Città tra nani e (quasi) giganti

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Non capisco il tiro al piccione, come avrebbe detto un tempo Giulio Andreotti, ogni qualvolta entrava nel mirino dei suoi oppositori. Accade, infatti, in questa campagna elettorale, che alcuni candidati, più che offrire proposte per la soluzione dei problemi, come strade dissestate, povertà che aumenta, giovani che non hanno lavoro, commercio che non respira più, tunnel interminabile, Dogana cadente e tante altre emergenze, si dilettano a riscrivere la storia della città, caricando i loro fucili per sparare contro la precedente classe dirigente della dc, Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Enzo De Luca e compagni, colpevole, a loro avviso, di aver saccheggiato la città. Sarebbero loro, secondo costoro, i responsabili del degrado che attualmente attraversa il capoluogo irpino. Sia chiaro: non sono santi, ma certamente non sono del tutto diavoli. Nei loro confronti pesa la responsabilità, a mio avviso, di non aver saputo, o voluto, selezionare una classe dirigente che potesse raccogliere un patrimonio di grande valore costruito con molta fatica negli anni di forte impegno per la soluzione dei maggiori problemi della città. Sia che si parli di politica, di società, di sviluppo del territorio e di attenzione verso le comunità. La storia, come qualche ignorante senza memoria va dicendo in giro, non si cancella. Soprattutto non si demolisce con l’insulto. Essa è scritta con i fatti. E questi dicono che la mira è sbagliata. Perché coloro che vengono additati come responsabili del degrado hanno, per come hanno potuto, dato un significativo contributo alla città. Per cui l’ostentato rancore non fa giustizia di una verità storica che, pur nella sua complessità, fa riferimento a fatti e non ad insulti. Ricordiamo agli smemorati qualche esempio: l’Avellino calcio in serie A, la costruzione del Tribunale di Avellino, dello stadio Partenio, della città ospedaliera, le carceri di contrada Polverista, e tante altre opere pubbliche che chi è venuto dopo, compreso qualche candidato sindaco attuale, con precedenti responsabilità nel governo cittadino, non è riuscito a completare. In mezzo a tutto questo c’è stato il terremoto dell’80 e la difficile ricostruzione. E’ chiaro allora che la demonizzazione è solo il tentativo messo in atto da nanetti che non possono reggere al confronto con il passato. Quel passato che in Consiglio comunale nei dibattiti a palazzo De Peruta assegnava al capoluogo il ruolo di faro sull’intero territorio provinciale. Ma quello era il tempo dei giganti: da Manlio Rossi Doriana Costantino Preziosi, da De Mita a Mancino, passando per Biondi, Freda, Borriello, Benigni, Acone, Fioretti, tanto per citare nomi di protagonisti di una città che sapeva guardare avanti e non girare la testa per colpire i piccioni senza accorgersi che i fucili usati oggi sono scarichi.

di Gianni Festa