Agosto, tra sagre e crisi di governo

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Con la notte dei fuochi di Montefalcione dell’ultima settimana di agosto, si chiude la stagione estiva e il popolo dei vacanzieri torna nelle città dopo un periodo di riposo nei paesi d’origine. Per rendere più accoglienti i loro soggiorni e per promuovere il turismo mordi e fuggi di coloro che non possono andare al mare o ne sono tornati e si vogliono allontanare, almeno la sera, dalla calura delle città, in tutti i paesi si allestiscono sagre, fiere, stand di di specialità locali, spettacoli, gite ed escursioni; si ascolta musica popolare e si balla la tarantella. La fervida fantasia degli organizzatori riesce ad escogitare ogni trovata per corrispondere alla esigenza di un popolo godereccio che vuole divertirsi con pochi spiccioli non potendosi permettere luoghi esotici e costosi e che si vuole godere la vita per non pensare ai sacrifici che dovrà affrontare tutti i mesi, al lavoro, ai doveri sociali e alla povertà che avanza specie al sud ed alla politica della quale sono pieni i giornali, la televisione ed i social. Se potesse ne farebbe volentieri a meno e, forse anche per questo, è costantemente alla ricerca dell’uomo forte, del politico che pensa a tutto, il Berlusconi o il Renzi di turno, che oggi ha individuato nel Capo della Lega, il Capitano Salvini, che non a caso sta facendo razzia di voti al Sud pur rappresentando le istanze sempre più isolazioniste del ricco Nord che vuole il regionalismo differenziato, spingendo il meridione alla marginalizzazione e alla povertà. La crisi del Governo, scoppiata nel bel mezzo del ferragosto, che molta gente non ha capito e continua a non capire, ha perciò rovinato le vacanze non solo a quei politici che sono stati costretti a lasciare le sdraio al mare e tornare a Roma per la riapertura del Senato e delle consultazioni per la formazione del nuovo governo ma anche a tutti quegli spensierati che vengono, loro malgrado, distolti dai loro svaghi.

A proposito del quale è scoppiata subito la bagarre soprattutto nel partito democratico ed in parte anche nel M5S i due partiti che hanno deciso di mettersi insieme per la formazione di un nuovo governo. Secondo autorevoli opinionisti, politici, giornalisti autorevoli, specie del gruppo Espresso la Repubblica, Huffington post, ed esponenti del PD non si sarebbe mai dovuto fare un’alleanza politica con i nemici storici grillini, dai quali ci divide quasi tutto. Calenda si è persino dimesso e lo stesso Zingaretti ha accettato malvolentieri di condurre la trattativa nel solo interesse del Paese, nella convinzione che andare al voto nelle condizioni date, sarebbe stato un rischio forte per una probabile vittoria di Salvini. I contrari all’accordo pensano che Salvini fosse battibile con il voto. Opinione azzardata stante i sondaggi e una sempre possibile alleanza elettorale con la Meloni e, forse, anche con Berlusconi. In un sistema tripolare, come quello che si è venuto a creare in Italia (Lega, M5S e PD), la vittoria del Pd e del resto della sinistra sarebbe stato un azzardo che avremmo potuto pagare pesantemente. Nel migliore dei casi l’alleanza con i 5 Stelle si sarebbe dovuta fare dopo il voto. Quindi meglio prima! Naturalmente è auspicabile un governo di grande profilo politico che sia in grado di fare quelle riforme che appaiono indifferibili e che facciano riconquistare i voti perduti. Non dovrà essere un governo all’insegna dell’anti salvinismo e che, pur di evitare le elezioni, tiri a campare. Di Maio permettendo, perché, pur essendosi scoperto statista improvvisato, non ha compreso la natura storica del momento e la trasformazione che il Movimento dovrà fare per essere all’altezza delle difficoltà che viviamo e non sognare che il PD possa fargli da ruota di scorta. Vedremo il ruolo che saprà giocare Conte e se riuscirà a disinnestare il boomerang Di Maio e l’assurda votazione sulla piattaforma Rousseau che lo “statista improvvisato”, in una concezione sui generis di una democrazia diretta (mettendo la Costituzione in un cassetto, invece di impararla a memoria!), vuole imporre al Presidente della Repubblica e al Parlamento. E’ una scommessa, anche se parecchio azzardata, che vale comunque la pena di essere, senza pensare a cosa farà Renzi!

di Nino Lanzetta