La scuola tra tradizione e innovazione

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Al Convitto Nazionale confronto con il ministro Giannini sulle nuove sfide dell’istruzione

 

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Il 14 ottobre 2016 resterà negli annali del Convitto nazionale “Pietro Colletta” dove si è da subito registrato il clima delle grandi occasioni. La visita del ministro Stefania Giannini richiama subito alla mente quell’illustre predecessore Francesco de Sanctis, di cui nell’istituto resta vivo il ricordo attraverso un busto ed una lapide in quello che fu un istituto dei Padri Scolopi e che oggi è “scuola aperta “ proprio come recita la tematica del Convegno sorto per iniziativa del centro di studi “Guido Dorso” ed ospitato dal Convitto Nazionale sin dal primo pomeriggio.
Per riconoscere il merito dell’insegnante Annamaria Pennella, dal testo “Ricordi di una professoressa”, curato da Vita Maria Fiore , sono così estratti brani significativi letti tra le note di Rossini e Ponce, eseguiti da Giacomo Monteleone, Roberto de Marinis, Mayumi Ueda.
Quattro giovani ragazze leggono estratti dalle pagine del libro che diventano squarci di vita di un’insegnante prematuramente scomparsa da 20 anni ma viva nel ricordo di quanti la conobbero perchè dedita alla scuola, anche oltre l’orario scolastico, pronta ad affiancare i ragazzi al teatro come al cinema, decisa ad “iscrivere di ufficio” un’ alunna diversamente abile ad una gita da S. Stefano del sole a Venezia, per le calli in carrozzella!
Nell’Aula Magna del Convitto cresce così l’emozione, mentre in una sala gremita si fa strada, con un bouquet di fiori donatele dall’Istituto. proprio il Ministro, annunciato dal Rettore del Convitto Nazionale Dott.ssa Angelina Aldorasi la quale apre i lavori del seminario con visibile soddisfazione ed emozione. “ Siamo onorati- dichiara- di accogliere nel nostro prestigioso istituto, dove si sono affinate le intelligenze di Troisi, La Penna e Maccanico, un seminario di studio che vede il Convitto come exemplum di un costante impegno di docenti sempre pronti ad affiancare in percorsi educativi, aperti al territorio, tanti giovani”. Ai saluti della Dirigente seguono quelli della Dott.ssa Rosa Grano, responsabile del CSA di Avellino , la quale si dichiara da subito debitrice per il funzionamento della scuola irpina ai tanti docenti che, interagendo con tutte le istituzioni, si fanno promotori di cultura e formazione.
La conduzione del convegno viene affidata all’illustre giurista Sabino Cassese che traccia il profilo dell’insegnante ideale attribuendogli quelle doti di dedizione, passione e versatilità perché “le materie- avverte- non sono isole” e “ la scuola è vita.”. Da poche parole subito si evincono esperienza e conoscenza del mondo della scuola, proprie di chi è stato tra i primi ad introdurre il concetto di autonomia nella scuola. “Rileggendo gli studi di Dina Bertone Jovine del lontano 1958 – precisa l’ex Ministro della funzione Pubblica – è ben chiaro quanto il rinnovamento didattico si sia sempre legato ad una costante forma di attivismo, inteso come rinnnovamento della società, anche sulla scorta dell’idea di scuola – città del Pestalozzi.”.
Il Prof. Cassese, da esperto di ricerche comparatistiche sul sistema di istruzione, riprende poi le idee emerse in America in anni più recenti del Teach for America/ Teach for All “ di Wendy Kopp che si poggia su un network di 40 organizzazioni intese ad espandere l’insegnamento, coinvolgendo le migliori menti delle migliori università. Cassese arriva, così a parlare di una scuola “all’aria aperta” che rende inevitabile il confronto del mondo della scuola con economia e società globalizzata. Interviene, a tale proposito il Prof. Giorgio Brosio, dell’Università di Torino, il quale, attraverso una serie di slides, avverte la platea di quanto il calcolo felicistico sia ormai entrato a pieno titolo nella teoria economica moderna, perchè da esso dipendono ascesa e declino di un Paese. “L’Italia – precisa Brosio- su 157 Paesi, è al cinquantesimo posto, perché, come afferma Phelps nel suo testo “Mass Flourishing”, con uomini incapaci di pensare alla good life è inevitabile la caduta di innovazione e creatività.” . Brosio avverte anche i tanti giovani presenti in sala: “La causa della vostra infelicità è proprio nei tanti marchingegni elettronici che avete fra le mani e che nascono per inganno, nella tendenza ultraprotettiva della famiglia, nella scarsa innovazione”
Al tema della formazione nella società contemporanea è dedicato l’intervento di Marco Rossi Doria, convinto, come suggeriscono le sue ultime pubblicazioni,. che la scuola deve cambiare, perché la scuola è mondo”. L’ex maestro di strada, già sottosegretario all’Istruzione, parla dell’insegnamento come di un ‘opera di artigianato educativo-pedagogico, atto rischioso in cui può esserci sempre un imprevisto a cui il docente deve essere in grado di reagire, per cui deve possedere tutti quegli strumenti educativi che gli anglossassoni definiscono tools, arnesi del mestiere stimolante di educatore.
“ Fondamentale – sottolinea Rossi Doria- è anche la relazione educativa docente/discente che deve restare comunque asimmetrica perché l’insegnante deve essere guida e non amico dei ragazzi, chiamati a nuove sfide che devono imparare ad affrontare, educandosi anche ad una politica che è “cosa seria” ben lontana dai salotti televisivi di “Porta a porta “e “Ballarò”!”.
Convinta della necessità di aprirsi alle esigenze ed alle risorse del territorio si rivela anche la dirigente dell’USR della Campania, dott.ssa Luisa Franzese la quale ripercorre le varie fasi della scuola partecipata dai decreti delegati del ’74, che aprirono la scuola alle famiglie, alla legge Bassanini del’97, che lega il successo formativo al rapporto con il territorio, fino alla Legge 107 della “buona scuola” che all’art. 1 comma 1 ribadisce la centralità della scuola nella società della conoscenza. Sulla base di tali premesse, nascono anche i vari progetti di alternanza scuola/lavoro che vedono le scuole a contatto con imprenditori e vari enti che si rivelano luoghi privilegiati di ulteriore partecipazione alla vità della società. Da tanta teoria, si passa dunque alla pratica, rievocando l’impegno della compianta Prof.ssa Pennella. “ Annamaria- ricorda, commossa, la Prof. ssa Fiore- era una collega che aveva un amore innato per la scuola. Ella aveva una sapienza antica che riusciva a trasformare in sapere contemporaneo”. Prima di ogni riforma, la Pennella aveva già difeso bilinguismo e tempo prolungato, istituendo laboratori e compresenza, godendo di un’intesa profonda con i suoi allievi che indirizzava anche nella sfera dell’educazione sentimentale, pure attraverso brani di musica classica che rendessero l’idea della potenza evocativa dell’amore, senza disdegnare di condividere con loro anche “panini sbocconcellati nel tempo della mensa”.
Cultura, libertà e dinamismo vengono , dunque, indicati tra i possibili parametri utili a definire quel bonus di merito previsto dalla buona scuola, che deve però andare ai docenti che fanno avvertire la loro presenza nella scuola e non a quelli che la la Prof.ssa Fiore provocatoriamente definisce “membri del cerchio magico che circonda i dirigenti”.
La parola, dunque passa alla Prof.ssa Ida Grella, già dirigente del “ Perna- Alighieri” di Avellino la quale ribadisce che per una vera “buona scuola” occorrono tanto docenti quanto dirigenti illuminati . “La vera rivoluzione- precisa la Grella – si avrà solo se i dirigenti sapranno farsi motivatori, pronti anche a mettersi in discussione davanti al Collegio di tutti i docenti, in modo che tutti gli organi collegiali diventino non luoghi dove stare ma dove essere”
Attese e puntuali arrivano le conclusioni del Ministro Giannini la quale non nasconde una certa emozione. “ Nel salire i cento gradini per giungere in quest’aula Magna ho avvertito tutto il prestigio di una tradizione umanistica che non intendo tradire, nel nome di una concinnitas che aiuta a ben condurrre il discorso.”
“ Credo che sia davvero arrivato il tempo, improrogabile, di restituire alla scuola la sua funzione sociale, affinchè essa sia centro di aggregazione aperto alla comunità ma per raggiungere tali obiettivi occorrono investimenti per quella che definisco grande infrastruttura, che accompagna e soprattutto anticipa il cambiamento”. Il pensiero dei tanti uditori presenti in sala va, dunque, alle tante novità più o meno gradite previste della 107 ma il Ministro non esclude ripensamenti e revisioni di provvedimenti, tra le tante pieghe ancora irrealizzate di una riforma che richiederà ancora tante ed opportune circolari applicative. “ La mia formazione è umanistica per cui rivendico alla scuola quella trasmissione di dottrina e metodo, senza rinnegare la conoscenza della tradizione”.
Il Ministro appare, insomma, cosciente, di doversi muovere tra tradizione ed innovazione per cui afferma: “ Il ripensamento dell’istruzione non è un libro bianco sul quale scrivo per prima, seggo alla scrivania che fu di Benedetto Croce per cui mi è naturale ripensare spesso al passato della scuola italiana con quella Riforma Gentile sempre fondamentale che, però, vedeva contrapposti Licei volti alla formazione della classe dirigente ed Istituti tecnici, architravi formativi rigidamente legati ad ambiti disciplinari.”.
Il Ministro auspica dunque una buona scuola che abbia il tratto caratterizzante di un sapere unico in cui tanto le scienze dure quanto le scienze umanistiche abbiano elementi di creatività.
La Giannini riprende ancora, con ammirevole sicurezza, i richiami al mondo classico: “Il mio amato Virgilio è lì, è sempre lo stesso ma sta al docente trovare i mille modi per suscitare l’interesse dell’allievo, per fargli comprendere che l’esametro non è privo di senso, che il virgiliano praesensit riassume tutte le sofferenze della sventurata Didone.”
La Giannini in fondo convince perché non nasconde le insidie di una riforma che va applicata con buon senso, tra grammatica e pragmatica, come profeticamente recitava la sua prima pubblicazione che le giovani alunne del Convitto le ricordano. “ Non posso fissare tutto dall’alto, per legge, perché molto dipende davvero dagli insegnanti, dalle relazioni educative che essi riescono ad instaurare.
Auspico una scuola in cui vi sia libertà di creare, consapevole che chi è libero rischia ma la lezione deve diventare un palinsesto dove imparare quotidianamente a riscrivere.”.
Il Ministro affronta, poi, una delle questioni più controverse della riforma, ossia quello della valutazione dei docenti, che diventa necessaria nel ripensamento del modello organizzativo. “ Non voglio- puntualizza il ministro- una premialità che derivi da formule magiche, ma che nasca da dentro la scuola, anche in base alla percezione reputazionale di un buon docente, che quando c’è, in una scuola, si vede! “
Il Pensiero ritorna, dunque, alla prof.ssa Pennella alla cui memoria vengono assegnate quattro borse di studio. Si avvicina il momento dei saluti, il Ministro deve lasciare la sala ma trova ancora il tempo per rispondere alle domande dei giovani redattori di Eos, giornale di Istituto del Convitto, che le chiedono “Ministro , quale esame di stato ci aspetta?”E lei “ Dal 2018/2019 ci saranno novità….ma non posso dirvi tutto! “ In fondo la buona scuola deve ancora definirsi, ma si apprezza quel richiamo alla tradizione, quel coraggio dell’innovazione! Auguri, ministro, auguri, ragazzi!

Pellegrino Caruso – docente liceo Convitto Nazionale