Addio amico caro dal cuore immenso

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Mai un passo in avanti. Sempre discreto. Dietro quel sorriso accennato una immensa storia di vita vissuta all’insegna del rigore e della coerenza. La famiglia prima di tutto. Sempre il senso del dovere in primo piano, accompagnato da rinunce per preservare l’onestà, difendendo i valori etici e schivando ogni tipo di compromesso. Così custodisco nella memoria e nel cuore, oggi sofferente, Gennaro Bellizzi, che ieri ha intrapreso il viaggio per il mondo dei più. “Sai – mi disse un giorno in cui io tentavo, insieme ad altri, di convincerlo a candidarsi per sindaco di Avellino – è un impegno gravoso che richiede tempo pieno e io amo la mia professione, i miei figli, la mia famiglia e non potrei farne a meno per dedicarmi ad altro”. Non era un carrierista. Quando gli fu proposto di assumere la direzione degli ospedali di Sant’Angelo e Ariano rinunciò senza esitazione perché, mi confidò, gli appariva una promozione sospetta. Come suo padre, Antonio, più volte assessore comunale di Avellino e innamorato della città (diceva con orgoglio: “Io so nato ‘ncoppa o Carmine”) anche Gennaro era visceralmente innamorato della città e soffriva non poco per le condizioni drammatiche in cui essa è finita. Ho sempre apprezzato la mitezza di Gennaro, la sua capacità di dialogo, la costante ricerca del confronto. Una sola volta aveva trasgredito a questa sua qualità. Fu quando, recentemente, nel corso della “Due giorni del Corriere” a Villa Amendola sui problemi della città, sbottò contro il sindaco Festa che difendeva il suo operato. Vidi Gennaro soffrire, tenersi la testa tra le mani, poi incalzare il primo cittadino denunciandone i limiti. Nelle sue considerazioni si leggeva tutto l’amore per Avellino, tutto il dolore per la difficile situazione che la città sta vivendo. Come non ricordare il suo impegno e la sua dedizione al gruppo di Controvento: Antonio Gengaro, Ugo Santinelli, Generoso Picone, Franco Festa e tanti altri amici con i quali il laboratorio di idee per la città è andato lentamente crescendo. Con il Corriere, Gennaro ha collaborato, in particolare con l’Inserto Salute, affrontando i problemi della sanità senza mai nascondere le non poche difficoltà della sanità irpina. Insieme scrivemmo il saggio “Don Michele Grella dieci anni dopo” che a rileggerlo oggi rappresenta un testamento di grande moralità, un suo lascito di fede. Don Michele Grella e fra’ Pio Falcolini, sacerdoti faro nel nostro cammino di lotta per l’emancipazione sociale e culturale della nostra realtà. Quanti giorni insieme a rivedere le bozze, a sistemare le foto, a conversare sui contenuti di quel saggio. Ora che non c’è più ho trasferito nel cuore la sua dolcezza, il suo essere galantuomo, sensibile e perbene. Un immenso cordoglio della città che amava così tanto, in queste ore, circonda i suoi affetti verso cui esprimo la sincera vicinanza.

di Gianni Festa