Se Prodi e Franceschini……

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di GIANNI FESTA

Era inevitabile che nel Pd, dopo la sconfitta elettorale alle amministrative, succedesse la rivolta. Stavolta, però, non in tono minore. Prodi. Franceschini,Veltroni, per citare solo gli esponenti più autorevoli, ora alzano le barricate contro Matteo Renzi. E lo fanno con grande decisione chiedendo al segretario di assumere una linea netta, senza ondivagare una volta con Berlusconi, un’altra con Pisapia. Renzi parte in retromarcia: le liti – egli dice – fanno vincere gli altri. Ci sta anche questa ovvia deduzione dopo la sconfitta elettorale. Ma il male viene da lontano. Soprattutto dal non aver saputo costruire l’unità interna del partito. Così la sinistra più estrema del Pd ha preso le distanze, poi anche i benpensanti hanno cominciato a riflettere, poi il centro è andato in fibrillazione. Il segretario resta solo e si accinge a combattere l’ennesima battagli muscolare. Ma la base non è più quella di una volta, disposta ad avallare le scelte fatte da un uomo solo al comando. E allora? Se Romano Prodi (odiato da Ciriaco De Mita perchè lo escluse dalla competizione europea), Alberto Franceschini e Walter Veltroni ( altro nemico di De Mita perchè lo mise all’indice sempre per le candidature) dovessero guidare la rivolta nel Pd, è immaginabile che non sarà solo la rivolta di una pattuglia contro Renzi, ma sarà messa in discussione la stessa ragione fondante del Pd. Aspettando gli eventi.