Il post, le scuse e il futuro

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Ciampi ha fatto  bene a chiedere scusa alla città.   Mi è difficile sopportare l’intolleranza. Penso che essa sia il frutto di una fragilità psicologica che mina la capacità di dialogo e di confronto. Proprio dall’intolleranza sono nati conflitti assurdi. Intollerante a me è sembrato, al di là del merito dell’argomento in discussione, il post del sindaco Ciampi indirizzato ai consiglieri comunali dell’opposizione. Egli ha sostanzialmente minacciato per loro la gogna con tanto di manifesti da affiggere sulle cantonate della città con i loro volti e l’accusa di tradimento. Comportamento grave e inaccettabile. Che richiedeva pubbliche scuse a una città che democraticamente ha scelto i propri rappresentanti in Consiglio comunale. Mi sia consentito: l’accaduto è sintomo di uno strisciante fascismo che non ha nulla a che vedere con la tradizione di Avellino libera e democratica. Detto ciò e segnati i confini entro cui il dibattito politico dovrà svolgersi, e Ciampi lo ha pubblicamente riconosciuto,  io penso che il sindaco  deve ora finalmente chiarire alla città le sue intenzioni. I primi passi, l’apertura della Bonatti, del ponte delle Ferriere, la vicenda dell’Avellino calcio, puzzano di demagogia. Si tratta, (a parte la vicenda del calcio su cui molto ci sarebbe da dire) per lo più, di opere concluse che la precedente amministrazione ha lasciato in eredità. Demagogica è anche la soluzione prospettata per il ferragosto avellinese che fa rimpiangere i tempi in cui le manifestazioni venivano programmate per tempo e da un comitato ad hoc insediato. Le scuse di Ciampi servono comunque a rasserenare il clima e a qualificare il suo intervento come un gesto impulsivo che, però un amministraore pubblico non si può consentire. Il problema ora è capire come egli andrà avanti senza una maggioranza politica. Deve convincere chi rema contro a lavorare per il bene della città, oltre le divisioni e le frustrazioni che pure non mancano.
Di Gianni Festa