Lega Nord: “Crisi dell’Ippica, scommesse in calo e ippodromi vuoti. Rilanciamo tutto”

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La crisi dell’Ippica italiana non è storia recente. Scommesse in calo, ippodromi sempre vuoti e sempre più in crisi ed una grande tradizione e competenze – fatta di allevatori e professionisti – che guardano sempre più all’estero e meno all’Italia.

È l’epilogo ironico di uno Stato biscazziere dove si gioca sempre di più e si incassa sempre di meno in termini di tasse dai giochi. È l’epilogo di una esperienza in cui i giochi sono sempre più fini a sé stessi e sempre meno legati ad una tradizione, ad un settore da far sviluppare e crescere. È successo con il calcio – che ha visto crollare e, poi, sparire il Totocalcio – e succede, con maggiore gravità, nell’ippica. Eppure il mondo delle scommesse che ruota (e ruotava di più) intorno al mondo dei cavalli rappresentava un ciclo virtuoso: parte dei proventi allo Stato, parte agli scommettitori e parte a costituire quei montepremi che, dati ai cavalli vincenti le gare, contribuivano a far crescere i fantini, i guidatori, le scuderie, gli allevatori, i professionisti del cavallo e l’indotto degli ippodromi.

«La crisi dell’ippica italiana non è una questione di costume, ma un argomento che non può non cogliere interesse per il Governo – dichiara il sen. Claudio Barbaro, in seno alla Lega e presidente nazionale di ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane – poiché la stragrande maggioranza degli ippodromi appartiene alle Amministrazioni Locali. Dar valore all’ippica vuol dire valorizzare i luoghi in cui l’ippica nasce e si sviluppa, fornendo alle autonomie locali nuovi introiti da investire e la possibilità di valorizzare luoghi, spesso, di grande pregio e valore artistico, come l’Ippodromo di Capannelle di Roma».

Da sottolineare l’impegno dell’ASI che, nella gestione delle attività giovanili di minitrotto e minigaloppo, si trova troppo spesso a doversi confrontare con tribune deserte come appena accaduto in occasione della riunione romana di galoppo di sabato 2 giugno all’Ippodromo di Capannelle.

Se da un lato l’ippica italiana piange per la mancanza di fondi che elevino le competizioni agli onori internazionali, la tradizione degli allevamenti e le linee di sangue degli allevatori italiani sono sempre più oggetto di interesse da parte di scuderie estere. Insomma, in un’Italia sempre più senza gare, i cavalli italiani continuano a correre forte ma oltreconfine.

«C’è il serio rischio che la mancanza di sostegno all’ippica metta in crisi tutto il comparto di allevatori e professionisti che ruotano intorno al mondo del cavallo – continua il sen. Barbaro – finendo per generare una nuova fuga di cervelli che non solo impoverirà l’ambiente ma farà cadere competenze nate da anni ed anni di tradizione. C’è bisogno di un piano di promozione del settore, un impegno che porti le famiglie a vivere gli ippodromi come luoghi di svago e di grande valore storico sociale. In questo modo si salvaguardano gli impianti e tutti coloro che vivono intorno agli impianti.

«Sotto il profilo economico, il recupero di una minima percentuale automaticamente ricavate dal grande volume delle altre forme di gioco gestite dallo Stato darebbe al settore il sostegno minimo indispensabile per farlo respirare e per sviluppare una nuova stazione di ippica italiana».