Marted́ 7 Settembre 2010

Camorra e appalti - Repulisti a Quindici

All’alba di ieri scatta il blitz della DDA di Napoli: arrestato il sindaco di Quindici Antonio Siniscalchi, il suo vice Alfonso Graziano, l’assessore all’Ambiente, Sabato Vivenzio e l’ex ingegnere capo del Comune, Antonio Peluso. Notificati in carcere altri sette ordini di custodia cautelare quasi tutti appartenenti al clan Graziano. Le accuse: associazione a delinquere di stampo mafioso, truffa aggravata, tentato omicidio e abusi in atti di ufficio. Contestata la gestione degli appalti del post alluvione del 5 maggio 1998


QUINDICI - Arrestato il sindaco Antonio Siniscalchi e con lui in carcere sono finiti il vicesindaco Alfonso Graziano e l’assessore comunale alla forestazione Sabato Vivenzio. L’operazione è scattata alle prime ore dell’alba di ieri, con duecento uomini in campo coadiuvati anche dalle unità cinofile. A condurre le indagini i carabinieri della Compagnia di Baiano. Un blitz che si è consumato in pochissimi minuti.
Nessuno ha opposto resistenza, forse tutti già immaginavano o avevano avuto sentore.
Siniscalchi non ha parlato, il suo, uno sguardo di ghiaccio. Nessuna scena di isterismo. E’ stato caricato in auto assieme agli altri fermati e trasportato presso il Comando provinciale dei Carabinieri per poi essere trasferito nel carcere di Poggioreale.
Le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere di stampo mafioso, concussione, abuso in atti d’ufficio, falso in atti pubblici e truffa aggravata.
L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dai Pm Manuele Mazzi e Domenico Airoma. Durante la notte, inoltre, i militari dell’Arma hanno effettuato una lunga serie di perquisizioni. Sarebbero stati sequestrati, anche presso l’abitazione del primo cittadino, documenti riservatissimi e ritenuti di grande importanza. Le indagini sono iniziate dopo l’alluvione del 5 maggio del 1998 che provocò a Quindici undici morti e danni miliardari.
Una vasta opera di ricostruzione che aveva messo in moto tutto il meccanismo burocratico. Da subito si iniziarono a notare strani movimenti e già qualche mese dopo l’alluvione si capì che negli appalti del post-alluvione c’erano infiltrazioni camorristiche con la connivenza di qualcuno che sapeva e poteva aiutare, passare informazioni e soprattutto in cambio di “favori” dare in appalto i lavori.
Un’affaire da cento miliardi, considerando anche l’operazione rifiuti.
Parallelamente ai lavori di messa in sicurezza, alle proteste dei cittadini e soprattutto alle clamorose prese di posizione dell’amministrazione comunale si verificavano episodi inquietanti, attentati, furti e soprattutto intimidazioni ad imprenditori locali. Nel giro di quattro anni sono stati devastati dalle fiamme più di cinquanta escavatori. Un dato impressionante. Intanto, ed era chiaro, si erano scatenati gli appetiti delle organizzazioni malavitose. La guerra tra i Cava ed i Graziano era diventata durissima. Così la macchina investigativa si è messa in moto.
Le indagini si sono sviluppate, principalmente, con intercettazioni ambientali e telefoniche e con l’acquisizione dei tabulati dei cellulari e di documenti. Sarebbe stata proprio una telefonata a tradire il sindaco Siniscalchi. Alcuni minuti di conversazione con un esponente dei Graziano, con cui il sindaco è lontano parente e dai quali emerge l’affiliazione del primo cittadino al clan.
Le accuse parlano chiaro. L’associazione a delinquere di stampo mafioso è quella più pesante.
Il ruolo svolto dal sindaco Siniscalchi, le dinamiche che hanno accompagnato il suo ruolo di primo cittadino, il contesto in cui si sono svolti fatti criminali e i particolari dell’intera operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, presieduta da Procuratore Agostino Cordova presso il suo ufficio.
Il magistrato ha messo in evidenza fa grande difficoltà nel portare avanti le indagini per quel clima di omertà, definito “eccezionale” e che si configura non solo nel tenere sempre la bocca cucita da parte di testimoni, ma anche da parte di chi subisce un reato, occultandone spesso le prove.
Il legame che lega i Graziano all’amministrazione comunale è, storicamente, suggellata da un patto inossidabile. Gli inquirenti ricostruiscono la storia amministrativa di Quindici negli ultimi quaranta anni. Si deve partire dagli anni sessanta.
Il clan Graziano, ritenuto responsabile della strage di Lauro, ha avuto tra le sue fila cinque sindaci, di cui due morti assassinati e tre rimossi per rapporti con la camorra dal presidente della Repubblica. Un lunga scia di sangue. Dal novembre del 1960 al 1972, la carica di primo cittadino fu ricoperta da Fiore Graziano, ucciso nel settembre del 1972. Poi fu la volta di Raffaele Graziano, fratello di Arturo, arrestato ieri. Restò in carica fino al 1983, quando si diede alla latitanza perché coinvolto in un’inchiesta che riguardava la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Nel 1984 in campo scese Eugenio Graziano, figlio di Salvatore Luigi e Chiara Manzi. Eugenio fu rimosso dopo alcuni mesi dal presidente della Repubblica e ucciso nel 1991 nell’agguato di Scisciano.
Nel gennaio del 1985 fu elettore sindaco Carmine Graziano che si dimise solo dopo due mesi per evitare l’analogo provvedimento di rimozione che aveva colpito il suo predecessore. Nel gennaio del 1989 fu la volta di Carmine Graziano: il Consiglio venne nuovamente sciolto dopo quattro anni.
Una breve parentesi democratica, con la elezione della farmacista Olga Santaniello (rimasta uccisa nella sua farmacia in seguito all’alluvione di Quindici del 5 maggio 1998), sostenuta da tutte le forze politiche, po costretta a gettare la spugna, aprendo le porte al commissariamento cui fece seguito, nel 1996, l’elezione di Antonio Siniscalchi con la riconferma avvenuta quattro anni dopo in maniera plebiscitaria.
Nel corso della conferenza stampa i magistrati hanno definito anche il contorno che porta diritto al cosiddetto “voto inquinato”. Ne è prova il fatto che dopo la vittoria elettorale di Siniscalchi , dalla sede dei seggi elettorali si snodò un corteo a piedi, al quale parteciparono sindaco, consiglieri e i loro più aperti sostenitori. Il corteo raggiunse la frazione Brosagro sfilando davanti all’abitazione di Arturo Graziano, detto “‘guaglione”, che con le sue donne rispondeva facendo cenno di saluto. Da un’auto con un megafono veniva scandita la frase: “Don Arturo olé”. Per i magistrati questo è un segno di assoggettamento al clan, una sorta di benedizione al nuovo sindaco sponsorizzato dai Graziano.
Non solo. Siniscalchi con i primi fondi della ricostruzione dà in appalto i lavori per rifare il viale e la recinzione della villa bunker dei Graziano.
Le decisioni dell’amministrazione erano tutte studiate a tavolino proprio con gli esponenti dei clan: gli incarichi, le nomine interne ed esterne e quali ditte scegliere.
I summit avvenivano nei bunker delle abitazioni dei Graziano e vi partecipavano pochi intimi.
In una intercettazione telefonica, Siniscalchi avrebbe detto ad un affiliato dei Graziano: ora si cambia, non più il camorrista con la pistola ma con il cervello. In questa frase c’è tutto il significato di un potere occulto, di manovre che nel giro di pochi anni hanno monopolizzato completamente un paese, estromettendo perfino i Cava a causa delle maggiori pendenze con la giustizia.
A volte Siniscalchi si recava direttamente con i suoi fiancheggiatori nei cantieri per verificare i lavori e dare “direttive”.
Assieme a Siniscalchi sono finiti in galera anche il vicesindaco, Alfonso Graziano, e l’assessore alle forestazione, Sabato Vivenzio: il loro era un ruolo secondario. Tacevano, favorivano le azioni del sindaco e intervenivano per difendere i propri interessi.
Tutti gli arrestati si trovano in celle di massima sicurezza presso il carcere di Poggioreale. Tra gli altri, ai quali l’ordinanza è stata notificata in carcere ci sono: Adriano Graziano, Antonio Graziano, Chiara Manzi, Alba Scibielli e Fiore Graziano. Oltre ai tre amministratori sono stati arrestati presso le rispettive abitazioni: Antonio Peluso, Felice Graziano e Arturo Graziano.
Il poliziotto, Antonio Mazzocchi, scarcerato solo una settimana fa dal tribunale del riesame risulta latitante. L’altro dato impressionante che gli inquirenti hanno sottolineato nel corso della conferenza stampa è quello dei voti ottenuti durante le scorse elezioni. A molti, secondo gli investigatori, è stato imposto di votare Siniscalchi. Difatti la camorra non solo vota, ma soprattutto fa votare. Tutto rientra in una logica consolidata in cui senza amministrazione comunale alle spalle anche gli affari dei clan diventano più difficili. Ora i nodi sono venuti alla luce e sono in molti a tremare. Ci potrebbero essere clamorosi sviluppi già nelle prossime ore.
Tra le accuse figura anche quella di tentato omicidio ai danni dell’imprenditore Giuseppe Pacia.
La vicenda si consumò il 3 luglio del 2000 e l’uomo riuscì a sopravvivere solo grazie ad un miracolo. Il pm dell’antimafia è apparso molto deciso quando ha parlato di un clima ostile alle Forze dell’ordine nel Vallo di Lauro e di come il sindaco Siniscalchi assieme ai suoi collaboratori avesse favorito nell’arco di questi anni il clan Graziano. Le ville sparse a Quindici, i nascondigli segreti, le strade asfaltate e la pubblica illuminazione erano opera del Comune che con i soldi pubblici aiutava i Graziano e li rendeva immuni da attentati e rivendicazioni.
Un quadro sconcertante che è venuto fuori ad un mese di distanza dalla strage di Lauro e che rischia di far crollare quelle poche certezze i cittadini di Quindici avevano custodito..

Le intercettazioni telefoniche - «Agostì io sono come un juke-box»
•«Devi capire, sono un juke box. Ti conviene? ». Così il primo cittadino di Quindici in una conversazione telefonica con il vice sindaco commenta il proprio atteggiamento assunto nei confronti di un imprenditore interessato ad un appalto ma restio a versare mazzette agli amministratori.
L’intercettazione risale allo scorso due febbraio, e il sindaco parla con il vicesindaco Alfonso Graziano mentre le microspie, collocate sull’auto di servizio del Comune, registrano. «Ma Agostì (nome dell’imprenditore ndr) adesso devi capire -dice Siniscalchi - che io sono come il jubox. Ti conviene?... non ti conviene? Stai alla larga da me».
Siniscalchi - commenta il giudice dell’ordinanza - si ripromette di non conferirgli altri incarichi se non dietro compenso immediato, identificandosi pittorescamente in un juke box, cioé inserisci i soldi per ottenere la canzone. E Siniscalchi «continua inoltre dicendo di non aver paura dell’intervento dei Graziano, asserendo di potersi eventualmente vendicare mettendoli al corrente dei guadagni ottenuti da Agostino per le pratiche riguardanti le relazioni tecniche inerenti i danni provocati dalla frana».
Sono diversi i punti dell’ordinanza in cui si fa riferimento alle attività del sindaco in relazione sia agli appalti sia alle pressioni esercitate per far assumere nelle ditte persone segnalate.
Dalle intercettazioni «risulta che il sindaco -scrive il gip - addirittura detiene personalmente i libretti di lavoro delle persone che intende far assumere ».
I magistrati si dicono convinti che l’indagine abbia dimostrato: «come gli esponenti politici più autorevoli a livello locale, il sindaco Siniscalchi e il vicesindaco Alfonso Graziano, abbiano svolto il ruolo di intermediari, mediatori e garanti delle scellerate pretese del gruppo camorristico dei Graziano sui fondi della ricostruzione favorendo esponenti legati al sodalizio sia nella concessione dei contributi e degli incarichi di progetto, sia garantendo una diretta partecipazione alle imprese legate a a Graziano, all’opera di ricostruzione, in cambio di un appoggio elettorale». Gli inquirenti sottolineano: «il sistema della licitazione privata viene di fatto superato a Quindici, concordandosi tra il sindaco e le ditte che dovranno risultare vincitrici l’inserimento di altre ditte fantoccio che hanno solo il compito di presentare offerte compiacenti che consentano alla ditta già comunque prescelta di aggiudicarsi i lavori in modo formalmente regolare con un minimo ribasso».
I magistrati, inoltre, hanno osservato come la nuova guerra di camorra in atto tra i Cava e i Graziano sia strettamente correlata anche ai motivi di ordine economico per gli appetiti scatenati all’arrivo nel paese dei finanziamenti post-frana. .


Gli arrestati

•Adriano Graziano, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere. E’ nato il 4/2/1967 ed è uno dei figli del boss Salvatore Luigi.
•Antonio Graziano, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere. E’ nato il 17/1/1963 è sarebbe l’esecutore materiale della strage di Lauro.
•Chiara Manzi, anche lei già stava in carcere. E’ nata il 7/3/1940 ed è la moglie del boss Salvatore Luigi.
•Alba Scibelli, già in carcere, è nata il 24/04/1962 ed è la moglie di Eugenio Graziano, l’ex sindaco di Quindici uccisonell’attentato di Scisciano nel 1991.
•Arturo Graziano, è stato arrestato ieri nella sua abitazione, nato il 16/11/1942. E’ il fratello di un altro boss, Pasquale Raffaele.
•Fiore Graziano, è nato l’1/1/1973. Già era in carcere ma a differenza degli altri dovrà scontare solo un residuo di pena relativo a diciotto mesi.
•Antonio Siniscalchi, sindaco di Quindici è nato il 7/11/1953. Parente ed affiliato al clan Graziano.
•Alfonso Graziano, vicesindaco e affiliato all’omonimo clan. E’ nato il 7/01/1956
•Felice Graziano, vale lo stesso discorso fatto per Alfonso, solo che lui non era in politica
•Antonio Peluso, ex ingegnere capo del Comune, è stato in prima linea nella gestione dei fondi post-alluvione.
•Sabato Vivenzione, assessore comunale alla forestazione. E’ nato il 3/10/1966.
•Antonio Mazzocchi, ex agente di polizia e sposato con Rosaria Graziano, figlia del boss. Era stato scarcerato soltanto una settimana fa dal tribunale del riesame. Ora si è reso latitante..

Non solo camorra....
E’ un intreccio politico-camorristico che lascia sgomenti. Il tessuto civile di Quindici è una rete sbrindellata del malaffare, della corruzione, della criminalità. In questo sventurato paese bisogna accendere la lanterna per trovare un appiglio di morale. Ci sono tutti gli elementi della nuova mafia: appalti, le mani sulla pubblica amministrazione, le faide, le uccisioni. Un copione mortifero con un solo epilogo: il danaro sporco di sangue e di traffici. No so quante amministrazioni siano state sciolte a Quindici: tutte nel segno dei Graziano. Si dovette mobilitare anche Pertini per arginare il fiume dell’impero criminale. E ricordo qui anche la storia di un onesto brigadiere dei carabinieri travolto a Quindici nei meandri femminili del clan. Siniscalchi sembrava diverso. Lo avevamo visto all’opera quattro anni fà quando Quindici fu colpita dall’alluvione. Apparve a tutti i cronisti disponibile e addolorato. E questo atteggiamento risultava più marcato in un viso serioso e grifagno. Per la ricostruzione aveva contestato tutti e tutto. Oggi, sulle base delle accuse, possiamo pensare che l’impegno odorava di soldi. Non vogliamo mettere subito la croce addosso all’imputato. Un momento di attese non guasta. Ma ci avevano colpito tre cose negli ultimi tempi: le dimissioni del sindaco che il Corriere giudicò fasulle e aveva ragione. Forse quell’improvviso ritiro, motivato con la protesta per i ritardi della ricostruzione, era un messaggio in codice a qualcuno; secondo, il suo silenzio dopo la strage di Lauro, dove i Graziano erano dentro sino al collo; infine la brutta e pretestuosa polemica con don Riboldi, a proposito della marcia civile contro la camorra, svoltasi nel Vallo di Lauro una settimana fa. Vorrei concludere con una notazione. Nella frane che travolse Quindici, morì una farmacista che era stata anche amministratrice comunale. Il paese la rimpianse unanimamente. Era stata in vita un esempio di onestà. Ecco in un momento di nausea e sconforto, fa bene il ricordo di un grano di speranza. Un giusto può ancora abitare in quella che oggi appare come Corleone.


Il vicesindao e l'assessore in manette

Alfonso Graziano era uno dei nuovi volti della seconda amministrazione di Antonio Siniscalchi. L’imprenditore quindicese finito anche lui in manette, aveva la delega di vicesindaco nella giunta presieduta da Siniscalchi. Anche Alfonso Graziano era finito nel mirino del “corvo”, che aveva parlato della sua parentela acquisita con i Graziano, ma l’imprenditore era sempre risultato estraneo a qualsiasi logica camorristica. Celibe, gestiva un supermercato nel nolano insieme ad i fratelli, e nella sua attività amministrativa era impegnato soprattutto sul risanamento delle case popolari in via Edoardo De Filippo.
Sabato Vivenzio quarantenne, fisioterapista è stato uno dei veterani dell’amministrazione Siniscalchi.
Infatti fin dal 1996 ha ricoperto l’incarico di assessore e nel periodo della frana fu in prima linea insieme a Siniscalchi per portare avanti la problematica ricostruzione del paese.
L’assessore all’ambiente e alla forestazione aveva presentato negli ultimi anni aveva presentato un progetto di circa un miliardo per un piano di protezione civile comunale.
Dopo gli arresti tensioni alla stazione

QUINDICI - Dopo gli arresti l’ “assalto” alla stazione dei carabinieri di Quindici. Momenti di altissima tensione in cui i militari dell’arma hanno dovuto mantenere estrema calma. Dopo l’arresto del sindaco, del suo vice e dell’assessore all’ambiente, amici e familiari si sono radunati davanti alla stazione ed hanno manifestato tutta la loro rabbia contenuta in una parole pesantissime: «A vuoi va vessero sparà» o «Invece di mettere in galera i camorristi, avete arrestato persone perbene». Una sfuriata che è durata per diversi motivi, fin quando le pattuglie non hanno trasportato di tutta fretta gli arresti al Comando provinciale di Avellino. Molte le persone, però, che hanno continuato a stazione nei pressi del comando.Solo nelle prime ore del pomeriggio ed anche a causa del caldo insopportabile hanno deciso di andare via. Ma si temono nuove manifestazioni. Il paese è presieduto, posti di blocco ad ogni angolo proprio per evitare che si verifichino episodi di violenza. Massima attenzione anche presso il commissariato di Lauro, dove il vicequestore ha dato ordine categorico di scendere in campo al minimo problema. Insomma tutte le precauzioni per evitare problemi.

Gli amministratori difesi da Bizzarro
Antonio SIniscalchi, Alfonso Graziano e Sabatino Vivenzio saranno interrogati assieme agli altri arrestati questa mattina presso il carcere di Poggioreale. A difendere i tre amministratori l’avvocato Raffaele Bizzarro, noto penalista del Vallo di Lauro. L’interrogatorio dovrebbe avvenire nelle prime ore della mattinata di oggi alla presenza del collegio difensivo. Ad ascoltarli i pm dell’antimafia Domenico Airoma e Manuela Mazzi.
C’è grande attesa per sapere cosa risponderanno gli imputati alle domande dei giudici. Siniscalchi, stando ad indiscrezioni, ieri mattina mentre i carabinieri lo traevano in arresto avrebbe detto di essere innocenti e di essere estraneo ai fatti che gli venivano contestati.
Oggi si saprà se confermerà le stesse dichiarazioni. Gli interrogatori dovrebbero concludersi solo a tarda mattinata.

Le intercettazioni telefoniche - «Agostì io sono come un juke-box»
•«Devi capire, sono un juke box. Ti conviene? ». Così il primo cittadino di Quindici in una conversazione telefonica con il vice sindaco commenta il proprio atteggiamento assunto nei confronti di un imprenditore interessato ad un appalto ma restio a versare mazzette agli amministratori.
L’intercettazione risale allo scorso due febbraio, e il sindaco parla con il vicesindaco Alfonso Graziano mentre le microspie, collocate sull’auto di servizio del Comune, registrano. «Ma Agostì (nome dell’imprenditore ndr) adesso devi capire -dice Siniscalchi - che io sono come il jubox. Ti conviene?... non ti conviene? Stai alla larga da me».
Siniscalchi - commenta il giudice dell’ordinanza - si ripromette di non conferirgli altri incarichi se non dietro compenso immediato, identificandosi pittorescamente in un juke box, cioé inserisci i soldi per ottenere la canzone. E Siniscalchi «continua inoltre dicendo di non aver paura dell’intervento dei Graziano, asserendo di potersi eventualmente vendicare mettendoli al corrente dei guadagni ottenuti da Agostino per le pratiche riguardanti le relazioni tecniche inerenti i danni provocati dalla frana».
Sono diversi i punti dell’ordinanza in cui si fa riferimento alle attività del sindaco in relazione sia agli appalti sia alle pressioni esercitate per far assumere nelle ditte persone segnalate.
Dalle intercettazioni «risulta che il sindaco -scrive il gip - addirittura detiene personalmente i libretti di lavoro delle persone che intende far assumere ».
I magistrati si dicono convinti che l’indagine abbia dimostrato: «come gli esponenti politici più autorevoli a livello locale, il sindaco Siniscalchi e il vicesindaco Alfonso Graziano, abbiano svolto il ruolo di intermediari, mediatori e garanti delle scellerate pretese del gruppo camorristico dei Graziano sui fondi della ricostruzione favorendo esponenti legati al sodalizio sia nella concessione dei contributi e degli incarichi di progetto, sia garantendo una diretta partecipazione alle imprese legate a a Graziano, all’opera di ricostruzione, in cambio di un appoggio elettorale». Gli inquirenti sottolineano: «il sistema della licitazione privata viene di fatto superato a Quindici, concordandosi tra il sindaco e le ditte che dovranno risultare vincitrici l’inserimento di altre ditte fantoccio che hanno solo il compito di presentare offerte compiacenti che consentano alla ditta già comunque prescelta di aggiudicarsi i lavori in modo formalmente regolare con un minimo ribasso».
I magistrati, inoltre, hanno osservato come la nuova guerra di camorra in atto tra i Cava e i Graziano sia strettamente correlata anche ai motivi di ordine economico per gli appetiti scatenati all’arrivo nel paese dei finanziamenti post-frana. .


Gli arrestati

•Adriano Graziano, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere. E’ nato il 4/2/1967 ed è uno dei figli del boss Salvatore Luigi.
•Antonio Graziano, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere. E’ nato il 17/1/1963 è sarebbe l’esecutore materiale della strage di Lauro.
•Chiara Manzi, anche lei già stava in carcere. E’ nata il 7/3/1940 ed è la moglie del boss Salvatore Luigi.
•Alba Scibelli, già in carcere, è nata il 24/04/1962 ed è la moglie di Eugenio Graziano, l’ex sindaco di Quindici uccisonell’attentato di Scisciano nel 1991.
•Arturo Graziano, è stato arrestato ieri nella sua abitazione, nato il 16/11/1942. E’ il fratello di un altro boss, Pasquale Raffaele.
•Fiore Graziano, è nato l’1/1/1973. Già era in carcere ma a differenza degli altri dovrà scontare solo un residuo di pena relativo a diciotto mesi.
•Antonio Siniscalchi, sindaco di Quindici è nato il 7/11/1953. Parente ed affiliato al clan Graziano.
•Alfonso Graziano, vicesindaco e affiliato all’omonimo clan. E’ nato il 7/01/1956
•Felice Graziano, vale lo stesso discorso fatto per Alfonso, solo che lui non era in politica
•Antonio Peluso, ex ingegnere capo del Comune, è stato in prima linea nella gestione dei fondi post-alluvione.
•Sabato Vivenzione, assessore comunale alla forestazione. E’ nato il 3/10/1966.
•Antonio Mazzocchi, ex agente di polizia e sposato con Rosaria Graziano, figlia del boss. Era stato scarcerato soltanto una settimana fa dal tribunale del riesame. Ora si è reso latitante..

Non solo camorra....
E’ un intreccio politico-camorristico che lascia sgomenti. Il tessuto civile di Quindici è una rete sbrindellata del malaffare, della corruzione, della criminalità. In questo sventurato paese bisogna accendere la lanterna per trovare un appiglio di morale. Ci sono tutti gli elementi della nuova mafia: appalti, le mani sulla pubblica amministrazione, le faide, le uccisioni. Un copione mortifero con un solo epilogo: il danaro sporco di sangue e di traffici. No so quante amministrazioni siano state sciolte a Quindici: tutte nel segno dei Graziano. Si dovette mobilitare anche Pertini per arginare il fiume dell’impero criminale. E ricordo qui anche la storia di un onesto brigadiere dei carabinieri travolto a Quindici nei meandri femminili del clan. Siniscalchi sembrava diverso. Lo avevamo visto all’opera quattro anni fà quando Quindici fu colpita dall’alluvione. Apparve a tutti i cronisti disponibile e addolorato. E questo atteggiamento risultava più marcato in un viso serioso e grifagno. Per la ricostruzione aveva contestato tutti e tutto. Oggi, sulle base delle accuse, possiamo pensare che l’impegno odorava di soldi. Non vogliamo mettere subito la croce addosso all’imputato. Un momento di attese non guasta. Ma ci avevano colpito tre cose negli ultimi tempi: le dimissioni del sindaco che il Corriere giudicò fasulle e aveva ragione. Forse quell’improvviso ritiro, motivato con la protesta per i ritardi della ricostruzione, era un messaggio in codice a qualcuno; secondo, il suo silenzio dopo la strage di Lauro, dove i Graziano erano dentro sino al collo; infine la brutta e pretestuosa polemica con don Riboldi, a proposito della marcia civile contro la camorra, svoltasi nel Vallo di Lauro una settimana fa. Vorrei concludere con una notazione. Nella frane che travolse Quindici, morì una farmacista che era stata anche amministratrice comunale. Il paese la rimpianse unanimamente. Era stata in vita un esempio di onestà. Ecco in un momento di nausea e sconforto, fa bene il ricordo di un grano di speranza. Un giusto può ancora abitare in quella che oggi appare come Corleone.

Redazione Corriere

 





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