Se il presepe è simbolo di libertà

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Nella odierna società di comunicazione ogni notizia finisce per diventare una bufera mediatica e, quando si può, la si butta in politica finendo spesso in caciara. I conduttori dei talk show, per catturare più ascoltatori, quasi sempre, si rendono complici dei politici che strumentalizzano le informazioni al fine di una perenne propaganda politica, cavalcano l’onda del consenso popolare solleticando gli istinti più elementari, gli impulsi e gli stati d’animo più egoistici, la paura dei telespettatori. Le televisioni (ormai tutte commerciali) si fanno concorrenza a chi riesce a spararla più grossa e a fomentare liti che alzano l’ascolto. La notizia del “Presepe di Rozzano” e la sventura capitata all’ignaro preside dell’Istituto comprensivo statale di via dei Garofani è, a tale riguardo, emblematica e significativa. Caratterizza lo stato di profonda manipolazione dei fatti e denota una violenza, che continuiamo a subire, da parte di un sistema politico che, invece di narrare le cose nella loro oggettiva verità, favorendo il pluralismo e l’analisi delle interpretazioni, falsifica la verità a fini politici. Quali i fatti di Rozzano? In pochi giorni un anonimo Preside balza – suo malgrado- agli onori della cronaca di tutti i giornali e di tutte le reti televisive perché, a detta di tutti, si sarebbe reso colpevole di voler annullare il Natale nella sua scuola, con l’abolizione del concerto natalizio, l’asportazione dei Crocifissi dalle aule scolastiche, venendo così meno a difendere “le tradizioni giudaico-cristiane” che stanno a fondamento della nostra civiltà. Il tutto per non “irritare” i bambini e i loro genitori di religione musulmana, che non hanno le nostre tradizioni natalizie e nella piega crescente di una passiva soccombenza verso l’islamismo e gli stranieri che, vivendo nel nostro Paese, dovrebbero adeguarsi ai nostri costumi, alla nostra cultura ed alla nostra civiltà. Vogliono, invece, rimanere di fede mussulmana e costruire moschee per continuare ad esercitare la loro religione. Il preside è stato fatto oggetto di scherno e di derisione. Cortei di persone si sono recate a protestare davanti alla scuola con alla testa il solito Salvini, che ha portato un presepe in dono agli alunni “cristiani”, e Maria Stella Gelmini, che pure in passato è stata Ministro dell’Istruzione, che ha intonato “Tu scendi dalle stelle” accompagnata nel coro dalla voce tonitruante dell’ex ministro La Russa. I quotidiani della destra, da Libero al Giornale, hanno fomentato per giorni e giorni la paura e la rabbia popolare sull’onda delle stragi di Parigi e in tutti i salotti televisivi sono stati onnipresenti i Salvini e le Santanchè che, hanno continuato a ripetere, senza che nessuno fosse stato in grado di frenarli, le solite e stereotipate frasi ad effetto per menti semplici. Non hanno mancato di dire la propria anche personaggi politici istituzionali e perfino della Chiesa che dovrebbero essere più cauti e garanti di un pluralismo religioso e culturale proprio della nostra civiltà che si avvia a divenire sempre più multietnica. Matteo Renzi, non si è lasciata sfuggire l’occasione: “Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni. Se pensava di favorire l’integrazione e la convivenza in questo modo, mi pare abbia sbagliato di grosso.” Gli ha fatto seguito il sottosegretario all’istruzione Faraone, che è un saggio senza laurea: “decisione miope presa da chi ancora confonde l’inclusione con il quieto vivere”. Salvini, naturalmente ha dettato che bisogna “licenziare i presidi ed i professori che cancellano il Natale, eliminano i Presepi ed i Crocifissi”. Persino mons. Galantini, segretario della CEI: “E’pretestuoso e tristemente ideologico la scelta di chi dice di voler rispettare gli altri cancellando, o camuffando, il Natale”. Come stanno veramente i fatti? La lettera del Preside non lascia dubbi: “Non ho mai fatto togliere i Crocifissi dalle aule… per un motivo molto semplice: non c’erano”. Non ha cancellato né rimandato alcun concerto natalizio e altre iniziative, programmate dal collegio dei docenti e d’Istituto (al quale partecipano anche rappresentanze di genitori e di alunni) che si terranno normalmente come deciso; non esistono iniziative cancellate o rinviate. “L’unico diniego che ho opposto riguarda la richiesta di due mamme che avrebbero voluto entrare a scuola nell’intervallo mensa per insegnare canti religiosi ai bambini cristiani: cosa che continuo a considerare inopportuna”. Questa la verità venuta fuori dopo giorni di polemiche e diatribe. Quali le conclusioni? Molti politici ignorano che in Italia, fin dai tempi di Cavour, vige il principio di “Libera Chiesa in libero Stato” e che la religione cattolica, prevista come religione dello Stato dai Patti lateranensi del 1929, è stata abolita dal Concordato del 1984 e che una sentenza della Corte Costituzionale del 2000 ha abolito il reato di “vilipendio alla religione dello Stato”. La scuola, deve garantire libertà di insegnamento, pluralismo, insegnare la storia dei popoli e delle religioni e non “insegnare” la civiltà giudaico-cristiana che è altra cosa che è connotata alla nostra società e non fa parte dei programmi scolastici. ”Così va il mondo”, ripeteva rassegnato don Abbondio!