Un governo da torte in faccia 

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Nel convulso clima politico da “allerta permanente”, in cui ci ha cacciato questo governo, è sfuggita l’importanza di una notizia da attenta riflessione per gli scenari futuri.
Si tratta di quella, messa in giro in maniera molto soft, qualche mese fa, da Lega e M5S, finalizzata a far sapere che la scadenza del loro “contratto” avverrà dopo le Europee. Che significa? Che ciascuno dei due “contrattisti” di governo, avendo resa nota una scadenza mai evocata prima, può, sin d’ora, salire sul proprio palchetto elettorale, dire ciò che vuole senza suscitare scandalo nella imbarazzante posizione di essere alleato al governo e avversario in piazza. Lo stiamo verificando in queste ore. E’ un modo furbesco di “auto proteggersi”, lasciando intendere che il contratto, come ogni contratto, possa essere rinnovato, riscritto o definitivamente cancellato. I contrasti odierni su “Tav e Caso Salvini Diciotti”, apparentemente laceranti, fanno parte di questa ennesima sceneggiata, che si concluderà con una solita, sibillina decisione o salomonica moratoria. Altro il discorso sugli scenari possibili del dopo voto. Qualora la Lega dovesse vincere – i sondaggi di oggi la premiano, mentre il M5S accusa un rilevante calo -, non tutto filerà liscio per la sua glorificazione. Salvini ha l’opportunità sicuramente di potersi giocarsi un rinnovo o la riscrittura del contratto con i pentastellati a condizioni migliori ma è difficile che possa maramaldeggiare. Un M5S sconfitto e ferito potrebbe far valere per sé il metodo “costi-benefici” e rendersi conto che i costi di tale contratto sopravanzano i benefici, anzi sono penalizzanti. In questo peserà molto anche un fattore importante che alla Lega non riuscirà facile guardare a una riedizione di un centrodestra organico, tradizionale. La invadenza di Salvini, già insostenibile per il passato, è ora più inaccettabile da una Forza Italia, a trazione diretta berlusconiana. Soprattutto se essa, dopo un dimagrimento elettorale, contenuto su un utile 11-12%, dovesse diventare una componente indispensabile per un nuovo centrodestra. Altrettanto non addomesticabile pare Fratelli d’Italia che, con il suo prezioso “tesoretto”, non può ridursi a fare il coppiere del prode Matteo. A conti fatti la vittoria del “mattatore” leghista, di cui tanto si parla, potrebbe anche non essere utilizzabile come si vorrebbe, ma addirittura condannarlo a un isolamento e a dover fare di necessità virtù. Con questo scenario i Cinquestelle- sapendo bene che un ritorno di Salvini nel centrodestra non sarebbe mai da “figliol prodigo” ma da Canossa- potrebbero, da sconfitti, essere loro a dare le carte. Che fare allora? Ai due non resterà che il rinnovo del contratto, un governo bis con ritocchi, rimpasti, le solite liturgie già viste nella prima, seconda e terza Repubblica. Dopo tutto, insieme hanno dichiarato guerra all’Europa, al Mondo, varato il Decreto dignità, il Reddito di cittadinanza, la Quota 100, messo le mani sulla Rai, che non si parla più di privatizzare, si sono assicurate poltrone nevralgiche in organismi strategici, superato lo scoglio “Si Triv – No Triv” con la trovata geniale della “moratoria”. Il peggio o il meglio- più il primo che il secondo lo hanno già combinato. E’ questa la parola magica con cui cercheranno di superare gli ostacoli di natura strategica, la nuova arma con cui tengono in piedi il contratto, “decidendo di non decidere”. Utile per loro ma letale per il Paese. Leghisti e Grillini grazie alla “moratoria” potranno dribblare anche il nodo dolente delle infrastrutture. Dopo i lontani governi delle “convergenze parallele” non sarebbe uno scandalo un esecutivo bis delle “divergenze parallele”. Già nella mente di Grillo, il “comico governativo” come egli stesso si è autodefinito, il quale ha detto di recente : “Movimento e Lega litigano ma poi si mettono d’accordo”. Roba proprio da comiche con “torte in faccia” e “cin cin” finale della pace. Per meglio capirci: da tarallucci e vino.

di Aldo De Francesco