. Dichiarazioni che DAvanzo,
che nella vita fa lavvocato, per lInail,
ha reso al pm Henry John Woodcock, che sta
seguendo linchiesta del presunto scandalo
Inail, qualche mese dopo il consiglio comunale
in cui lui, DAvanzo, si oppose, solo
contro tutti, allapprovazione del
progetto per la costruzione della nuove
sede dellistituto di previdenza a
Borgo Ferrovia. Dichiarazioni che, a leggerle
così, chiamano direttamente in causa,
in un presunto scandalo dai contorni sempre
meno definiti, anche nomi eccellenti della
politica nazionale.
DAvanzo, però, smentisce e
contesta il modo in cui quelle espressioni
virgolettate sono state accostate.
Insomma, consigliere lei quelle dichiarazioni
le ha fatte o no?
«Sì, certo che le ho fatte.
Ma non così come sono state riportate».
Che significa?
«Che si parlava sui generis, in generale».
Si spieghi meglio.
«Quando fui chiamato dal pm, in qualità
di teste, presumibilmente informato dei
fatti, Woodcock mi chiese a quale partito
appartenessi, quali erano i nostri riferimenti
politici. Io dissi che sono popolare, che
ho aderito alla margherita. E che i nostri
riferimenti a livello nazionale sono De
Mita e Mancino. Ma non dissi che in questo
caso De Mita e Mancino erano intervenuti
per fare qualche pressione. Non esiste proprio».
Nelle dichiarazioni riportate dal Corsera
le si attribuiscono le parole: «Me
lhanno fatto capire. Hanno detto lascia
stare, non ti mettere in mezzo, perché
questa qua deve passare. Non possiamo rinviare».
A chi faceva riferimento?
«Ai miei colleghi di consiglio comunale.
Ma non è che loro mi dissero questo
perché sapevano qualche cosa di questo
presunto scandalo. Assolutamente. Quando
dissi quelle parole, mi riferivo allaria
che cera in consiglio comunale e che
prevalse. Nel senso che tutti erano orientati
a far passare la delibera per approvare
il progetto della nuova sede Inail».
Tutti tranne lei...
«Io non ero daccordo, infatti».
Perché?
«Lavorando allInail, fui avvicinato
da molti dipendenti che mi chiesero ragione
di quella delibera e del fatto che il consiglio
comunale volesse permettere la realizzazione
della nuova sede a Borgo Ferrovia. Loro
erano contrari a delocalizzare la struttura
in unarea molto lontana dal centro.
E io mi feci carico di dar voce in consiglio
comunale a questa loro istanza. Politicamente
credo che sia sbagliato trasferire in un
quartiere dormitorio come Borgo Ferrovia
la sede dellInail. Per due motivi:
intanto i dipendenti abitano tutti in città
e dunque a tre chilometri di distanza. E
poi gli utenti sono tutti infortunati. Sarebbero
in difficoltà a raggiungere una sede
tanto lontana».
Poi cosa accadde?
«Andammo in consiglio comunale e io
chiesi, come ero rimasto daccordo
con i dipendenti, che venisse rinviata lapprovazione
della delibera. A quel punto successe il
quarantotto».
Cioé?
«Dallopposizione si alzò
il consigliere Romano (lex sindaco
Angelo, ndr) e poi a ruota anche altri consiglieri
che dissero: che il progetto doveva essere
approvato, che si era rinviato già
per troppo tempo, e la questione andava
risolta».
Perché secondo lei questa reazione?
«Perché molti in consiglio,
anche in maggioranza, erano convinti che
quella questione doveva essere portata a
termine e che quella previsione urbanistica
dovesse essere rispettata. Non che sapessero
qualcosa di quello che sta emergendo. No,
di questo sono assolutamente certo. Il consiglio
comunale, il sindaco e i politici avellinesi
non centrano nulla in questa storia».
Nellinterrogatorio, lei ha dichiarato
che quando chiese a chi le consigliava di
non mettersi in mezzo il motivo
le fu risposto «No, guarda, io pure
sono stato già sollecitato, a questi
interessa». A chi si faceva riferimento,
secondo lei...
«Ma sono parole che mi dissero i miei
colleghi dopo il mio intervento. I questi
a cui probabilmente si faceva riferimento
erano i consiglieri comunali. Lorientamento
del consiglio era di approvare la delibera».
Ma chi è che le disse quelle parole?
«Diversi consiglieri. Romano, ma anche
altri esponenti della maggioranza. Tutti
mi fecero notare che non era il caso di
mettersi a prendere le parti dei funzionari
dellInail, come avevo fatto nel mio
intervento. Cera un orientamento politico
preciso, insomma».
Un orientamento politico?
«Certo. Nel senso che si voleva ottemperare
alla previsione urbanistica del vecchio
piano regolatore che prevede in quella zona
di Borgo Ferrovia la realizzazione della
nuova sede dellInail. E fu lorientamento
politico che prevalse».
Che intende lei per orientamento politico?
«Unintesa condivisa dettata
da motivazioni politiche. Che è cosa
diversa dal dire che sono stati i politici
a fare qualche pressione».
Scusi, come sono venuti fuori i nomi di
De Mita e Mancino?
«Perché il pm mi chiese chi
erano i riferimenti politici avellinesi.
E io riferendomi alla Margherita feci i
loro nomi. Avrei potuto dire pure Gargani,
ma ci riferivamo alla parte politica alla
quale appartengo io».
Che cosa le chiese il pm?
«Come funzionava nel caso in cui un
politico vuole inoltrare una sollecitazione
su un argomento particolare».
E lei cosa rispose?
«In genere, il politico parla con
il capogruppo. Ma non si tratta mai di pressioni
vere e proprie. Al massimo può arrivare
la telefonata».
E in questo caso può essere successo?
«Anche in questo caso i nostri politici
più della telefonata non possono
aver fatto».
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Redazione
Corriere
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