 |
 |
 |
| Camorra
e appalti - Repulisti a Quindici |
 |
| Allalba
di ieri scatta il blitz della DDA di Napoli:
arrestato il sindaco di Quindici Antonio Siniscalchi,
il suo vice Alfonso Graziano, lassessore
allAmbiente, Sabato Vivenzio e lex
ingegnere capo del Comune, Antonio Peluso.
Notificati in carcere altri sette ordini di
custodia cautelare quasi tutti appartenenti
al clan Graziano. Le accuse: associazione
a delinquere di stampo mafioso, truffa aggravata,
tentato omicidio e abusi in atti di ufficio.
Contestata la gestione degli appalti del post
alluvione del 5 maggio 1998 |
 |
 |

QUINDICI - Arrestato il sindaco Antonio Siniscalchi
e con lui in carcere sono finiti il vicesindaco
Alfonso Graziano e lassessore comunale
alla forestazione Sabato Vivenzio. Loperazione
è scattata alle prime ore dellalba
di ieri, con duecento uomini in campo coadiuvati
anche dalle unità cinofile. A condurre
le indagini i carabinieri della Compagnia
di Baiano. Un blitz che si è consumato
in pochissimi minuti.
Nessuno ha opposto resistenza, forse tutti
già immaginavano o avevano avuto sentore.
Siniscalchi non ha parlato, il suo, uno sguardo
di ghiaccio. Nessuna scena di isterismo. E
stato caricato in auto assieme agli altri
fermati e trasportato presso il Comando provinciale
dei Carabinieri per poi essere trasferito
nel carcere di Poggioreale.
Le accuse sono pesantissime: associazione
a delinquere di stampo mafioso, concussione,
abuso in atti dufficio, falso in atti
pubblici e truffa aggravata.
Linchiesta è stata coordinata
dalla Direzione distrettuale antimafia e dai
Pm Manuele Mazzi e Domenico Airoma. Durante
la notte, inoltre, i militari dellArma
hanno effettuato una lunga serie di perquisizioni.
Sarebbero stati sequestrati, anche presso
labitazione del primo cittadino, documenti
riservatissimi e ritenuti di grande importanza.
Le indagini sono iniziate dopo lalluvione
del 5 maggio del 1998 che provocò a
Quindici undici morti e danni miliardari.
Una vasta opera di ricostruzione che aveva
messo in moto tutto il meccanismo burocratico.
Da subito si iniziarono a notare strani movimenti
e già qualche mese dopo lalluvione
si capì che negli appalti del post-alluvione
cerano infiltrazioni camorristiche con
la connivenza di qualcuno che sapeva e poteva
aiutare, passare informazioni e soprattutto
in cambio di favori dare in appalto
i lavori.
Unaffaire da cento miliardi, considerando
anche loperazione rifiuti.
Parallelamente ai lavori di messa in sicurezza,
alle proteste dei cittadini e soprattutto
alle clamorose prese di posizione dellamministrazione
comunale si verificavano episodi inquietanti,
attentati, furti e soprattutto intimidazioni
ad imprenditori locali. Nel giro di quattro
anni sono stati devastati dalle fiamme più
di cinquanta escavatori. Un dato impressionante.
Intanto, ed era chiaro, si erano scatenati
gli appetiti delle organizzazioni malavitose.
La guerra tra i Cava ed i Graziano era diventata
durissima. Così la macchina investigativa
si è messa in moto.
Le indagini si sono sviluppate, principalmente,
con intercettazioni ambientali e telefoniche
e con lacquisizione dei tabulati dei
cellulari e di documenti. Sarebbe stata proprio
una telefonata a tradire il sindaco Siniscalchi.
Alcuni minuti di conversazione con un esponente
dei Graziano, con cui il sindaco è
lontano parente e dai quali emerge laffiliazione
del primo cittadino al clan.
Le accuse parlano chiaro. Lassociazione
a delinquere di stampo mafioso è quella
più pesante.
Il ruolo svolto dal sindaco Siniscalchi, le
dinamiche che hanno accompagnato il suo ruolo
di primo cittadino, il contesto in cui si
sono svolti fatti criminali e i particolari
dellintera operazione sono stati illustrati
nel corso di una conferenza stampa, presieduta
da Procuratore Agostino Cordova presso il
suo ufficio.
Il magistrato ha messo in evidenza fa grande
difficoltà nel portare avanti le indagini
per quel clima di omertà, definito
eccezionale e che si configura
non solo nel tenere sempre la bocca cucita
da parte di testimoni, ma anche da parte di
chi subisce un reato, occultandone spesso
le prove.
Il legame che lega i Graziano allamministrazione
comunale è, storicamente, suggellata
da un patto inossidabile. Gli inquirenti ricostruiscono
la storia amministrativa di Quindici negli
ultimi quaranta anni. Si deve partire dagli
anni sessanta. 
Il clan Graziano, ritenuto responsabile della
strage di Lauro, ha avuto tra le sue fila
cinque sindaci, di cui due morti assassinati
e tre rimossi per rapporti con la camorra
dal presidente della Repubblica. Un lunga
scia di sangue. Dal novembre del 1960 al 1972,
la carica di primo cittadino fu ricoperta
da Fiore Graziano, ucciso nel settembre del
1972. Poi fu la volta di Raffaele Graziano,
fratello di Arturo, arrestato ieri. Restò
in carica fino al 1983, quando si diede alla
latitanza perché coinvolto in uninchiesta
che riguardava la nuova camorra organizzata
di Raffaele Cutolo. Nel 1984 in campo scese
Eugenio Graziano, figlio di Salvatore Luigi
e Chiara Manzi. Eugenio fu rimosso dopo alcuni
mesi dal presidente della Repubblica e ucciso
nel 1991 nellagguato di Scisciano.
Nel gennaio del 1985 fu elettore sindaco Carmine
Graziano che si dimise solo dopo due mesi
per evitare lanalogo provvedimento di
rimozione che aveva colpito il suo predecessore.
Nel gennaio del 1989 fu la volta di Carmine
Graziano: il Consiglio venne nuovamente sciolto
dopo quattro anni.
Una breve parentesi democratica, con la elezione
della farmacista Olga Santaniello (rimasta
uccisa nella sua farmacia in seguito allalluvione
di Quindici del 5 maggio 1998), sostenuta
da tutte le forze politiche, po costretta
a gettare la spugna, aprendo le porte al commissariamento
cui fece seguito, nel 1996, lelezione
di Antonio Siniscalchi con la riconferma avvenuta
quattro anni dopo in maniera plebiscitaria.
Nel corso della conferenza stampa i magistrati
hanno definito anche il contorno che porta
diritto al cosiddetto voto inquinato.
Ne è prova il fatto che dopo la vittoria
elettorale di Siniscalchi , dalla sede dei
seggi elettorali si snodò un corteo
a piedi, al quale parteciparono sindaco, consiglieri
e i loro più aperti sostenitori. Il
corteo raggiunse la frazione Brosagro sfilando
davanti allabitazione di Arturo Graziano,
detto guaglione, che con
le sue donne rispondeva facendo cenno di saluto.
Da unauto con un megafono veniva scandita
la frase: Don Arturo olé.
Per i magistrati questo è un segno
di assoggettamento al clan, una sorta di benedizione
al nuovo sindaco sponsorizzato dai Graziano.
Non solo. Siniscalchi con i primi fondi della
ricostruzione dà in appalto i lavori
per rifare il viale e la recinzione della
villa bunker dei Graziano.
Le decisioni dellamministrazione erano
tutte studiate a tavolino proprio con gli
esponenti dei clan: gli incarichi, le nomine
interne ed esterne e quali ditte scegliere.
I summit avvenivano nei bunker delle abitazioni
dei Graziano e vi partecipavano pochi intimi.
In una intercettazione telefonica, Siniscalchi
avrebbe detto ad un affiliato dei Graziano:
ora si cambia, non più il camorrista
con la pistola ma con il cervello. In questa
frase cè tutto il significato
di un potere occulto, di manovre che nel giro
di pochi anni hanno monopolizzato completamente
un paese, estromettendo perfino i Cava a causa
delle maggiori pendenze con la giustizia.
A volte Siniscalchi si recava direttamente
con i suoi fiancheggiatori nei cantieri per
verificare i lavori e dare direttive.
Assieme a Siniscalchi sono finiti in galera
anche il vicesindaco, Alfonso Graziano, e
lassessore alle forestazione, Sabato
Vivenzio: il loro era un ruolo secondario.
Tacevano, favorivano le azioni del sindaco
e intervenivano per difendere i propri interessi.
Tutti gli arrestati si trovano in celle di
massima sicurezza presso il carcere di Poggioreale.
Tra gli altri, ai quali lordinanza è
stata notificata in carcere ci sono: Adriano
Graziano, Antonio Graziano, Chiara Manzi,
Alba Scibielli e Fiore Graziano. Oltre ai
tre amministratori sono stati arrestati presso
le rispettive abitazioni: Antonio Peluso,
Felice Graziano e Arturo Graziano.
Il poliziotto, Antonio Mazzocchi, scarcerato
solo una settimana fa dal tribunale del riesame
risulta latitante. Laltro dato impressionante
che gli inquirenti hanno sottolineato nel
corso della conferenza stampa è quello
dei voti ottenuti durante le scorse elezioni.
A molti, secondo gli investigatori, è
stato imposto di votare Siniscalchi. Difatti
la camorra non solo vota, ma soprattutto fa
votare. Tutto rientra in una logica consolidata
in cui senza amministrazione comunale alle
spalle anche gli affari dei clan diventano
più difficili. Ora i nodi sono venuti
alla luce e sono in molti a tremare. Ci potrebbero
essere clamorosi sviluppi già nelle
prossime ore.
Tra le accuse figura anche quella di tentato
omicidio ai danni dellimprenditore Giuseppe
Pacia.
La vicenda si consumò il 3 luglio del
2000 e luomo riuscì a sopravvivere
solo grazie ad un miracolo. Il pm dellantimafia
è apparso molto deciso quando ha parlato
di un clima ostile alle Forze dellordine
nel Vallo di Lauro e di come il sindaco Siniscalchi
assieme ai suoi collaboratori avesse favorito
nellarco di questi anni il clan Graziano.
Le ville sparse a Quindici, i nascondigli
segreti, le strade asfaltate e la pubblica
illuminazione erano opera del Comune che con
i soldi pubblici aiutava i Graziano e li rendeva
immuni da attentati e rivendicazioni.
Un quadro sconcertante che è venuto
fuori ad un mese di distanza dalla strage
di Lauro e che rischia di far crollare quelle
poche certezze i cittadini di Quindici avevano
custodito.. |
| Le
intercettazioni telefoniche - «Agostì
io sono come un juke-box» |
 |
 |
«Devi
capire, sono un juke box. Ti conviene? ».
Così il primo cittadino di Quindici
in una conversazione telefonica con il vice
sindaco commenta il proprio atteggiamento
assunto nei confronti di un imprenditore interessato
ad un appalto ma restio a versare mazzette
agli amministratori.
Lintercettazione risale allo scorso
due febbraio, e il sindaco parla con il vicesindaco
Alfonso Graziano mentre le microspie, collocate
sullauto di servizio del Comune, registrano.
«Ma Agostì (nome dellimprenditore
ndr) adesso devi capire -dice Siniscalchi
- che io sono come il jubox. Ti conviene?...
non ti conviene? Stai alla larga da me».
Siniscalchi - commenta il giudice dellordinanza
- si ripromette di non conferirgli altri incarichi
se non dietro compenso immediato, identificandosi
pittorescamente in un juke box, cioé
inserisci i soldi per ottenere la canzone.
E Siniscalchi «continua inoltre dicendo
di non aver paura dellintervento dei
Graziano, asserendo di potersi eventualmente
vendicare mettendoli al corrente dei guadagni
ottenuti da Agostino per le pratiche riguardanti
le relazioni tecniche inerenti i danni provocati
dalla frana».
Sono diversi i punti dellordinanza in
cui si fa riferimento alle attività
del sindaco in relazione sia agli appalti
sia alle pressioni esercitate per far assumere
nelle ditte persone segnalate.
Dalle intercettazioni «risulta che il
sindaco -scrive il gip - addirittura detiene
personalmente i libretti di lavoro delle persone
che intende far assumere ».
I magistrati si dicono convinti che lindagine
abbia dimostrato: «come gli esponenti
politici più autorevoli a livello locale,
il sindaco Siniscalchi e il vicesindaco Alfonso
Graziano, abbiano svolto il ruolo di intermediari,
mediatori e garanti delle scellerate pretese
del gruppo camorristico dei Graziano sui fondi
della ricostruzione favorendo esponenti legati
al sodalizio sia nella concessione dei contributi
e degli incarichi di progetto, sia garantendo
una diretta partecipazione alle imprese legate
a a Graziano, allopera di ricostruzione,
in cambio di un appoggio elettorale».
Gli inquirenti sottolineano: «il sistema
della licitazione privata viene di fatto superato
a Quindici, concordandosi tra il sindaco e
le ditte che dovranno risultare vincitrici
linserimento di altre ditte fantoccio
che hanno solo il compito di presentare offerte
compiacenti che consentano alla ditta già
comunque prescelta di aggiudicarsi i lavori
in modo formalmente regolare con un minimo
ribasso».
I magistrati, inoltre, hanno osservato come
la nuova guerra di camorra in atto tra i Cava
e i Graziano sia strettamente correlata anche
ai motivi di ordine economico per gli appetiti
scatenati allarrivo nel paese dei finanziamenti
post-frana. . |
| Gli
arrestati |
 |
 |
|
Adriano
Graziano, raggiunto da ordinanza di custodia
cautelare in carcere. E nato il 4/2/1967
ed è uno dei figli del boss Salvatore
Luigi.
Antonio Graziano, raggiunto da ordinanza
di custodia cautelare in carcere. E
nato il 17/1/1963 è sarebbe lesecutore
materiale della strage di Lauro.
Chiara Manzi, anche lei già
stava in carcere. E nata il 7/3/1940
ed è la moglie del boss Salvatore
Luigi.
Alba Scibelli, già in carcere,
è nata il 24/04/1962 ed è
la moglie di Eugenio Graziano, lex
sindaco di Quindici uccisonellattentato
di Scisciano nel 1991.
Arturo Graziano, è stato arrestato
ieri nella sua abitazione, nato il 16/11/1942.
E il fratello di un altro boss, Pasquale
Raffaele. 
Fiore Graziano, è nato l1/1/1973.
Già era in carcere ma a differenza
degli altri dovrà scontare solo un
residuo di pena relativo a diciotto mesi.
Antonio Siniscalchi, sindaco di Quindici
è nato il 7/11/1953. Parente ed affiliato
al clan Graziano.
Alfonso Graziano, vicesindaco e affiliato
allomonimo clan. E nato il 7/01/1956
Felice Graziano, vale lo stesso discorso
fatto per Alfonso, solo che lui non era
in politica
Antonio Peluso, ex ingegnere capo
del Comune, è stato in prima linea
nella gestione dei fondi post-alluvione.
Sabato Vivenzione, assessore comunale
alla forestazione. E nato il 3/10/1966.
Antonio Mazzocchi, ex agente di polizia
e sposato con Rosaria Graziano, figlia del
boss. Era
stato scarcerato soltanto una settimana
fa dal tribunale del riesame. Ora si è
reso latitante..
Non
solo camorra....
E un intreccio politico-camorristico
che lascia sgomenti. Il tessuto civile di
Quindici è una rete sbrindellata
del malaffare, della corruzione, della criminalità.
In questo sventurato paese bisogna accendere
la lanterna per trovare un appiglio di morale.
Ci sono tutti gli elementi della nuova mafia:
appalti, le mani sulla pubblica amministrazione,
le faide, le uccisioni. Un copione mortifero
con un solo epilogo: il danaro sporco di
sangue e di traffici. No so quante amministrazioni
siano state sciolte a Quindici: tutte nel
segno dei Graziano. Si dovette mobilitare
anche Pertini per arginare il fiume dellimpero
criminale. E ricordo qui anche la storia
di un onesto brigadiere dei carabinieri
travolto a Quindici nei meandri femminili
del clan. Siniscalchi sembrava diverso.
Lo avevamo visto allopera quattro
anni fà quando Quindici fu colpita
dallalluvione. Apparve a tutti i cronisti
disponibile e addolorato. E questo atteggiamento
risultava più marcato in un viso
serioso e grifagno. Per la ricostruzione
aveva contestato tutti e tutto. Oggi, sulle
base delle accuse, possiamo pensare che
limpegno odorava di soldi. Non vogliamo
mettere subito la croce addosso allimputato.
Un momento di attese non guasta. Ma ci avevano
colpito tre cose negli ultimi tempi: le
dimissioni del sindaco che il Corriere giudicò
fasulle e aveva ragione. Forse quellimprovviso
ritiro, motivato con la protesta per i ritardi
della ricostruzione, era un messaggio in
codice a qualcuno; secondo, il suo silenzio
dopo la strage di Lauro, dove i Graziano
erano dentro sino al collo; infine la brutta
e pretestuosa polemica con don Riboldi,
a proposito della marcia civile contro la
camorra, svoltasi nel Vallo di Lauro una
settimana fa. Vorrei concludere con una
notazione. Nella frane che travolse Quindici,
morì una farmacista che era stata
anche amministratrice comunale. Il paese
la rimpianse unanimamente. Era stata in
vita un esempio di onestà. Ecco in
un momento di nausea e sconforto, fa bene
il ricordo di un grano di speranza. Un giusto
può ancora abitare in quella che
oggi appare come Corleone.
|
| Il
vicesindao e l'assessore in manette |
 |
Alfonso
Graziano era uno dei nuovi volti della
seconda amministrazione di Antonio Siniscalchi.
Limprenditore quindicese finito
anche lui in manette, aveva la delega
di vicesindaco nella giunta presieduta
da Siniscalchi. Anche Alfonso Graziano
era finito nel mirino del corvo,
che aveva parlato della sua parentela
acquisita con i Graziano, ma limprenditore
era sempre risultato estraneo a qualsiasi
logica camorristica. Celibe, gestiva
un supermercato nel nolano insieme ad
i fratelli, e nella sua attività
amministrativa era impegnato soprattutto
sul risanamento delle case popolari
in via Edoardo De Filippo.
Sabato Vivenzio quarantenne, fisioterapista
è stato uno dei veterani dellamministrazione
Siniscalchi.
Infatti fin dal 1996 ha ricoperto lincarico
di assessore e nel periodo della frana
fu in prima linea insieme a Siniscalchi
per portare avanti la problematica ricostruzione
del paese.
Lassessore allambiente e
alla forestazione aveva presentato negli
ultimi anni aveva presentato un progetto
di circa un miliardo per un piano di
protezione civile comunale. |
 |
 |
Dopo
gli arresti tensioni alla stazione

QUINDICI - Dopo gli arresti l
assalto alla stazione dei
carabinieri di Quindici. Momenti di
altissima tensione in cui i militari
dellarma hanno dovuto mantenere
estrema calma. Dopo larresto del
sindaco, del suo vice e dellassessore
allambiente, amici e familiari
si sono radunati davanti alla stazione
ed hanno manifestato tutta la loro rabbia
contenuta in una parole pesantissime:
«A vuoi va vessero sparà»
o «Invece di mettere in galera
i camorristi, avete arrestato persone
perbene». Una sfuriata che è
durata per diversi motivi, fin quando
le pattuglie non hanno trasportato di
tutta fretta gli arresti al Comando
provinciale di Avellino. Molte le persone,
però, che hanno continuato a
stazione nei pressi del comando.Solo
nelle prime ore del pomeriggio ed anche
a causa del caldo insopportabile hanno
deciso di andare via. Ma si temono nuove
manifestazioni. Il paese è presieduto,
posti di blocco ad ogni angolo proprio
per evitare che si verifichino episodi
di violenza. Massima attenzione anche
presso il commissariato di Lauro, dove
il vicequestore ha dato ordine categorico
di scendere in campo al minimo problema.
Insomma tutte le precauzioni per evitare
problemi.
Gli amministratori difesi da Bizzarro
Antonio SIniscalchi, Alfonso Graziano
e Sabatino Vivenzio saranno interrogati
assieme agli altri arrestati questa
mattina presso il carcere di Poggioreale.
A difendere i tre amministratori lavvocato
Raffaele Bizzarro, noto penalista del
Vallo di Lauro. Linterrogatorio
dovrebbe avvenire nelle prime ore della
mattinata di oggi alla presenza del
collegio difensivo. Ad ascoltarli i
pm dellantimafia Domenico Airoma
e Manuela Mazzi.
Cè grande attesa per sapere
cosa risponderanno gli imputati alle
domande dei giudici. Siniscalchi, stando
ad indiscrezioni, ieri mattina mentre
i carabinieri lo traevano in arresto
avrebbe detto di essere innocenti e
di essere estraneo ai fatti che gli
venivano contestati.
Oggi si saprà se confermerà
le stesse dichiarazioni. Gli interrogatori
dovrebbero concludersi solo a tarda
mattinata. |
| Le
intercettazioni telefoniche - «Agostì
io sono come un juke-box» |
 |
 |
«Devi
capire, sono un juke box. Ti conviene?
». Così il primo cittadino
di Quindici in una conversazione telefonica
con il vice sindaco commenta il proprio
atteggiamento assunto nei confronti
di un imprenditore interessato ad un
appalto ma restio a versare mazzette
agli amministratori.
Lintercettazione risale allo scorso
due febbraio, e il sindaco parla con
il vicesindaco Alfonso Graziano mentre
le microspie, collocate sullauto
di servizio del Comune, registrano.
«Ma Agostì (nome dellimprenditore
ndr) adesso devi capire -dice Siniscalchi
- che io sono come il jubox. Ti conviene?...
non ti conviene? Stai alla larga da
me».
Siniscalchi - commenta il giudice dellordinanza
- si ripromette di non conferirgli altri
incarichi se non dietro compenso immediato,
identificandosi pittorescamente in un
juke box, cioé inserisci i soldi
per ottenere la canzone. E Siniscalchi
«continua inoltre dicendo di non
aver paura dellintervento dei
Graziano, asserendo di potersi eventualmente
vendicare mettendoli al corrente dei
guadagni ottenuti da Agostino per le
pratiche riguardanti le relazioni tecniche
inerenti i danni provocati dalla frana».
Sono diversi i punti dellordinanza
in cui si fa riferimento alle attività
del sindaco in relazione sia agli appalti
sia alle pressioni esercitate per far
assumere nelle ditte persone segnalate.
Dalle intercettazioni «risulta
che il sindaco -scrive il gip - addirittura
detiene personalmente i libretti di
lavoro delle persone che intende far
assumere ».
I magistrati si dicono convinti che
lindagine abbia dimostrato: «come
gli esponenti politici più autorevoli
a livello locale, il sindaco Siniscalchi
e il vicesindaco Alfonso Graziano, abbiano
svolto il ruolo di intermediari, mediatori
e garanti delle scellerate pretese del
gruppo camorristico dei Graziano sui
fondi della ricostruzione favorendo
esponenti legati al sodalizio sia nella
concessione dei contributi e degli incarichi
di progetto, sia garantendo una diretta
partecipazione alle imprese legate a
a Graziano, allopera di ricostruzione,
in cambio di un appoggio elettorale».
Gli inquirenti sottolineano: «il
sistema della licitazione privata viene
di fatto superato a Quindici, concordandosi
tra il sindaco e le ditte che dovranno
risultare vincitrici linserimento
di altre ditte fantoccio che hanno solo
il compito di presentare offerte compiacenti
che consentano alla ditta già
comunque prescelta di aggiudicarsi i
lavori in modo formalmente regolare
con un minimo ribasso».
I magistrati, inoltre, hanno osservato
come la nuova guerra di camorra in atto
tra i Cava e i Graziano sia strettamente
correlata anche ai motivi di ordine
economico per gli appetiti scatenati
allarrivo nel paese dei finanziamenti
post-frana. . |
| Gli
arrestati |
 |
 |
|
Adriano
Graziano, raggiunto da ordinanza di
custodia cautelare in carcere. E
nato il 4/2/1967 ed è uno dei
figli del boss Salvatore Luigi.
Antonio Graziano, raggiunto
da ordinanza di custodia cautelare
in carcere. E nato il 17/1/1963
è sarebbe lesecutore
materiale della strage di Lauro.
Chiara Manzi, anche lei già
stava in carcere. E nata il
7/3/1940 ed è la moglie del
boss Salvatore Luigi.
Alba Scibelli, già in
carcere, è nata il 24/04/1962
ed è la moglie di Eugenio Graziano,
lex sindaco di Quindici uccisonellattentato
di Scisciano nel 1991.
Arturo Graziano, è stato
arrestato ieri nella sua abitazione,
nato il 16/11/1942. E il fratello
di un altro boss, Pasquale Raffaele.

Fiore Graziano, è nato
l1/1/1973. Già era in
carcere ma a differenza degli altri
dovrà scontare solo un residuo
di pena relativo a diciotto mesi.
Antonio Siniscalchi, sindaco
di Quindici è nato il 7/11/1953.
Parente ed affiliato al clan Graziano.
Alfonso Graziano, vicesindaco
e affiliato allomonimo clan.
E nato il 7/01/1956
Felice Graziano, vale lo stesso
discorso fatto per Alfonso, solo che
lui non era in politica
Antonio Peluso, ex ingegnere
capo del Comune, è stato in
prima linea nella gestione dei fondi
post-alluvione.
Sabato Vivenzione, assessore
comunale alla forestazione. E
nato il 3/10/1966.
Antonio Mazzocchi, ex agente
di polizia e sposato con Rosaria Graziano,
figlia del boss. Era
stato scarcerato soltanto una settimana
fa dal tribunale del riesame. Ora
si è reso latitante..
Non
solo camorra....
E un intreccio politico-camorristico
che lascia sgomenti. Il tessuto civile
di Quindici è una rete sbrindellata
del malaffare, della corruzione, della
criminalità. In questo sventurato
paese bisogna accendere la lanterna
per trovare un appiglio di morale.
Ci sono tutti gli elementi della nuova
mafia: appalti, le mani sulla pubblica
amministrazione, le faide, le uccisioni.
Un copione mortifero con un solo epilogo:
il danaro sporco di sangue e di traffici.
No so quante amministrazioni siano
state sciolte a Quindici: tutte nel
segno dei Graziano. Si dovette mobilitare
anche Pertini per arginare il fiume
dellimpero criminale. E ricordo
qui anche la storia di un onesto brigadiere
dei carabinieri travolto a Quindici
nei meandri femminili del clan. Siniscalchi
sembrava diverso. Lo avevamo visto
allopera quattro anni fà
quando Quindici fu colpita dallalluvione.
Apparve a tutti i cronisti disponibile
e addolorato. E questo atteggiamento
risultava più marcato in un
viso serioso e grifagno. Per la ricostruzione
aveva contestato tutti e tutto. Oggi,
sulle base delle accuse, possiamo
pensare che limpegno odorava
di soldi. Non vogliamo mettere subito
la croce addosso allimputato.
Un momento di attese non guasta. Ma
ci avevano colpito tre cose negli
ultimi tempi: le dimissioni del sindaco
che il Corriere giudicò fasulle
e aveva ragione. Forse quellimprovviso
ritiro, motivato con la protesta per
i ritardi della ricostruzione, era
un messaggio in codice a qualcuno;
secondo, il suo silenzio dopo la strage
di Lauro, dove i Graziano erano dentro
sino al collo; infine la brutta e
pretestuosa polemica con don Riboldi,
a proposito della marcia civile contro
la camorra, svoltasi nel Vallo di
Lauro una settimana fa. Vorrei concludere
con una notazione. Nella frane che
travolse Quindici, morì una
farmacista che era stata anche amministratrice
comunale. Il paese la rimpianse unanimamente.
Era stata in vita un esempio di onestà.
Ecco in un momento di nausea e sconforto,
fa bene il ricordo di un grano di
speranza. Un giusto può ancora
abitare in quella che oggi appare
come Corleone.
|
|
 |
|
Redazione
Corriere
|
 |
|
|
 |
|
|
|
|
|
|