Governo, il M5S paga pegno

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E’ fin troppo noto il vecchio detto andreottiano secondo il quale “il potere logora chi non ce l’ha”. Tuttavia, a giudicare dalla incerta parabola elettorale degli ultimi tempi del M5S, sembra che anche al Movimento pentastellato l’aver assunto responsabilità di governo (con l’enorme potere conseguente) non faccia tanto bene. Almeno per ora. In alcune realtà, alle ultime ammiistrative, sono addirittura crollati. Con tantissimi comuni in cui non è stato possibile presentare liste, nonostante i tanti voti conseguti alle poltiiche. Certo, le specifiche problematiche territoriali hanno avuto il loro peso nel determinare i risultati poco incoraggianti per la recluta governativa. Nonostante questo, però, l’effetto-fisarmonica, per la sua imponenza (che ha portato in qualche località a perdite fino al 60-70%), non può essere ricondotto al più o meno fisiologico scarto esistente, un po’ per tutti i partiti, tra i voti politici e quelli amministrativi. Per ora, sembra che il M5S abbia scelto tatticamente la strada di non approfondirne le cause più profonde perché alle prese con i problemi del governo. Qualche osservatore, tuttavia, un po’ maliziosamente vede in questo comportamento una somiglianza con quello del Pd renziano. Finito nel baratro per aver ignorato le ragioni di battute di arresto e sconfitte. Sulla sorte futura del M5S – pesano molti fattori specifici. E di portata strategica. La natura del movimento. Le sue caratteristiche post-ideologiche. La sua composizione ambivalente con due anime, una isituzionale e l’altra movimentista. Costrette dal successo a una mugugnante convivenza. Sempre pronte, comunque, a riafforare. E magari ad affrontarsi. Poi, la portata non chiarita di personalità influenti come Grillo e Casaleggio jr. Infine, la non totale accettazione da parte di tutte le componenti del ruolo di capo politico di Di Maio. Apparso troppo oscillante durante la crisi di governo. E, agli occhi degli elettori 5S, troppo cedevole nei confronti dell’alleato leghista. Questi dubbi hanno assunto dimensioni esplosive sui social. E sono al centro dei ragionamenti di diversi esponenti di vario livello del movimento. Essi potrebbero essere riassorbiti, o almeno, tamponati solo da una convincente e rapida azione di governo. Per ora, è l’interventismo di Salvini in materia di immigrati a dominare la scena politica. Tuttavia, le sue pulsioni razziste (che figuraccia mondiale sui rom!) e le prese di posizioni estremiste hanno suscitato anche nel M5S forti perplessità. Accresciute dalla vistosissima crescita elettorale leghista, a fronte della perdita di consensi pentastellati. Ulteriormente messi alla prova dalla clamorosa esplosione dello scandalo intrepartitico dello stadio di Roma, che ha riproposto il tema della figura della troppo ignara sindaca Raggi. E ha riaperto una ferita che non sarà facie suturare: la selezione della classe dirigente e delle nomine. Finora affrontata dal Movimento solo con singoli provvedimenti di sospensione o di espulsione. A questo punto, per una forza di governo così particolare, il problema è divenuto politico. E come tale andrà affrontato. La questione è, allora, se l’attuale M5S – con un vertice non ben definito e senza organismi collegiali responsabili ai vari livelli – sia nelle migliori condizioni per riparare l’auto in corsa. Cioè per rilanciare la sua immagine di forza di cambiamento trasparente. Mentre governa. Per giunta in forte concorrenza con il suo alleato leghista!

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud