Rinasce il circolo La Pira

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Più volte, su queste pagine, ho ravvisato l’urgenza di un risveglio corale del laicato cattolico, associato e non, per un ritorno nell’agone politico e per arginare l’attuale deriva culturale e politica che il Paese attraversa. Quasi sempre le mie modeste riflessioni tematiche sulla questione terminavano con un auspicio per questo risveglio. Con non poca soddisfazione dei riscontri concreti si vanno realizzando e tra essi quello della rivitalizzazione del Circolo dei Cattolici “Giorgio La Pira” di Avellino. Difatti, presso la Chiesa di San Ciro, la scorsa settimana, è stato promosso un primo incontro, coordinato da Michele Zappella, con vecchi e nuovi interessati per delineare contenuti, modi e tempi di rivitalizzazione del sodalizio, nato venticinque anni fa, con la presenza inaugurale di Padre Sorge e alcuni discepoli di Giorgio La Pira. A questo incontro sono stato presente in quanto invitato e ho avuto modo di ascoltare alcuni significativi spunti programmatici per una complessiva proposta culturale e politica nell’attuale momento “dell’ostentazione dell’ignoranza” come sottolineato dal nostro illustre conterraneo Pellegrino Capaldo. L’incontro ha avuto inizio con un momento spirituale curato dal don Luciano Gubitosa, parroco di San Ciro ed Accompagnatore Spirituale del Circolo dei Cattolici. Anzitutto il documento programmatico raccoglie “l’invito pressante che la Conferenza Episcopale Italiana ha rivolto ai cattolici italiani, diretto a incoraggiare l’impegno socio-politico”. Si tratta, è stato sottolineato, di riprendere un cammino comunitario necessario e urgente con la consapevolezza che lo sforzo unitario dei cattolici italiani non sarà facile per ricostruire un Italia più solidale sulle vie programmatiche del bene comune, nell’orizzonte di una Europa disponibile al recupero dei principi fondamentali dei padri fondatori e meno alle esclusive logiche degli interessi finanziari. In sostanza – è stato precisato – va polarizzato lo sguardo ai percorsi culturali e politici del cattolicesimo sociale per ricostruire il connettivo valoriale della comunità – a partire da quella della città capoluogo – per allargare l’orizzonte alla dimensione nazionale ed europea. Questo sforzo non conoscerà steccati confessionali, ma verrà condotto con spirito inclusivo recuperando i valori pregnanti della persona umana, della solidarietà, del lavoro e della pace. I contributi emersi nel corso dell’incontro hanno evidenziato l’urgenza di intercettare una diffusa domanda di innovazione culturale e politica che parta dal basso, dal vecchio ceto medio, dalle tante famiglie che stanno sulla soglia della povertà, dai tanti giovani smarriti bisognosi di un approdo umano, culturale e politico serio e credibile, non finalizzato all’ossessionante tentativo di raccogliere un consenso con promesse o provvedimenti senza prospettive di autentica crescita umana e sociale. Arginare, dunque, una politica deleteria che fa leva sull’istinto, sul rancore, sulla ricerca permanente degli errori del passato. Se è chiara l’esigenza di un ritorno, attivo e responsabile, dei cattolici in politica, è tutto da costruire il percorso concreto per rendere visibile e protagonista questa presenza. Un dato è certo, riconosciuto quasi unanimamente, da dei più autorevoli osservatori politici e confermato dalle recenti affermazioni del nuovo segretario Pd Zingaretti: “l’attuale società civile italiana – per competenze valide, per etica pubblica e senso democratico – appartiene quasi unicamente al mondo cattolico”. Da questa diffusa consapevolezza bisogna partire per una presenza credibile, qualificata e responsabile.

di Gerardo Salvatore