L’appello del Vescovo: “Salvare la città”

0
54

Mi rivolgo a voi componenti del Consiglio Comunale di Avellino frutto dell’ultima consultazione elettorale e vi chiedo umilmente e con forza di dare un governo alla nostra città in tempi brevi. In altre città, dove pure si è andati al ballottaggio, il Sindaco è già insediato, la Giunta approntata, il lavoro avviato, qui è tutto sospeso. So bene, pur occupandomi di altro, che la difficoltà nasce dal diverso esito delle due consultazioni elettorali che, a distanza di quindici giorni, hanno messo in campo rapporti di forze diversi. Comprendo che il Sindaco eletto ha una composizione del Consiglio Comunale che non gli permetterebbe di governare, ma mi chiedo, e sono in molti a farlo, se in certi frangenti drammatici non si debba eludere lo spirito di parte per fare causa comune. Siamo reduci da una campagna elettorale “avvelenata” che ha ulteriormente corroso il tessuto sociale, ci sono problemi che attendono risposte “ad oras” che non possono essere ulteriormente dilazionate, c’è una povertà dilagante ed onnipervasiva, una sfiducia nelle istituzioni, la vivibilità sempre più messa in forse per le nostre strade, il grido dei giovani ormai rauco o silenziato da “proteste in grigio” che sanno di eutanasia, la mancanza drammatica di lavoro, l’assenza di speranza che asseta singoli e famiglie e degrada le nostre periferie, e voi state a tergiversare sfogliando margherite quando è l’ora di dare un segno di unità alla città disorientata? Il Vescovo si fa voce di tutti e fa appello alla responsabilità che avete verso gli elettori perché, ammainando bandiere di parte, facciate causa comune per il bene della città. La politica è l’arte della mediazione: percorrete tutte le vie pur di dare un governo stabile alla città. La politica è l’arte del possibile: non inseguite sogni impossibili, ma date testimonianza di lealtà e di servizio offrendo una soluzione concreta e percorribile con l’apporto di tutti. Non possiamo continuare a discutere mentre ci sono problemi impellenti perché non ci accada di annotare quanto amaramente Tito Livio scriveva di una città in pericolo: “Mentre a Roma si discute Sagunto è espugnata”! E’ in pericolo la nostra città? Ognuno di voi lo sa come e meglio di me. Ai cardinali che tardavano ad eleggere il pontefice nel 1268, dopo più di mille giorni di attesa, il popolo decise di murare le porte del palazzo di Viterbo dove si svolgevano le consultazioni per fare pressione sui grandi elettori. Facciamo idealmente così anche noi, ma la nostra non è una minaccia, ma un abbraccio perché voi e noi ritroviamo il gusto di essere comunità civile che ha come fine la salvaguardia del bene comune. Nell’antichità, soprattutto nei momenti di assedio e di pericolo, il vescovo veniva chiamato in causa non per questioni inerenti la fede, ma come avvocato della comunità, nacque così il termine “defensor civitatis”. Con questo spirito ho preso la parola sapendo che un commissariamento della città sarebbe un grave pericolo che servirebbe solo a far incancrenire i problemi già gravi. Non permettete che questo accada! Maggioranza ed opposizione, Sindaco eletto e Consiglieri, dateci prova del vostro amore alla città ed offrite una soluzione possibile con un governo che rimetta in moto le energie migliori ed attinga dalle radici sane della nostra storia per un salto verso un futuro migliore. Ve lo chiede umilmente e con forza il Vescovo a nome dell’intera città.