Ancora una terribile malanotte

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Come quella malanotte del 23 novembre 80 in Campania e Basilicata. Un tuffo nel passato. Stesse immagini sconvolgenti. La realtà che cambia in soli pochi secondi. Tante vite spezzate, lacrime, dolore, rabbia. Sopravvive solo la speranza. Tra ieri e oggi un valore diverso: la protezione civile che si è mossa con celerità. Nacque sulle macerie dell’Irpinia, dopo il grido lacerante di Sandro Pertini che denunciò, nella piazza san Rocco di Lioni, la vergogna nazionale di militari costretti a rimuovere le macerie a mani nude. Stavolta non è stato proprio così, anche se nelle stradine delle contrade rurali di un Mezzogiorno ancora contadino la malanotte ha avuto per ore ragione dei soccorsi. Dalle prime ore dell’alba di ieri il grande cuore della solidarietà nazionale ha fatto sentire e vivere la migliore italianità, fatta di coraggio, di altruismo, di volontà per affermare il bene comune. La terra ha tremato facendo stragi e distruzione. Non è una novità per quel serpente sinusoidale che si allunga in un Appennino matrigno. Esso è stato tante volte protagonista e testimone di immani tragedie. Ora si corre per salvare altre vite, per strappare alla morte donne, uomini e bambini colti di sorpresa nella notte di buio profondo, appena rischiarato da una triste luna piena. C’era anche quella sera su Conza della Campania a illuminare le rovine di un’antica civiltà che si sfarinava in soli settanta secondi. Le cifre daranno conto di questa ulteriore tragedia che, come sempre, diventa monito. Perchè, è bene ripeterlo, si fa poco per la sicurezza degli edifici costruiti in zone sismiche. C’è ancora troppo cemento assassino che diventa licenza di uccidere. E così la malanotte diventa un agguato. Come in Campania e Basilicata, a l’Aquila e oggi nel Lazio e nelle Marche.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa