Tra ambizioni e affarismo 

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Tra due mesi esatti i cittadini di Avellino, e di altri 20 comuni irpini, saranno chiamati alle urne per eleggere sindaci e consigli comunali. A differenza delle elezioni politiche del 4 marzo, il clima mostra maggiore fibrillazione. Il localismo, si sa, produce aspre lotte sotto il campanile. Tuttavia gli occhi sono puntati sul capoluogo. La città è dolente. I lavori pubblici, come dimostriamo con cifre e fatti all’interno, fanno arrossire di vergogna. Agli annunci non hanno fatto seguito risultati positivi. Eppure i responsabili di questo disastro, quelli che ci hanno messo la faccia e gli altri che hanno agito in segreto, intenderebbero ripresentarsi al corpo elettorale, sfidando ogni questione morale. Ci vuole un bel coraggio e una buona dose di faccia di bronzo. Il dato rilevante, per stare ad oggi, è che tutto si gioca sui nomi dei candidati e, fatta qualche rara eccezione (penso a Cipriano e a Ida Grella) nessuno accenna ai programmi necessari ed urgenti per far uscire la città dal degrado.

Neanche il M5S che, forte del pieno fatto alle politiche, appare piuttosto sornione verso l’appuntamento del 10 giugno. Questo silenzio preoccupa e delude molti che credono nella urgenza di innovare la classe dirigente del capoluogo. Parlo del M5s perché è davvero la sola novità politica in un deserto di idee. Non a caso la guerra nello sconfitto Pd non offre migliori aspettative. Il partito si rimpalla tra congresso sì e congresso no, mentre sulla zattera del vincitore sono saliti i delusi dalle proprie aspettative. Anche qui il programma per la città si confonde con le meschine ambizioni personali.

Non va meglio nel centrodestra: l’unità è, per ora. solo una finzione, mentre sulle scelte dei soggetti da candidare le divisioni sono profonde. Povera città che se non trova il coraggio di affrontare una volta per tutte la questione morale finirà ancora nelle mani di piccoli arrivisti e faccendieri, servi di chi davvero gestisce il potere.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud