La politica riscopra il confronto 

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Circa un mese fa il settimanale Famiglia Cristiana mise in copertina la foto del ministro dell’Interno con una didascalia che non aveva grande bisogno di essere interpreta: vade retro Salvini. Un modo fin troppo evidente per rendere esplicita la distanza e l’impegno della Chiesa italiana contro i toni sprezzanti usati dal leader leghista soprattutto contro i migranti. Ma più in generale la carenza di alternativa al governo giallo-verde sta mettendo in evidenza l’attivismo del mondo cattolico in una stagione politica caratterizzata da quella che l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro ha definito la cultura del risentimento che è una spina conficcata nel fianco del paese mentre lo si governa, un esperimento inedito e in qualche modo contro natura perché la vittoria elettorale dovrebbe trasformare la ribellione in governo, emancipandola. La Chiesa prova a reagire guardando alle figure del passato e attualizzando il loro pensiero. Ad ottobre sarà proclamato Santo Paolo VI morto quarant’anni fa. Il Pontefice che è stato il grande timoniere del Concilio e che ha vissuto i tempi del cambiamento del ’68, della guerra fredda e del dramma del rapimento e dell’uccisione del suo amico Aldo Moro. La personalità soprattutto che ha formato un’intera classe dirigente del nostro paese compreso proprio Moro. Paolo VI era figlio di un parlamentare del Partito Popolare e dopo la guerra il fratello Ludovico entrerà come deputato della DC nell’Assemblea Costituente. La sua accorta e sapiente regia politica consente al nostro paese di arginare l’idea del Papa di allora Pio XII che immagina un’Italia simile alla Spagna di Franco con una destra cattolicissima e revanchista. Nasce invece da noi un partito come la DC guidato da De Gasperi che si muove nel solco di cambiamenti importanti del Paese che si trasforma da contadino ad industriale e fa emergere una borghesia innovativa e produttiva. Ha scritto il direttore dell’Espresso Marco Damilano che “il montinismo era la mediazione, cultura utilissima nella Dc. L’idea che un corpaccione informe potesse essere guidato dalle minoranze illuminate, deboli nei numeri ma dotate di un progetto: illusione necessaria per reggere il timone della barca cattolica. E proprio perché calato nella storia, il progetto era destinato a conoscere flussi e riflussi, laddove l’integralismo è portato a suonare sempre la stessa nota, indifferente al mutare delle situazioni”. Quell’integralismo che è oggi uno dei tratti distintivi della Lega di Salvini. Non va più di moda invece il confronto, il dubbio, la moderazione e l’equilibrio. Parole desuete che il mondo cattolico con pazienza prova a reinserire nel dibattito politico di oggi dominato da visioni di corto respiro. La politica è anche “sporcarsi le mani” ma nell’arte della mediazione e del compromesso deve esserci non solo la cura degli interessi di parte ma una attenzione al bene comune. Ad esempio l’Europa che tanto oggi viene bistrattata è stata una creazione di statisti cattolici. Il francese Schuman, il tedesco Adenauer e l’italiano De Gasperi hanno alimentato il progetto comunitario rendendolo possibile. Questa intuizione di tre politici cattolici è stata seguita da popoli diversi che si sono sentiti nel tempo cittadini europei. Occorre dunque non tornare indietro ma costruire davvero un’Europa politica perché quella del solo mercato e della moneta non crea un legame stretto che può nascere solo dai valori della solidarietà e del rispetto tra nazioni che restano diverse. Tanti anni fa una personalità del mondo cattolico come Scalfaro che ha fatto il Capo dello Stato dopo Tangentopoli e dopo la morte di Falcone e Borsellino ha scritto che il luogo in cui si costruisce la polis è quello del nostro agire quotidiano mettendo al primo posto gli interessi della comunità che è il luogo in cui essere riconosciuti.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud