Europee, la posta in gioco

0
391

Un Paese sfiduciato e smarrito si appresta al voto europeo e amministrativo del 26 maggio. Quel voto potrebbe apparire come uno dei tanti ordinari passaggi della nostra convivenza civile. Invece, noi elettori siamo chiamati alle urne in uno dei momenti più delicati dalla nostra storia democratica. Se non in pericolo, appaiono almeno fortemente scossi i valori europei e costituzionali che sono a fondamento della convivenza collettiva. E mortificate quelle istituzioni che, in ogni Paese democratico, ne rappresentano – o e dovrebbero rappresentare – la massima espressione.

Infatti, il Parlamento appare come paralizzato dalla guerriglia quotidiana di tweet, post e dichiarazioni varie dei principali leader. Spesso disoccupato. Impegnato in questioni assolutamente secondarie. O preso da questioni importanti, affrontate con improvvisazione, come la diminuzione del numero dei parlamentari. Approvata in via definitiva dalla maggioranza nel tentativo di guadagnare consensi elettorali. Al di fuori, però, di qualsiasi meditato e comprensibile programma di riforma costituzionale (cui il Pd ha altrettanto improvvidamente contrapposto l’improvvisa e incoerente riscoperta di un monocameralismo non coerente con la sua tradizione!).

Anche il Governo risente di questa totale mancanza di una agenda che possa davvero definirsi tale, soprattutto dopo il varo dei principali provvedimenti – a cominciare da quota 100 e dal reddito di cittadinanza – di interesse delle forze di maggioranza. E’ spesso ad assoluto rimorchio dell’improvvisazione. Indotto a a sprecare forze ed energie per sedare liti insorgenti o contrasti già esplosi. Con il premier costretto ad esercitare, con maggiore o minore successo, le sue capacità di mediatore fra i contendenti, piuttosto che quelle di iniziativa e di coordinamento politico. Del clima di confusione generale che si respira nelle alte sfere politiche è stata prova la vicenda del dimissionamento del sottosegretario leghista Siri, accompagnata da giorni di intenso fuoco di sbarramento da una parte e dall’altra. Le sue conseguenze hanno pesato sulla immagine delle nostre istituzioni, soprattutto perchè in altri Paesi non sarebbe stato possibile far nominare sottosegretario in un dicastero importante una persona che ha patteggiato una condanna per bancarotta! E comunque la sua uscita dal governo sarebbe stata ritenuta obbligata e naturale. Nella attuale situazione del nostro anomalo Paese, essa è invece diventata oggetto di una disputa politica rusticana. La stessa decisione finale del premier è stata variamente considerata come una sconfitta o una vittoria di questo o di quello. Esponenti politici e commentatori hanno animato il consueto borsino delle quotazioni. Altrove, invece, il provvedimento di Conte sarebbe stato considerato per quello che è. Cioè un gesto di buonsenso. Rispettoso del prestigio dell’esecutivo. E assunto nell’ambito delle prerogative istituzionali.

E’ in atto il tentativo di misconoscere i valori della democrazia liberale, fondamentali conquiste della coscienza europea occidentale. La tolleranza. La umana solidarietà. L’attenzione verso gli ultimi. La divisione dei poteri. La protezione del dissenso. La pacifica convivenza fra popoli diversi. Essi rappresentano i baluardi della civiltà mondiale. Ad essi, tantissimi intellettuali e tanti politici preveggenti hanno dedicato i propri sforzi. E tanti comuni cittadini hanno sacrificato la propria vita. Il sogno di una Europa unita, come futura casa comune degli europei, appare rimesso in discussione, dimenticando i tanti vantaggi di cui anche il nostro Paese ha goduto e gode. Oggi a quel sistema di intese e di valori condivisi – che ha permesso una lunga stagione di progresso globale – alcune forze estremiste vorrebbero sostituire addirittura delle incerte alleanze con partiti che predicano ciascuno il proprio interesse nazionale!

C’è comunque in giro la sensazione che parte dell’opinione pubblica cominci ad essere stanca degli estremismi esasperati e dei conflitti permanenti che non portano da nessuna parte. Il Paese è alla ricerca di tranquillità. Anche per questo tutte le forze moderate devono farsi sentire senza timori nè debolezze!

di Erio Matteo