Centrodestra unito?

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La politica sembra entrata in una fase di balcanizzazione, determinata dal clamoroso fallimento del falso bipolarismo all’italiana, trascinatosi per più di vent’anni. Paradossalmente, il suo esito è stato addirittura la moltiplicazione di partiti e gruppi parlamentari. La cosiddetta seconda Repubblica ha segnato un clamoroso crollo delle forze politiche tradizionali nella loro capacità rappresentativa e di interpretazione degli interessi popolari. Si sono aggrappati spesso ai vantaggi offerti dai sistemi elettorali. Ora, di fronte alle clamorose bocciature di quelli maggioritari, sembrano tornare in auge quelli proporzionali, che spingono a rafforzare il proprio orticello in vista di future contrattazioni. In questo quadro, scissioni e scomposizioni sembrano essere le parole d’ordine in una sinistra finora dominata dalla personalità fortema egocentrica di Renzi. Dimostratasi non unificatrice, bensì distruttrice delle diversità. Invece nel variegato panorama del centro-destra, segnato dal lungo tramonto berlusconiano, la fanno da padrone incomprensioni e divisioni. Minori sul fronte di FdI, dove la Meloni – anche attraverso una opera di presa di distanza rispetto ad alcuni brontosauri della estrema destra – si è costruita un’immagine anche sui mass-media di cui è pronta ad incassare i dividendi. Per quanto riguarda la Lega, durante il lungo regno bossiano è stata fondamentalmente monolitica. L’abbandono della secessione e l’adozione di una linea più “nazionale” da parte di Salvini, con incursioni non sempre felici nel sud Italia, hanno finito per creare malumori. Accentuare le diversità interne. E forse vere divisioni. Alimentate, come quelle su presunte preferenze berlusconiane per una premiership di Zaia. Per ora, il presenzialismo tv salviniano, condito di polemiche anti-immigrazione e anti-europeiste, non ha prodotto alcun reale sfondamento, ma solo un riequilibrio dei rapporti di forza nel centro-destra. Considerato con qualche sospetto dai fratelli-coltelli. Realistico l’obiettivo di alzare il prezzo al tavolo delle trattative con FI. Improbabile, tuttavia, che Salvini miri al bersaglio grosso della leadership della coalizione, che per i moderati ne risulterebbe troppo sbilanciata. E perciò elettoralmente più debole. Più complessa la situazione dalle parti di Forza Italia. Alle prese con un rinnovamento non indolore. La volontà da parte di Berlusconi di ringiovanire l’immagine del partito e di distribuire ancora lui le carte (per ora coperte, ma certamente ancora una volta con il suo nome) ha già provocato conseguenze. La defezione del mai delfino Parisi. Il gioco in proprio del governatore Toti. La ricerca di nuove collocazioni da parte dei veri Matteoli, Gasparri ed altri. E qualche auto-candidatura tipo Carfagna. Non c’è dubbio che l’ex Cavaliere stia giocando una delle partite più delicate della sua avventura politica. Ritardare le elezioni. Avere il tempo di riorganizzare Forza Italia. Riallacciare i rapporti con la Merkel e l’establishment popolare per riposizionarsi come leader filo-europeista, sia pure critico. E tentare di ottenere una pronuncia favorevole da Strasburgo sulla sua decadenza. Frenare perciò le spinte più anti-europeiste della Lega. Con la riserva di far valere, in future trattative con Renzi, il merito di aver contribuito a ridimensionare l’affermazione del M5S. E magari, grazie a un nuovo Nazareno con il Pd, di impedire l’avvento dei cinquestelle al governo. Una eventualità confermata dal cambio di prospettiva di Renzi, che ha indicato come avversario da battere non più la destra ma il movimento di Grillo. Questa linea di FI già appariva in conflitto tattico con quella leghista per motivi di concorrenza interna. Ora sarebbe addirittura strategicamente dirompente. L’eventuale avvicinamento di FI a nuovi Nazareni innescherebbe forse scenari inediti, come l’improvvisa virata verso i lidi pentastellati della navicella leghista, già sussurrata nei chiacchiericci. Ciò determinerebbe la definitiva liquidazione del centro-destra come lo abbiamo conosciuto. Potrebbe non essere l’unica novità in un panorama politico che sembra ormai aver perso la bussola e naviga a vista!
edito dal Quotidiano del Sud