Questo Sud che sprofonda

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I dati Svimez di qualche giorno fa dicono con estrema chiarezza che il divario Nord-Sud cresce sempre di più. Segno che il dibattito che si va svolgendo sulla questione meridionale, e i tanti libri che sono stati pubblicati in questi ultimi mesi, non riescono a superare la fase della retorica per approdare a concrete soluzioni. In realtà il divario cresce perché l’attenzione verso il Mezzogiorno da parte del governo centrale si è ridotta ai minimi termini. Gli stessi provvedimenti annunciati dal ministro Delrio viaggiano tra non poche difficoltà e con tagli rilevanti. D’altra parte c’è poco da meravigliarsi se il dipartimento del Mezzogiorno del Pd è affidato anche a Luigi Famiglietti, che della realtà meridionale conosce forse bene Frigento e confini. Non solo. La deputazione meridionale nel Parlamento brilla per assenza. Si evince dai dibattiti sul Mezzogiorno quando i banchi si presentano del tutto vuoti. Allora si capisce che del Sud sono pochi ad interessarsi e tanti, invece, a sentirsi gratificati solo perché occupano una posizione di prestigio. Poi i dati della Svimez che ancora una volta suonano la sveglia. Già nell’agosto dello scorso anno furono proprio le cifre del divario ad allertare il governo. Fu allora che Matteo Renzi s’inventò il masterplan per il Mezzogiorno. Non si è mai capito quali fossero gli elementi caratterizzanti di questo piano che, a sentire il premier, avrebbe dovuto dare una significativa svolta per la rinascita del Mezzogiorno. In realtà se si fa eccezione per qualche intervento sul fisco, il resto riguarda distribuzione di fondi europei già programmati, come nel caso di Pompei. Oggi la clamorosa smentita viene proprio dai dati Svimez che non solo dimostrano come il divario sia aumentato, ma addirittura fanno intravedere una possibile cancellazione del meridione dalla vita nazionale. Insomma Matteo Renzi ha gettato un po’ di fumo negli occhi, descrivendo una vasta zona del paese che grazie alle infrastrutture promesse avrebbe dovuto cambiare vita. Di fatto le sole novità che allo stato sono crudele realtà riguardano l’incremento dei tumori nella terra dei fuochi, lo spopolamento delle zone interne, la debolezza infrastrutturale specie per la mobilità sul ferro. Scusate: non era stato forse Garibaldi a parlare per primo di una ferrovia che congiungesse Napoli con Bari? Anche qui il governo Renzi arriva in ritardo.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa