Costituzione, conquista da difendere 

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La vicenda della formazione delle liste dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo, con tutte le polemiche che sono seguite, ha messo in evidenza i macroscopici difetti della legge elettorale c.d. rosatellum, varata a furor di fiducia, lo scorso mese di ottobre. A fronte di una fortissima insoddisfazione popolare per il funzionamento della democrazia rappresentativa, che ha portato l’opinione pubblica a concepire un profondo sentimento di sfiducia verso tutti i partiti e verso i Parlamentari, concepiti come una “casta” da punire; a fronte della domanda di rinnovamento della vita politica e delle istituzioni espressa dal referendum del 4 dicembre 2016, la risposta del sistema politico è stata quella di chiudersi a riccio ed inventare un sistema elettorale che ancora una volta …
(dopo il porcellum e l’italicum) escludesse i cittadini dalla possibilità di interloquire con le scelte dei partiti in ordine alla formazione della rappresentanza parlamentare. In questo modo è stato confermato il carattere oligarchico del sistema politico ed è stata rafforzata la natura dei partiti politici come mere strutture di potere impermeabili alla società civile. In questa tornata elettorale, più che nelle precedenti, la nomina dei parlamentari è avvenuta prima ed al di fuori di ogni pronunciamento del corpo elettorale. Chi siederà sui banchi di Montecitorio o di Palazzo Madama è stato già scelto da quelle 5 o 6 persone che hanno il controllo del partito politico-apparato di potere. Come nel porcellum, al corpo elettorale spetta solo di decidere quante pedine potrà piazzare in Parlamento questo o quel leader. E’ ben vero che nella nostra democrazia costituzionale la formazione del personale politico è uno dei compiti principali dei partiti, che devono selezionare le persone più adatte e proporle al corpo elettorale, ma spetta pur sempre agli elettori il diritto di dire l’ultima parola sui propri rappresentanti. Questa parola ci è stata tolta progressivamente con le leggi che hanno demolito il sistema elettorale della c.d. prima Repubblica e adesso, con il rosatellum, siamo arrivati al punto finale. In quest’ultima tornata sono state tolte di mezzo quelle liturgie pseudo-democratiche, come le primarie, a cui hanno fatto ricorso alcuni partiti in passato. Non sono stati consultati né gli elettori nei collegi, né gli iscritti, ha deciso tutto il capo politico, blindato dai suoi più stretti collaboratori. Le cronache ci raccontano di una notte “drammatica”: “Matteo Renzi è asserragliato al terzo piano nella sua stanza, quella che fu del tesoriere Luigi Lusi, porta blindata con codice di accesso. In pochi riescono ad entrare. Inserisce nomi, stronca con un tratto di penna carriere politiche, disegna collegio per collegio il “suo” partito di fedelissimi”. Il risultato di questo esercizio solitario del potere è che dei 200 parlamentari che dovrebbe eleggere quel partito, 160 sono fedelissimi del segretario del partito. E’ del tutto evidente che questi “fedelissimi” non rispondono di quello che fanno al popolo italiano, non sono rappresentanti del popolo, ma del capo politico che ha nelle sue mani nei loro confronti un potere di vita o di morte (in senso politico). Questo vale anche per gli altri partiti, con qualche eccezione. Addirittura un partito che non è ancora bene strutturato come sistema di potere, ha imposto ai suoi candidati di firmare un contratto con cui si impegnano ad obbedire, pena pesantissime multe. Il risultato non può che essere una rappresentanza politica scadente perché i rappresentanti non sono selezionati sulla base della cultura, della competenza, dell’impegno politico sui valori, ma sulla base della loro capacità di obbedire al capo, o se vogliamo sulla base della “virtù” del servilismo. I risultati si sono visti e sono paradossali. Per obbedire o compiacere al proprio capo politico si possono votare provvedimenti del tutto contrari alle promesse elettorali (com’è avvenuto per il Job’s Act) e si può anche arrivare a dire che l’asino vola, com’è avvenuto quando il precedente Parlamento ha sollevato conflitto di attribuzione contro la Magistratura, sostenendo che Ruby rubacuore è la nipote di Mubarak. E’ evidente che questo ordinamento politico è insostenibile ed è incompatibile con la Costituzione. Il 4 marzo dimostra quanto sia urgente cambiare la legge elettorale per restituire la parola ai cittadini e ripristinare l’agibilità politica delle istituzioni rappresentative. Sarebbe sbagliato disertare le urne, se vogliamo avviare un processo di risanamento della vita democratica dobbiamo sostenere quelle forze politiche che mettono la Costituzione al primo posto.

di Domencio Gallo edito dal Quotidiano del Sud