Penna: «Questa città ha molte energie vive sul territorio, ma manca un coordinamento»

Il candidato della lista "Avellino è Popolare" a sostegno di Nello Pizza

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Angelo Penna, lei in questi anni ha guidato una associazione attiva soprattutto nell’organizzazione di eventi culturali legati alla musica, oggi candidato con Avellino è Popolare: come ha maturato questa decisione?

Ho semplicemente pensato di continuare a dare un contributo al settore culturale mettendo a disposizione la mia esperienza conoscendo le realtà e le criticità che ci sono sul nostro territorio riconoscendone il valore e le potenzialità. Vorrei prima di tutto dare alle forze attive della città la possibilità di credere nell’inizio di un percorso nuovo che possa vedere come scopo comune la crescita culturale.

Quale sono secondo lei i maggiori problemi della città?

E’ indubbio che la situazione economica generale provochi reazioni a catena sull’occupazione e sui servizi, ma la mia pratica di vita mi spinge a pensare che sia possibile rimettere la città nella giusta carreggiata della crescita consapevole e compatibile, ma nell’innovazione. Ciò che manca è un coordinamento trasparente nelle scelte, scelte che potrebbero essere meditate meglio in tutti i campi. Ma io porrei ad esempio la mancanza di lavoro preparatorio in campo culturale, che secondo me è grave, ma facilmente correggibile, con ricadute evidentemente trasferibili anche in altri ambiti. Bisogna sempre cercare soluzioni, non basta lamentarsi dei problemi.

Quali proposte per risolverli?

Mi rifaccio ad argomenti che mi stanno a cuore partendo da certi ambiti apparentemente limitati, ma in realtà interconnessi e faccio un esempio relativo al coordinamento culturale: la città ha molte energie vive sul territorio, associazioni culturali e sociali, Onlus e non, associazioni ambientaliste, poli di aggregazione sportiva dilettantistica e associazioni rappresentanti sport meno praticati. Ancora, vi sono molte associazioni che praticano attività di tipo informatico, ludiche e non, o che si occupano dei processi di integrazione culturale e/o ausilio sociale su soggetti deboli (inoccupati, anziani, migranti ed autoctoni a basso reddito, vittime d’usura) e che spesso, relativamente a detti soggetti, si occupano per quanto possano, anche d’integrazione economica, logistica e sanitaria e fanno un lavoro enorme. Ad Avellino, naufragata l’esperienza della “consulta delle associazioni”, manca anche una minima visione programmatica relativa ad un serio coordinamento istituzionale ed una regolamentazione comunale per la fruizione degli spazi e delle attività associative, col risultato che le associazioni navigano a vista e tentano di inserirsi isolatamente nel discorso degli “spazi comuni”, spesso mitici e/o inadeguati per mancanza di servizi e che magari ospitano quella o quell’altra iniziativa con aperture brevi di pochi giorni e chiusure pluriennali causate da mancanza non tanto di fondi, ma di organizzazione. C’è bisogno di un coinvolgimento concertato tra i soggetti che lavorano sul territorio in senso associativo e si dovrebbe partire da una Conferenza dei Servizi con conseguente realizzazione di un regolamento comunale con l’istituzione di un ufficio inter-assessorale. Nel contempo va migliorato il comparto comunale della raccolta dati. Una volta attuata una decente trasparenza amministrativa, sarà più facile reperire fondi e regolamentare gli spazi associativi. Il tutto pubblicizzato online in un sito istituzionale con regolamenti, sedi e magari contatti, statuti e calendari associativi divisi per categoria; lo stesso organismo co-gestito con le associazioni potrebbe coordinare contabilità ed accordi con SIAE, ove occorra, e collegare associazioni, mondo dell’istruzione, start-up ed aziende più strutturate nell’ottica di partecipazione bandi e coinvolgendo le figure professionali necessarie. Non bisogna pensare che la nostra città sia solo un serbatoio post-agricolo di impiegati statali, Qui vi sono aziende informatiche, elettromeccaniche di prim’ordine e realtà associative che fuori ci invidiano. Bisogna fare rete.

Sempre più giovani lasciano l’Irpinia e invece…

E invece, col percorso esposto, ove si realizzino le opportune sinergie inter-associative e con l’istituzione pubblica, ove il mondo dell’istruzione pure si coordini, ove le start-up possano esser inglobate, ove quindi gli atenei sul territorio Campano partecipino a tale processo, si realizzerebbero sinergie di livello europeo non per singoli eventi o per far sbarcare il lunario a inoccupati e disoccupati per un anno, ma con ricadute permanenti e molti giovani (e meno giovani) non dovrebbero più andarsene. Anzi, si attireremmo tecnici qualificati che accrescerebbero il patrimonio conoscitivo autoctono. E poi pensiamo alle nuove professioni. Il mondo del lavoro cambia velocemente oggi, bisogna pensare a questo.

Pizza, rinnovamento o continuità?

Rinnovamento, non sarebbe stato possibile per me pensare altrimenti alla possibilità di un coinvolgimento.