I giovani, “generazione perduta” 

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Uno dei temi ricorrenti della campagna elettorale, già in fase di pieno svolgimento, è rappresentato dall’emergenza giovani. I dati demoscopici dicono che i giovani sono la generazione che ha pagato più di tutti il prezzo della crisi. Alcuni esperti hanno definito i 25/30enni come una “generazione persa”. Papa Francesco, non a caso, nel luglio dello scorso anno, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù, ha spronato i giovani a non perdere la speranza, di non farsi rubare il futuro, che è nelle loro mani.

L’esperienza dei genitori e dei nonni porta a non ritenere che quello della “generazione perduta” è un destino ineluttabile. Questo dato non è derivante solo da ragioni effettive, ma nasce soprattutto dalla consapevolezza che i giovani sono i primi a volerlo evitare, nonostante la loro frettolosa demotivazione. Allora quali sono le reali cause della crisi giovanile?

Certamente una delle cause più diffuse risiede nella triste condizione di frustrazione che porta alla diffidenza verso le istituzioni, al venir meno al senso di appartenenza, all’insicurezza e alla perdita di fiducia in se stessi. L’ultimo “Rap – porto giovani” dell’Istituto Toniolo ci ha restituito il monito di una generazione sottoutilizzata, con capacità e potenzialità inespresse, con profili eccezionali che hanno saputo coprire spazi significativi nel mondo, purtroppo in quello dai confini lontani dalla loro terra d’origine.

E’ sorprendente e significativo, frattanto, che queste belle storie arrivano dalle periferie e dal Sud. Questo significa che anche da famiglie con genitori impossibilitati ad aiutare il percorso lavorativo dei figli, il sacrificio, il coraggio, il desiderio profondo di riscatto portano al conseguimento del premio sperato. In altre parole significa che quando i giovani avvertono di non essere figli beneficiari degli aiuti familiari, battono i sentieri dell’impegno e della speranza.

A fronte di questa concreta chiave di lettura dell’emergenza giovani – vera e prioritaria questione sociale – non sono più credibili, salvo qualche notevole provvedimento già approvato, le promesse demagogiche dei candidati alle prossime lezioni politiche. Purtroppo la politica italiana continua ad avere uno sguardo molto corto, ossessionata solo dalla più probabile raccolta dei voti dei garantiti, ossia delle più non giovani generazioni.

Questa opzione generazionale del consenso ha bloccato anche la necessaria osmosi generazionale tra giovani e vecchie generazioni, determinando fratture sociali e disarmonie nel tessuto sociale che si configurano come un vero rischio antropologico. Il senso misto di rabbia e frustrazione, la fuga verso l’estero, il voto verso i movimenti di protesta, costituiscono le vere sfide dell’attuale campagna elettorale. La politica italiana, caratterizzata dalla frantumazione mai così elevata delle compagini partitiche, dovrebbe investire di più sulle quattro “c”, ovvero sullo sviluppo di una proposta credibile, concreta, convincente e coinvolgente.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud