Marted́ 7 Settembre 2010

"Lo scandalo delle tangenti per la costruzione della sede Inail" - • L’inchiesta • Le reazioni • Quella sera in cosiglio comunale, D’Avanzo: mi dissero che bisognava farlo

Per la costruzione della sede Inail ad Avellino, nel rione Ferrovia, viene pagata una tangente di 960 milioni in due tranche. L’inchiesta vede coinvolti il maggiore della Finanza, Ferdinando De Pasquale, funzionari dell’Ente infortuni e gli avvocati dello studio De Sio di Potenza. Scattano venti arresti tra i quali due riguardano parlamentari potentini. Dalle intercettazioni telefoniche e da un interrogatorio emergono anche i nomi di politici irpini. La secca smentita di Mancino. Le reazioni del Consiglio comunale.
•La scheda - Dal giugno 2000 ad Avellino si attende la nuova sede dell’Inail:
• 25 giugno 2000: l’Istituto pubblica un bando per affidare l’appalto della realizzazione delle nuove sedi di Avellino, Benevento, Salerno, ed altre città della Campania.
L’appalto se lo aggiudica la ditta “Noviello Costruzioni”
• Parte il procedimento burocratico per l’autorizzazione dei lavori. L’ubicazione della nuova sede viene sottoposta, per il parere, al Comitato provinciale dell’Inail.
La risposta sarebbe stata negativa
• 10 gennaio 2001: l’incartamento passa al vaglio della Commissione Edilizia che esprime il proprio parere il 19 dicembre 2000
• 17 ottobre 2001: agli uffici comunali viene presentato un dai fratelli Giulio e Giuliano Nigro, proprietari dell’immobile, un progetto a firma dell’ingegnere Giancarlo Iandolo. Si tratta della nuova sede Inail da realizzare a via Fontanatetta, nei pressi della stazione ferroviaria
• 19 ottobre 2001: il progetto passa al vaglio della Commissione Urbanistica, che esprime parere favorevole
• Qualche mese dopo, il 21 novembre 2001, il progetto approda in consiglio comunale:
Guido D’Avanzo, consigliere di maggioranza, del gruppo Margherita, invita i colleghi a rinviare
la questione. Dai banchi dell’opposizione e della stessa maggioranza si levano voci contrarie. Si fa notare che il progetto, in ottemperanza ad una previsione urbanistica del vecchio piano regolatore generale, va approvato. Al momento della votazione, D’Avanzo esce dall’aula.
Il progetto di localizzazione dell’Inail a via Fontanatetta viene approvato.

•Parla il sindaco di Nunno- «Sono stato sempre contrario a quella scelta»
«Se fosse vero quanto si dice, la pressione di Mancino avrebbe avuto l’effetto esattamente contrario».
Antonio Di Nunno liquida con una battuta la questione relativa al presunto avvicinamento tentato dal senatore Nicola Mancino nei suoi confronti per far passare il progetto per la realizzazione della nuova sede dell’Inail.
L’indiscrezione sarebbe saltata fuori nel corso delle indagini relative al presunto scandalo.
Un’ipotesi che Di Nunno rigetta in toto. Tanto più che a lui quella previsione urbanistica del vecchio prg che dispone la realizzazione della nuova sede dell’Inail a Borgo Ferrovia, non è mai piaciuta.
«Per due anni circa mi sono affannato a spiegare che a noi non conveniva perché provocava una distorsione nella struttura della città. E lo penso tuttora - spiega Di Nunno - Mi pare un’aberrazione, un concetto di non città. Un punto sul quale ho insistito anche in consiglio comunale. E però non potevamo fare nulla, perché dal punto di vista legale è tutto in ordine. Nel senso che la previsione urbanistica c’è. Anzi, cercammo di prendere tempo. Ma il proprietario venne da me e minacciò di denunciare il Comune se non si procedeva a far passare la delibera in consiglio comunale.
Alla fine i termini scadevano, e bisognava andare in consiglio. Dove gran parte degli esponenti non pose obiezioni all’approvazione della delibera. E così passò. Questo non significa che io sia d’accordo - ribadisce il sindaco - Avellino è una bella città in pianura, nel diametro di circa mille metri, dalla chiesa di San Ciro a piazza Libertà ci sono tutti i servizi. Così, la mattina quando esce di casa un professionista trova tutti i servizi a disposizione. Non ha neanche bisogno di usare la macchina. Per questo io avrei voluto che la nuova sede dell’Inail fosse realizzata al centro, in modo da non costringere gli utenti a spostamenti inutili. Ma, purtroppo, non si è potuto fare diversamente.
La obiezione, ripeto, era rappresentata dalla previsione urbanistica contenuta nel vecchio piano regolatore. E, però, noi in consiglio approvammo la delibera con la condizione posta dal consigliere di maggioranza Antonio Genovese, ogni onere di costruzione e i diritti acquisiti facessero capo all’Inail».
Sindaco, dunque questa presunta pressione fatta da Mancino è tutta una bufala?
«Mancino non mi ha mai contattato su questa storia. Io ho avuto solo una volta una telefonata da parte dell’ex senatore Mazzola che era il segretario del presidente del Senato Mancino. Mazzola mi chiese per quale ragione i parlamentari di Potenza si lamentavano perché si osteggiava questo progetto. Mazzola mi disse anche che la nuova sede sarebbe stata una bella cosa al centro della città.
Io spiegai che la struttura non sarebbe stata realizzata al centro della città. Poi più nulla.
Quella previsione era stata rilasciata quindici anni fa quando si pensava di favorire il rilancio di Borgo Ferrovia attraverso la realizzazione di strutture pubbliche».
Ma secondo lei qualche spintarella c’è stata in questa storia?
«Evidentemente qualcuno ha spinto per fare una scelta del genere - taglia corto Di Nunno - Ma il consiglio comunale, l’amministrazione e i politici di Avellino non c’entrano niente».

La secca smentita di Mancino
Quando nella prima mattinata di ieri Nicola Mancino ha visto sui giornali il suo nome comparire nell’inchiesta sull’”affaire Inail”, sia pure per una inconsistente intercettazione telefonica, è rimasto di stucco.
Di quella vicenda, su cui indaga da tempo la Procura della Repubblica di Potenza, egli ricordava solo una telefonata fattagli dal senatore potentino Romualdo Coviello, presidente della Commissione Bilancio del Senato. Coviello aveva informato Mancino che per la costruzione della sede Inail ad Avellino il finanziamento concesso era a rischio di decadenza.
«A Coviello dissi - ha precisato ieri l’ex presidente del Senato in una nota dettata alle agenzie - di parlarne con il mio capo gabinetto, sen Mazzola».
Il quale chiamò il sindaco di Avellino per sapere perché mai vi fossero ritardi per il rilascio della concessione edilizia.
E Mancino, nella nota diramata ieri, precisa che il suo capo gabinetto «seppe che in assenza di idonee infrastrutture -rete idrica, fogne, luce, metano - non poteva essere approvata alcuna concessione edilizia. Ciò risulta - conclude Mancino - dagli atti in possesso dal mio ufficio al Senato». Che dire? Mancino si affida ad un’amara ironia: «Lo spreco sui quotidiani di nomi come il mio, - dice - estranei all’indagine, mi producono solo un amaro sorriso».
Una risposta secca, ferma e decisa che fa chiarezza del solo passaggio che l’ex presidente del Senato ha avuto in questa vicenda.
Ieri, intanto, negli ambienti della Procura della Repubblica di Potenza non si escludeva che, nelle prossime ore, Mancino potrebbe essere interrogato dal magistrato che conduce l’inchiesta come persona informata sui fatti.
A parte la telefonata di Coviello, il nome dell’ex presidente del Senato, insieme a quello di De Mita, viene fatto anche dal consigliere comunale della Margherita, Guido D’Avanzo.
Fu il solo ad opporsi in consiglio comunale contro la scelta di costruire la sede Inail in contrada Fontanatetta, nel rione Ferrovia. Tanto che, al momento del voto, uscì dall’aula. La sua opposizione nasceva dal fatto che essendo egli legale dell’Inail aveva raccolto una serie di proteste dai dipendenti avverse al trasferimento della sede.
Probabilmente questa sua ostinazione ha sollecitato gli inquirenti ad ascoltarlo come persona informata dei fatti.
E così aveva detto al magistrato che lo interrogava: «E’ chiaro che era stata fatta pure pressione dall’alto. Mò, se era stato Mancino o era stato De Mita, o era stato qualcun altro...il politico c’era stato. Me l’hanno fatto capire. Hanno detto: “lascia stare, non ti mettere in mezzo perché questo qua deve passare. Non possiamo rinviare”. Ma perché? “No, ma guarda io sono stato pure già sollecitato, a questi interessa”.
Poi aggiunge: “Alla fine quando dicono che è stato sollecitata dai nostri, se dicono dai nostri, dai politici, vuol dire già che può essere...i nostro sono o De Mita o Mancino, altri non ce ne sono: non è che ci sono altri politici. Oggi non abbiamo più altri politici a livello nazionale”.
Ieri quando D’Avanzo ha letto le sue dichiarazioni riportate dalla stampa nazionale, ha subito chiarito che le frasi riportate dalla stampa sono estratte da un contesto di ragionamento ben più ampio e, comunque, tali da non coinvolgere, nel modo più assoluto, i parlamentari irpini, Mancino e De Mita, ai quali egli pure faceva riferimento, ma in un contesto politico di appartenenza.
In realtà, almeno allo stato appare, la vicenda della sede Inail di Avellino ha solo una casualità territoriale, visto che la Grande Operazione di tangenti si è consumata sul filo Basilicata-Roma. Vedremo.  

•Romano: Se D’Avanzo avesse saputo di più’ avrebbe dovuto denunciarlo
Angelo Romano fu uno dei più fieri oppositori alla proposta di D’Avanzo di rinviare l’approvazione del progetto definitivo per la localizzazione della nuova sede dell’Inail. Nel giorno in cui si parla di presunte pressioni che sarebbero venute dalle sfere più alte della politica irpina, l’ex sindaco, oggi capogruppo di Forza Italia risponde indignato: «In questa storia il consiglio comunale c’entra come il cavolo a merenda. Perché si trattava di realizzare una previsione urbanistica. Questo obbediva ad una indicazione data negli anni ‘80. Negli anni ‘80 facemmo una mappa della delocalizzazione degli uffici pubblici. Lì ci volevamo fare il Provveditorato. Poi ci fu un’insurrezione da parte di chi si supponeva alla previsione, e non se ne fece più nulla. Comunque nell’area erano previste strutture pubbliche, la zona era destinata ad essere trasformata in una sorta di centro direzionale. Si tratta di capire che cosa è avvenuto tra questi imprenditori e la direzione dell’Inail. Ma a livello centrale, non a quello periferico. Che D’Avanzo abbia detto che i dipendenti dell’Istituto si lamentavano perché non volevano andare laggiù non c’entra niente. Secondo il mio modo di vedere non c’entra niente. Negli anni ‘80 abbiamo realizzato un piano di delocalizzazione degli uffici pubblici, in base al quale si prevedeva una serie di uffici nelle zone periferiche della città. A Borgo Ferrovia era previsto il Provveditorato agli Studi per delocalizzare gli uffici dalla zona della città e decongestionare il centro dalla città dal traffico».
Resta il fatto che D’Avanzo si oppose, al punto da lasciare l’aula al momento della votazione...
«Se D’Avanzo avesse saputo di più aveva il dovere di denunciarlo anche in consiglio comunale. Ma io sono convinto che non sappia nulla. Come tutti noi, d’altra parte. Il Comune di Avellino non c’entra niente. Non ha fatto altro che dire “sì” ad una previsione urbanistica. Quello che sta venendo fuori dall’inchiesta sono fatti dei ladri, dei mascalzoni - conclude Romano - che comunque non c’entrano niente con questa città».
•Genovese: previsione rispettata
Nel corso del consiglio comunale, quando si approvò la delibera del progetto di localizzazione della nuova sede Inail a Borgo Ferrovia, Antonio Genovese, consigliere della Margherita, intervenne per calmare gli animi che si erano infuocati dopo l’intervento di D’Avanzo. E propose, come poi il consiglio decise di fare, di approvare la delibera con la condizione che poi ogni onere di costruzione e i diritti acquisiti facessero capo all’Inail.
Genovese riceve la notizia del presunto coinvolgimento di politici d’eccellenza nel presunto scandalo legato alla realizzazione della nuova sede dell’Inail di Avellino via telefono. Il consigliere della Margherita è a Fano, insieme ad una squadra di calcio giovanile.
A chi gli comunica delle dichiarazioni di D’Avanzo rimbalzate sui maggiori quotidiani nazionali, Genovese, che è anche componente della commissione consiliare Urbanistica, replica con calma.
«C’era una richiesta e siccome la zona era destinata ad uffici pubblici ritenni opportuno invitare i miei colleghi ad approvare la delibera. Anche per integrare quella parte della città nel tessuto urbano e farla sentire più città. Per portare gente in una zona ormai ridotta ad appendice».
Centro-sinistra - Rizzo: perché sostenni quella scelta
Anche Gerardo Rizzo fu tra i consiglieri che nel consiglio comunale di novembre, quando si discusse dell’approvazione del progetto per la localizzazione della nuova sede Inail, criticò la posizione assunta da D’Avanzo. Oggi Rizzo ribadisce le sue motivazioni.
«L’Inail è una struttura come l’Inail che serve innanzitutto alle aziende.
Era opportuno aprire questa struttura nell’ambito dell’area industriale di Pianodardine. In quella zona non solo dà un servizio alle aziende ma è anche più raggiungibile dai paesi della provincia. Io mi riferivo al fatto che, sistemando questa struttura fuori dalla città, si creavano le condizioni di opportunità per decongestionare il traffico.
Siccome l’area è a ridosso della zona industriale, secondo me, la struttura sarebbe diventata motore propulsivo di formazione, di un’azione qualificante di un’attività di assistenza maggiore a chi ne ha bisogno.
Era il mio pensiero di allora ed è il mio pensiero di oggi. Sono d’accordo che si faccia laggiù. E’ necessario decongestionare i servizi dal centro città specie se i servizi servono anche ai paesi della provincia».

Il consigliere comunale della margherita ricorda il clima in consiglio. D’Avanzo: mi dissero che bisognava farlo

«Mi resi conto che prevaleva l’orientamento politico per il quale sarebbe stato inutile continuare ad opporsi»

«De Mita e Mancino non c’entrano niente in tutta questa storia». Guido D’Avanzo parla a raffica. Dall’altro capo del telefono la voce del consigliere comunale della Margherita, il cui nome ieri era scritto su tutte le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali, è concitata. Uno stralcio del suo interrogatorio nell’ambito delle indagini legate allo scandalo per le presunte mazzette pagate a funzionari dell’Inail per la costruzione della nuova sede di Avellino, ha provocato un vero e proprio terremoto. E non solo negli ambienti politici cittadini. Tra le virgolette di alcuni passaggi riportati ieri dal “Corriere della sera” si legge: «E’ chiaro che era stata fatta pure pressione dall’alto. Mo’ se era stato Mancino o era stato De Mita o era stato qualcun altro il politico c’era stato». E ancora: «Me l’hanno fatto capire. Hanno detto: “lascia stare, non ti mettere in mezzo perché questo qua deve passare. Non possiamo rinviare». E altro. «I “nostri” sono o De Mita o Mancino, altri non ce ne sono». E altro ancora. Dichiarazioni che D’Avanzo, che nella vita fa l’avvocato, per l’Inail, ha reso al pm Henry John Woodcock, che sta seguendo l’inchiesta del presunto scandalo Inail, qualche mese dopo il consiglio comunale in cui lui, D’Avanzo, si oppose, solo contro tutti, all’approvazione del progetto per la costruzione della nuove sede dell’istituto di previdenza a Borgo Ferrovia. Dichiarazioni che, a leggerle così, chiamano direttamente in causa, in un presunto scandalo dai contorni sempre meno definiti, anche nomi eccellenti della politica nazionale.
D’Avanzo, però, smentisce e contesta il modo in cui quelle espressioni virgolettate sono state accostate.
Insomma, consigliere lei quelle dichiarazioni le ha fatte o no?
«Sì, certo che le ho fatte. Ma non così come sono state riportate».
Che significa?
«Che si parlava sui generis, in generale».
Si spieghi meglio.
«Quando fui chiamato dal pm, in qualità di teste, presumibilmente informato dei fatti, Woodcock mi chiese a quale partito appartenessi, quali erano i nostri riferimenti politici. Io dissi che sono popolare, che ho aderito alla margherita. E che i nostri riferimenti a livello nazionale sono De Mita e Mancino. Ma non dissi che in questo caso De Mita e Mancino erano intervenuti per fare qualche pressione. Non esiste proprio».
Nelle dichiarazioni riportate dal “Corsera” le si attribuiscono le parole: «Me l’hanno fatto capire. Hanno detto lascia stare, non ti mettere in mezzo, perché questa qua deve passare. Non possiamo rinviare». A chi faceva riferimento?
«Ai miei colleghi di consiglio comunale. Ma non è che loro mi dissero questo perché sapevano qualche cosa di questo presunto scandalo. Assolutamente. Quando dissi quelle parole, mi riferivo all’aria che c’era in consiglio comunale e che prevalse. Nel senso che tutti erano orientati a far passare la delibera per approvare il progetto della nuova sede Inail».
Tutti tranne lei...
«Io non ero d’accordo, infatti».
Perché?
«Lavorando all’Inail, fui avvicinato da molti dipendenti che mi chiesero ragione di quella delibera e del fatto che il consiglio comunale volesse permettere la realizzazione della nuova sede a Borgo Ferrovia. Loro erano contrari a delocalizzare la struttura in un’area molto lontana dal centro. E io mi feci carico di dar voce in consiglio comunale a questa loro istanza. Politicamente credo che sia sbagliato trasferire in un quartiere dormitorio come Borgo Ferrovia la sede dell’Inail. Per due motivi: intanto i dipendenti abitano tutti in città e dunque a tre chilometri di distanza. E poi gli utenti sono tutti infortunati. Sarebbero in difficoltà a raggiungere una sede tanto lontana».
Poi cosa accadde?
«Andammo in consiglio comunale e io chiesi, come ero rimasto d’accordo con i dipendenti, che venisse rinviata l’approvazione della delibera. A quel punto successe il quarantotto».
Cioé?
«Dall’opposizione si alzò il consigliere Romano (l’ex sindaco Angelo, ndr) e poi a ruota anche altri consiglieri che dissero: che il progetto doveva essere approvato, che si era rinviato già per troppo tempo, e la questione andava risolta».
Perché secondo lei questa reazione?
«Perché molti in consiglio, anche in maggioranza, erano convinti che quella questione doveva essere portata a termine e che quella previsione urbanistica dovesse essere rispettata. Non che sapessero qualcosa di quello che sta emergendo. No, di questo sono assolutamente certo. Il consiglio comunale, il sindaco e i politici avellinesi non c’entrano nulla in questa storia».
Nell’interrogatorio, lei ha dichiarato che quando chiese a chi le consigliava di “non mettersi in mezzo” il motivo le fu risposto «No, guarda, io pure sono stato già sollecitato, a questi interessa». A chi si faceva riferimento, secondo lei...
«Ma sono parole che mi dissero i miei colleghi dopo il mio intervento. I “questi” a cui probabilmente si faceva riferimento erano i consiglieri comunali. L’orientamento del consiglio era di approvare la delibera».
Ma chi è che le disse quelle parole?
«Diversi consiglieri. Romano, ma anche altri esponenti della maggioranza. Tutti mi fecero notare che non era il caso di mettersi a prendere le parti dei funzionari dell’Inail, come avevo fatto nel mio intervento. C’era un orientamento politico preciso, insomma».
Un orientamento politico?
«Certo. Nel senso che si voleva ottemperare alla previsione urbanistica del vecchio piano regolatore che prevede in quella zona di Borgo Ferrovia la realizzazione della nuova sede dell’Inail. E fu l’orientamento politico che prevalse».
Che intende lei per orientamento politico?
«Un’intesa condivisa dettata da motivazioni politiche. Che è cosa diversa dal dire che sono stati i politici a fare qualche pressione».
Scusi, come sono venuti fuori i nomi di De Mita e Mancino?
«Perché il pm mi chiese chi erano i riferimenti politici avellinesi. E io riferendomi alla Margherita feci i loro nomi. Avrei potuto dire pure Gargani, ma ci riferivamo alla parte politica alla quale appartengo io».
Che cosa le chiese il pm?
«Come funzionava nel caso in cui un politico vuole inoltrare una sollecitazione su un argomento particolare».
E lei cosa rispose?
«In genere, il politico parla con il capogruppo. Ma non si tratta mai di pressioni vere e proprie. Al massimo può arrivare la telefonata».
E in questo caso può essere successo?
«Anche in questo caso i nostri politici più della telefonata non possono aver fatto»
.


Redazione Corriere
 





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