Mattarella e la “democrazia del web” 

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Non è uno scenario rassicurante quello che il Presidente della Repubblica ha presentato giovedì alla stampa parlamentare in occasione della tradizionale cerimonia del ventaglio, che è un po’ il commiato del Capo dello Stato dall’opinione pubblica – di cui i giornalisti sono nutrimento e megafono – alla vigilia delle vacanze estive.
Mattarella sa che alla ripresa autunnale verranno al pettine nodi cruciali che a lui spetterà, in quanto garante dell’ ”ordinato funzionamento degli organi istituzionali”, contribuire a sciogliere, nel rispetto delle prerogative del governo e del parlamento, a tutela della “reputazione di un Paese ordinato” quale l’Italia vuole continuare ad essere. Il quadro che espone tende ad un ragionato pessimismo Vi sono segnali allarmanti, che vanno dalle “incrinature” dell’ordine internazionale, all’evocazione di guerre commerciali che spesso nel passato “hanno condotto ad altro genere di guerre”, all’incapacità di affrontare fenomeni epocali come quello dei profughi (65 milioni in varie parti del mondo). Il Presidente parla con preoccupazione di tendenze alla “regressione della storia” che andrebbero contrastate e che invece non pare siano avvertite come una minaccia incombente. I viaggi che nelle settimane scorse lo hanno portato ai confini orientali dell’Unione europea e nel Caucaso gli hanno consentito di verificare che stiamo attraversando un periodo di instabilità, nel quale scelte non rinviabili determineranno il futuro: “O gli europei ritrovano le ragioni del rilancio dell’Unione o è prevedibile il declino del continente rispetto ai grandi protagonisti della vita internazionale”. Nel panorama italiano le ombre prevalgono sulle luci. C’è una degenerazione del linguaggio che si esprime anche attraverso “usi distorti, talvolta allarmanti” del web, che ospitano “segni astiosi, toni da rissa, che rischiano di seminare, nella società, i bacilli della divisione, del pregiudizio, della partigianeria, dell’ostilità preconcetta che puntano a sottoporre i nostri concittadini a tensione continua”. Mattarella cita un recente fatto di cronaca, purtroppo seguito ieri da un episodio simile, per denunciare il rischio della trasformazione del nostro Paese in un far west che confina con la barbarie; ma il ragionamento è ancor più profondo e tocca direttamente l’architettura costituzionale dello Stato, con l’ipotesi, o meglio la minaccia, del sovrapporsi di una sorta di “democrazia del web” alla democrazia rappresentativa, o addirittura con la sostituzione della seconda con la prima. La dilagante “abbondanza informativa” potrebbe ridurre “il livello dell’approfondimento e la capacità di stimolare le riflessioni”, impoverendo il discorso pubblico e il confronto delle idee. Recentemente sia il “guru” dei Cinque Stelle Davide Casaleggio, sia il loro comico di riferimento Beppe Grillo hanno esplicitamente evocato il superamento della rappresentanza parlamentare, nelle forme in cui la conosciamo, a favore di non si sa bene quale altro tipo di organizzazione della politica e del consenso. Grillo parla non da oggi di estrazione a sorte dei decisori, Casaleggio sembra preferire una sorta di filtro tecnologico fra volontà popolare e istituzioni. Di fronte al timido silenzio che ha accolto queste eversive proposte di esponenti del partito che attualmente gode della maggioranza relativa alle Camere, fa bene il Presidente della Repubblica a denunciare gli effetti distorti di un “virus” che alligna nell’uso distorto del web.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud