Memoria contro l’indifferenza 

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Il 27 gennaio del 1945 i soldati sovietici dell’Armata Rossa superano il cancello del campo di sterminio nazista di Auschwitz, quello con la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi). Da quel giorno del 1945 sono passati 73 anni e così ogni 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria. Quel giorno finisce ufficialmente il più grande omicidio di massa della storia avvenuto in un unico luogo. E’ stato calcolato che ad Auschwitz sono morte più persone che in qualsiasi altro campo di concentramento nazista.

Sui numeri non ci sono certezze, ma secondo i dati dell’US Holocaust Memorial Museum, le SS tedesche hanno ucciso almeno 960 mila ebrei, 74 mila polacchi, 21 mila rom, 15 mila prigionieri di guerra sovietici e 10 mila persone di altre nazionalità. L’immagine dell’orrore è dentro le foto dell’epoca o nei film che lo hanno documentato. Meraviglioso “La vita è bella” di Benigni, vincitore del premio Oscar. Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di nominare senatrice a vita Liliana Segre. Sopravvissuta alla Shoah, ha oggi 87 anni. Il padre perso ad Auschwitz, stesso destino per i cugini e gli adorati nonni paterni. Un cumulo di ricordi, un lungo cammino per la nonna di oggi e per la ragazzina di ieri espulsa dopo le leggi razziali dalla scuola italiana nell’autunno del 1938. Deportata ad Auschwitz-Birkenau a soli 14 anni. Una testimone diretta che ha attraversato il buio di questo secolo e oggi ci tramanda la forza della vita, la possibilità del riscatto di chi è riuscito a salvarsi. La neo senatrice è una sentinella della memoria, l’ha custodita e da sempre la sua priorità è quella di parlare con le generazioni più giovani. La memoria per far arrivare a tutti cosa è stato quell’infinito abisso.

Oggi che l’ignoranza produce scritte antisemite, offende negli stadi la figura di una vittima come Anna Frank è ancora più importante il gesto del Presidente della Repubblica. Come ha giustamente scritto lo storico Umberto Gentiloni “da Mattarella è arrivato un contributo per dare senso a parole e contenuti che nel presente frenetico e caotico rischiano di appiattirsi, perdere significato o essere confuse in un indistinto riferimento alle buone intenzioni. Non è solo un omaggio per quanto carico di significati e valori. Il gesto del Capo dello Stato chiama in causa il tessuto profondo che unisce, rende possibile guardare al passato cercando di trasmettere conoscenze e comportamenti”. Quello di Mattarella è insomma un riconoscimento delle istituzioni repubblicane – come ha detto la Segre – anche per le voci meno fortunate, per quelli che non hanno una tomba e sono finiti nel vento.

La memoria è il valore che noi abbiamo per combattere l’indifferenza, quel senso di vuoto che attanaglia i nostri tempi. Raccontare oggi quelle drammatiche esperienze è il compito che spetta alla Segre che in una recente intervista ha detto “quando parlo di me bambina nel lager, ho una grande pena. In quel momento mi sdoppio e questo sdoppiarmi lo sento talvolta come un pericolo. Mi domando sempre come ha fatto quella ragazzina a salvarsi. Mi rivedo con la testa rapata , i piedi piagati dalla marcia della morte”. Oggi c’è il riemergere di questo rigurgito di intolleranza che si trasferisce sui più deboli, gli indifesi, da chi scappa da guerre che l’Occidente fa finta di non vedere. La memoria serve soprattutto a ridare dignità a persone a cui è stata tolta e un altro avvenimento del 2018 è l’anniversario delle leggi razziali approvate 80 anni fa nel 1938. Una barbarie compiuta dal fascismo ma avallata colpevolmente dal mondo accademico, intellettuale dell’epoca che coprì la più grande vergogna nazionale del Novecento.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud