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| "Padre
Pio: i suoi studi a Gesualdo" - Nel
1909 il giovane Francesco venne in Irpinia e ci
restò due mesi |
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| Quei
mesi in irpinia alla facoltà di teologia |
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Padre Pio e lIrpinia. Meglio: Padre
Pio e Gesualdo. La cittadina del Principe
Carlo Gesualdo fu infatti, agli inizi del
nostro secolo, Facoltà di Teologia
e, nel 1909, sede di Studi di Teologia Morale.
Fra quei banchi allora sedeva un povero frate
di Pietrelcina, fra Pio, che avrebbe poi parlato,
con la propria vita, di valori al mondo intero.
Francesco Forgione (anche il cognome è
usuale fra la buona gente dellalta Irpinia),
studiò per pochi mesi (ottobre-novembre
1909), nella nostra Irpinia battuta dal vento,
facendo compagnia alla speranza e alla preghiera
del vespro nel convento dei Cappuccini. In
quelle mura, dove abita il santo racconto
dell'alleanza di Dio con il popolo gesualdiano,
tante generazioni hanno invocato verità.
Per quella dolce strada, battuta dai sandali
di uomini di Dio, la fede di Gesualdo ha imparato
ad amare e a sperare, ha riscoperto la lotta
e la pietà per ogni sera che scende
sul grande Castello. Padre Pio dovette lasciare
il convento irpino a causa della cagionevole
salute. Il clima freddo non era adatto alle
sue precarie condizioni. Ma lasciò
in quei pochi mesi di permanenza esempi edificanti
di preghiera e dedizione allo studio, una
delle forme più alte per amare e servire
la verità come avrebbe poi scritto
nel suo epistolario. Del suo passaggio non
restano altre tracce né fonti scritte
o documenti del convento. Cè
solo il cuore della gente, perché p.
Pio già allora scriveva sulle tavole
di carne dello spirito umano. Oggi, nella
pietra del chiostro di Gesualdo, un quadretto
ricorda il soggiorno del frate stimmatizzato,
mentre nelle memorie calde dei vecchi cè
il racconto dei loro padri, quelli che conobbero
p. Pio studente e ne parlarono poi coi santi
frati che custodirono la ricchezza di quelle
indicazioni. Fra essi a Gesualdo, per anni
custode del Convento, cera p. Cipriano
De Meo, grande figura di uomo di fede e di
cultura. Ogni gesualdiano come me ha un ricordo
grande di quelle porte di color marrone del
Convento. Un pezzo di profonda storia spirituale
abita la nostra piccola collina battuta dal
vento, incisa a sangue nei cuori. Quante volte
abbiamo visto scendere la speranza sui volti
della gente che si incamminava al Convento,
percorrendo la strada accarezzata dalle foglie
dei platani, attendendo di fasciare col conforto
della fede le proprie carni di lavoratori
in quel luogo di memorie e di profezie. E
forse in questo momento a farsi spazio nel
cuore è il mio ricordo di bambino vedendo
un umile e ilare frate, p. Ferdinando, lavorare
sulle pietre bagnate dalla neve, sognando
di riaprire, con l'umiltà di Francesco,
quella Chiesa dove anche P. Pio da Pietralcina
ha cercato il Dio della Vita, pregando innanzi
alla tela del Balducci. Solo
lo Spirito, che viaggia sulle grandi ali del
tempo, permette alle parole di giungere dove
i cuori hanno uno spazio segreto di memoria.
Superata l'esperienza sensibile, di breve
durata, si giunge alle distese e agli ampi
ricettacoli del vissuto di ognuno. E il pensiero,
quello profondamente umano, non è contrario
alla fede genuina, che è parte dello
spirito di questo popolo.La memoria, come
inversione del tempo storico, è l'essenza
dell'interiorità, il luogo degli affetti
e della storia di vita con il Dio che è
perdono, come ricorda la grande tela che sovrasta
l'altare, di infinita bellezza, raffigurante
il perdono di Carlo Gesualdo. E dolce
pensare, tra le tante manifestazioni che accompagneranno
e saluteranno la santificazione di Padre Pio
anche per gli onori degli altari dopo quello
della gente, lIrpinia avrà un
suo spaccato da conservare a lungo, senza
per questo rendere feticcio o bigotteria un
percorso di spiritualità che porta
i Santi ad essere icone viventi del vangelo,
indicazioni che quelle parole scritte nel
Discorso della montagna si possono vivere
tra gente di carne che lotta e spera, come
va rispettata la preghiera profonda di coloro
che abitano la chiesa invisibile della coscienza.
Vorremmo che la grande aquila trinitaria che
solca il cielo degli uomini, avesse ancora
orecchi per linvocazione della povera
gente vestita col velluto dei contadini, e
donasse a Gesualdo ancora forza per vivere
la sua grande storia, cucita tra il rosario
consumato del frate di Dio e la struggente
musica di Carlo.
Un racconto eterno fatto di pietra bianca
e del calore di poca paglia, quella che serve,
quella del cuore. |
| A
Roma cinque maxi schermi e unopera a
San Giovanni Rotondo i petali di 150mila rose |
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Quasi esauriti i 250 mila biglietti necessari
per accedere in piazza San Pietro e le richieste
sono ancora tantissime. Difficilmente
riusciremo ad accontentare tutti spiega
il vicepresidente del Comitato organizzatore
dellevento Padre Gerardo. Sia in piazza
San Pietro che in via della Conciliazione
saranno allestiti dei gazebo ai quali ci si
potrà rivolgere per qualsiasi informazione.
Saranno, inoltre predisposti, per chi non
riuscirà a trovare posto in piazza
San Pietro e via Della Conciliazione, cinque
maxischermi in piazza Risorgimento e piazza
Adriana. Altri quattro saranno allestiti in
via della Conciliazione. 50 mila i posti a
sedere, solo metà in piazza San Pietro,
per dare spazio al maggior numero di persone
possibile. Per la beatificazione di Padre
Pio furono circa 180 mila le persone presenti
tra piazza Sa Pieto e Via della conciliazione,
e allora levento interessò anche
piazza San Giovanni dove affluirono circa
55 mila persone. La scelta di limitare lo
spazio allarea di San Pietro è
stata determinta dalle cattive condizioni
di salute del Papa che può spostarsi
con difficoltà fino a piazza San Giovanni.
I petali di rose
Sono il simbolo massimo della santità
e per Padre Pio ce ne sarà un tappeto
senza precedenti. Parliamo dei petali di rosa.
150 mila quelle utilizzate per lo straordinario
lancio dallelicottero, previsto per
domenica prossima a San Giovanni Rotondo.
Il lavoro inizierà sabato pomeriggio
e coinvolgerà ben 4 persone, al servizio
del consorzio Florovivaistico di Puglia. E
la previsione è che gli operai assoldati
alluopo trascorreranno tutta la notte
in questo nobile esercizio. Uno dei produttori
- Giuseppe De Palma - precisa che non si tratterà
di rose qualsiasi: «È necessario
che siano ben fiorite, perché solo
così sarà possibile staccare
facilmente tutti i petali che avranno raggiunto
il massimo grado di profumazione».
Unopera e una piazza
Grande fermento anche a Roma, dove il Comune
firmerà una convenziona con lAtac
per assicurare ai fedeli navette gratis dalle
aree di parcheggio al luogo della celebrazione
del rito di santificazione.
Inoltre proprio oggi, il capogruppo del Ccd
nel consiglio comunale di Roma, Marco Di Stefano,
ha inviato una lettera al sindaco Veltroni
con la quale richiede ufficialmente che sia
intitolata al santo unimportante piazza
di Roma.
E sempre nella capitale, sabato 15 giugno,
il giorno prima della santificazione, nella
grande sala dellAuditorium Parco della
Musica, si terrà lanteprima dellopera
Passione: Padre Pio, composta
dal musicista francese Patrick Pedrali. Ad
interpretarla sarà Josè Cura,
Paula Almerares e Victor Garcia Sierra. Lesecuzione
sarà affidata ad unorchestra
nata appositamente per loccasione, la
For Padre Pio, formata dalle orchestre
del Petruzzelli di Bari e del Paisiello di
Taranto. Il ricavato dellopera sarà
devoluto in parte ai frati cappuccini per
il completamento della nuova chiesa progettata
da Renzo Piano, in parte alle suore della
congregazione Figlie della Madonna del divino
amore. |
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Redazione
Corriere
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