L’indecenza della casta

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I casi di indecenza e di arroganza dell’attuale Casta politica potrebbero riempire un’enciclopedia. Ormai corriamo il rischio di abituarci e di far passare tutto sotto silenzio. Sarebbe però un grave errore. Appena l’attenzione dell’opinione pubblica diminuisce, infatti, la Casta ritrova la sua unità e torna a colpire. Come nel caso della deliberazione del consiglio regionale della Campania che avrebbe dovuto permettere ai parenti dei consiglieri di far parte del loro staff. Poi, a seguito delle proteste, annullata o ritirata. Insomma, una tragica farsa che – soprattutto per le incredibili dichiarazioni dei principali esponenti – ha superato ogni livello di indecenza. Come sempre accade quando si tratta di indennità, di privilegi e di favoritismi, è stata voltata all’unanimità: maggioranza, alleati, minoranze, opposizioni. Tutti insieme appassionatamente, tranne i M5S non rappresentati! E qui sorgono i primi interrogativi politici. L’ex sceriffo è comunque il vertice e il capo della maggioranza politica in regione, dove non si muove foglia che De Luca non voglia. E’ vero che quella decisione è stata di un organo del consiglio e non della giunta, ma é pensabile che un atto così significativo sul piano dell’etica pubblica sia stato adottato a sua insaputa? Se così fosse, ancora di più i protagonisti della vicenda si rivelerebbero dei dilettanti allo sbaraglio. La decisione è stata poi annullata a seguito di un colloquio con lui. Era, però, al corrente della scandalosa iniziativa dell’Ufficio di presidenza del consiglio ed è stato travolto anche lui dal ciclone mediatico, o non ne sapeva niente?… La maggior parte di coloro che hanno votato la deliberazione fanno comunque parte della maggioranza politica che lo sostiene. E, se il Pd non avesse voluto questa indecenza, ce la saremmo risparmiata. L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale a maggioranza di centro-sinistra si è comportato molto peggio del vituperato centro-destra… All’epoca – giunta Caldoro – fu messo un paletto che impediva comandi, distacchi e contratti vari ai parenti entro il terzo grado negli staff dei consiglieri regionali. Fu una delle poche cose buone varate in quel periodo, che estese la normativa un pò "lasca"- derivata dai compromessi politici – della legislazione anticorruzione. Quest’ultima prevede il limite alla parentela di secondo grado. Limite basso per una regione come la nostra, che non si è fatta mancare niente. Dove una consigliera ha messo sotto contratto la sorella della suocera come esperta di relazioni istituzionali. E un’altra ha nominato coordinatore della sua segreteria il figlio del cognato. Per non parlare, a quanto sembra, di casi di contratti (talvolta incrociati!) e di funzioni affidate a fidanzati/e, cugini, amanti e concubine varie. Tuttavia, l’aspetto più insopportabile di questa vicenda non è solo l’ulteriore discredito alle istituzioni. Bensì l’arroganza maldestra con cui alcuni esponenti del Consiglio regionale – a cominciare dai suoi vertici – ci hano raccontato un sacco di frottole. Innanzitutto hanno tentato di giustificare l’ingiustificabile… Si è tentato di far credere che la scelta di adeguarsi alla più blanda legislazione nazionale fosse un atto dovuto. Niente di più lontano dal vero. La normativa generale in vigore pone, per così dire, i paletti minimi per poter assumere determinati incarichi. Le Regioni, tuttavia, hanno autonomia costituzionale nelle materie inerenti il proprio ordinamento amministrativo, e perciò la possibilità di adottare normative ancora più severe. Si è raggiunto, insomma, il massimo dell’ipocrisia e della faccia tosta. Da un lato si è tentato di allargare le maglie normative, cosa che avrebbe favorito nuove ondate di parenti. Però con la pretesa di averlo fatto meritoriamente non solo per un inesistente obbligo di legge ma – non ridete, per favore – per "fare sempre meglio nell’ottica di favorire la riaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni", come si è pomposamente affermato. Dall’altro, si sono sprecati gli appelli all’etica individuale, fino alle ridicole iniziative di lettere, per raccomandare ai consiglieri di non assumere parenti. Cioè di non fare quello che si era appena permesso. Come é finita? Che infine i brillanti inventori di questa genialità all’incontrario, colti con le mani nella marmellata e sommersi dalle proteste, non sono stati più in grado di reggere. E sono stati costretti ad alzare bandiera bianca! Decisione annullata, forse si farà una legge (ma non si poteva fare già prima?) Qualcuno ha tentato di dire che non pensava, che non si aspettava… Ma che razza di classe politica è quella che prima agisce e poi valuta significati e conseguenze delle proprie azioni?