Realismo tra governo e opposizione

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Quando si passa dall’opposizione al governo anche battaglie sacrosante vengono sacrificate sull’altare del realismo. E’ accaduto per i condoni che restano con vocaboli diversi, è accaduto per le infrastrutture, è accaduto con il voto di fiducia. I cinque stelle hanno duramente criticato Pd e Forza Italia che impedivano al Parlamento di esercitare la propria centralità  e ora è invece è usato da una maggioranza non sempre compatta. Si vedrà nelle prossime settimane se il ricorso alla fiducia si renderà ancora necessario come scorciatoia parlamentare o come necessità dettata da distanze politiche tra i due azionisti di maggioranza.  La perdita di peso politico del Parlamento è cominciata tempo fa ma questa legislatura la sta rendendo ancora più evidente.  Il ricorso frequente non solo ai voti di fiducia ma anche all’aumento delle deleghe, ai decreti legge spesso sprovvisti dei requisiti necessari di necessità ed urgenza stabiliti dalla Costituzione hanno reso le Camere più deboli di fronte all’esecutivo.  Le elezioni del 4 marzo hanno consegnato il paese a due vincitori che governano attraverso l’attuazione del famoso “contratto” .  Nella Prima Repubblica i partiti di maggioranza erano sottoposti ad un ferreo controllo da parte delle opposizioni. Le leggi importanti per esempio, quella sulla riforma elettorale denominata dal PCI legge truffa negli anni cinquanta fu oggetto di un grande dibattito parlamentare. E poi negli anni settanta la funzione delle Camere fu esaltata dai governi di solidarietà nazionale che portò per la prima volta il PCI a “co-governare” proprio dal Parlamento visto che nelle stanze di Palazzo Chigi o dei dicasteri non c’era nessun ministro comunista. Oggi la stessa opposizione è più impegnata a criticare la maggioranza sui social. Twitter e Facebook raccolgono le dure invettive del PD così come Renzi al governo era attaccato dal blog di Beppe Grillo. L’aula è vissuta come una routine. Sui mezzi di informazione il cosidetto pastone parlamentare è sostituito da un “rosario” di dichiarazioni raccolte sui social.  Uno svuotamento del Parlamento che non ha ridotto ma anzi ha alimentato lo scontro dialettico che in questi ultimi giorni ha investito anche i giornalisti violentemente attaccati dal vicepremier Di Maio.  Venticinque anni fa Norberto Bobbio scrisse l’Elogio della Mitezza definendo “ la mitezza il contrario dell’arroganza, intesa come opinione esagerata dei propri meriti, che giustifica la sopraffazione. La mitezza è il contrario della protervia, che è l’arroganza ostentata. La mitezza è il contrario della prepotenza, che è abuso di potenza non solo ostentata, ma concretamente esercitata. Il protervo fa bella mostra della sua potenza, il potere che ha di schiacciarti anche soltanto con un dito, come si schiaccia una mosca o con un piede come si schiaccia un verme. Il mite è invece colui che lascia essere l’altro quello che è, anche se l’altro è l’arrogante, il protervo, il prepotente… Il mite non apre mai, lui, il fuoco; e quando lo aprono gli altri, non si lascia bruciare, anche quando non riesce a spegnerlo. Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità”. E allora attaccare la stampa o svuotare il Parlamento come hanno fatto nel tempo Berlusconi,  Renzi e Di Maio non aiuta a costruire un rapporto normale tra maggioranza e opposizione e tra governo e corpi intermedi.  E così stando chiusi nel loro fortino Cinque Stelle e Lega guardano all’applicazione del contratto come unica ricetta mentre i problemi reali si moltiplicano e l’opposizione non riesce a cogliere i fermenti di una società in movimento che scende in piazza, ad esempio, a Roma per contestare l’amministrazione Raggi e a Torino per la Tav. Manifestazioni rigorosamente senza bandiere di partito.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud