Anita e Nora, creature senza storia

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Una serata particolare quella svoltasi al Circolo della Stampa di Avellino il pomeriggio del 6 dicembre. Una nuova tappa nel percorso di un romanzo storico “Anita e Nora, due donne in fuga da Wagna a Trieste” (edizioni Delta tre), che abbraccia le vicende del Confine Orientale del nostro paese dai primi anni del Novecento sino ai terribili anni ’40. “L’opera prima” di una studiosa della memoria minore, che non ha mai osato affrontare un lavoro di ampio respiro come un romanzo storico. Una sfida soprattutto con se stessa su cui ha riflettuto a lungo, riprendendo bozze tormentate e concludendole negli anni ante covid.
Ed ecco nel romanzo la grande Storia, non più solo il crudele Moloch che distrugge senza spiegazioni e ragioni uomini, donne, bambini, numeri, statistiche nei bollettini militari, ma elemento dinamico in una narrazione che vuole scendere nei luoghi più segreti dell’essere delle creature senza storia. Filo conduttore dell’incontro a più voci non è però il succedersi di guerre ed il nascere di rivendicazioni territoriali in terre di confine (Quanto attuali oggi di nuovo nella nostra civilissima Europa!), ma la musica presente nei teatri della bella epòque sino ad un finale passaggio jazzistico suonato da un entusiasta neozelandese “per la nostra Anita”.
Musica ricreata dal vivo nella sala del Circolo dalla giovane mezzo soprano Gerardina Lombardi, che ha sottolineato con la sua voce gli snodi narrativi più importanti della grande Storia. A lei è succeduta la voce di Marianna Rossi, toccante Anita e Nora insieme, interprete dei loro pensieri segreti. Muto convitato di pietra, Trieste, la Trieste di Saba, di Svevo, complessa, affascinante crocevia di popolazioni diverse, non più cuore dell’Impero asburgico e suo porto aperto sul mare, ma divenuta con la seconda guerra mondiale sventuratissima posta di un letale gioco politico fra le grandi potenze, lacerata e straziata con i suoi abitanti come l’Odessa dei nostri giorni l
La Grande Storia e le storie di quanti l’hanno vissuta, raccontata con lo sguardo dall’altro lato della lente!
Veloce, dinamica, vivace la conduzione della scrittrice e giornalista Eleonora Davide. Interessantissimi gli interventi dei due relatori, Paolo Saggese e Raffaele Barbieri, due voci diverse, eppure complementari dalle quali il pubblico interessatissimo è stato rapito. Il primo, Paolo Saggese, con i suoi richiami alla grande tradizione letteraria del nostro Occidente con le figure drammatiche di donne come Ecuba, Cassandra…, così vicine alle nostre eroine, vittime della legge della violenza della guerra al pari di tantissime donne del nostro Sud così care alla narratrice. Una letteratura al femminile la sua arricchita dal richiamo alla geo letteratura di Raffaele Barbieri, la cui analisi sul doppio, presente in ogni passo del romanzo, dal doppio di Trieste a quello delle sue donne, è sfociata in una domanda all’autrice. “Quanto di doppio è in lei?” Una deliziosa e maliziosa indagine sfociata nella definizione della nostra autrice con la formula di scrittrice rock sotto mentite spoglie. Una serata deliziosa nella splendida cornice natalizia del Circolo, dosata con grazia da Simonetta Incarnato che ha accolto quanti giungevano con la proiezione di uno splendido promo realizzato da Piano Terra Duo a cura di Graziella Di Grezia e Susanna Puopolo! Non è mancato neanche un momento di suspence dietro le quinte, quando la straordinaria Antonietta Iandolo, che sostava presso i pastori, è corsa in aiuto della giovane cantante, il cui abito di scena era di colpo collassato forse per l’emozione ricucendoglielo letteralmente addosso. Una serata vulcanica da non dimenticare ed una formula, quella delle voci, da non abbandonare!