Questo voto e le mele marce 

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No, non ci sto. Non mi turo il naso. Non servirebbe a coprire il fetore che alcuni fatti di questa campagna elettorale hanno svelato. Non mi dichiaro neanche garantista, così come fanno tutti, perché è superfluo definirsi tale come se fosse un vezzo e non un gesto di responsabilità connesso con la vicenda umana. Dai fatti che emergono, e che si inanellano come i grani di una corona, capisco, invece, che il sistema di potere che ha governato il Paese, il Mezzogiorno, la Campania e l’Irpinia sta miseramente crollando sotto i colpi di scandali che minano antiche certezze. Il caso De Luca jr- Fanpage è emblematico. Una sola domanda, peraltro già abbondantemente consumata: che ci faceva un camorrista “truccato” nello studio dell’assessore al Bilancio del Comune di Salerno per parlare di tangenti sui rifiuti? Non spetta a me dare una risposta. Che ci facevano i delfini di Ciriaco De Mita, così autodefinitisi, al vertice della società regionale della Sma? Anche qui è solo una domanda. E perchè il governatore della Campania Vincenzo De Luca si rizela fino al punto da dare la pagella all’informazione, distinguendo i giornalisti tra buoni e cattivi, a seconda del loro grado di autonomia o, al contrario, della loro sudditanza? Certo, fa impressione leggere di politici come venditori ambulanti senza pensiero e politici a posto fisso che usano il pensiero contro il bene comune, impegnandosi per promuovere quel trasformismo e quel clientelismo che sono la radice del male della nostra terra, e non solo. E come dare torto a chi oggi denuncia, e sono tanti, che gli anelli della catena passano attraverso patti fatti nottetempo, per garantirsi una gestione di potere nella sanità come nei rifiuti e promuovere personaggi che hanno da sempre occupato posti di potere senza mai essere confortati dal consenso popolare? Questione di pudore. E’ per questo che bisogna andare a votare. Per buttare via le mele marce.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud