Antonello Venditti e Luchè conquistano il pubblico, bagno di folla ed emozioni nella notte più lunga dell’anno

Dall'appello per un 2024 di pace allo scambio di battute col sindaco per suggellare "l'amicizia tra lupetti"

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Un concertone carico di emozioni e speranze, capace di unire la città. E’ una vera festa in piazza Libertà con Antonello Venditti, assoluto fuoriclasse, più forte del tempo che passa, una voce inconfondibile e la sua verve da romanaccio. Una verve che non risparmia nemmeno il sindaco Gianluca Festa quando arriva sul palco, elegantissimo col suo cravattino, introdotto da Anna Pettinelli direttamente da Rds, “Come te sei vestito? C’avete il sindaco più figo de tutti. Io me vergogno”. Mentre Festa sottolinea con orgoglio e una foga quasi da stadio, come si siano finalmente accesi i riflettori nazionali su Avellino “Stasera abbiamo fatto la storia.  Abbiamo dimostrato quanto sia bellissima e straordinaria Avellino. Eravamo una città triste e moribonda Noi l’abbiamo riaccesa ed è tornata ad esse il capoluogo dell’Irpinia. Guardare il muro umano che ci ha accompagnato dal 31 dicembre 2023 a questo primo gennaio è stata un’emozione”, promette che la città “spiccherà il volo il prossimo anno” e si dice orgoglioso di questa comunità, Venditti lo fulmina “che poteva fa questo de mestiere? Solo il sindaco”. O ancora ” Questo me lo porto a casa”. E sempre con un pizzico di ironia sottolinea “l’amicizia tra lupetti” dedicando ‘Roma capoccia’ alla citta. Nel rivolgere gli auguri ad Avellino, ricorda come la parola magica per il 2024 sia pace “Dono il mio cappello al sindaco ed è come se lo donassi alla città. Vuole essere una speranza di pace. Questo deve essere l”anno decisivo” . Promette di fare la sua parte, smettendo di fumare. Ma poi non rinuncia a fumare l’ultima Marlboro. E’ una serata magica, il piano sicurezza funziona, malgrado il bagno di folla, nessuna ressa e disagio. La pioggia ci prova a rovinare tutto ma non ci riesce e deve arrendersi all’entusiasmo della gente. Le  canzoni di Antonello sono un’emozione dopo l’altra “Siete infreddoliti? Stringiamoci tutti”. Da ‘Bomba non bomba’ che apre il concerto a Peppino, “questo ragazzo del Sud che è mio figlio”. Da “Sara” a “Giulio Cesare”, da “Notte prima degli esami” a “Alta marea” il pubblico le canta in coro, poichè appartengono a ciascuno di noi, ciascuno le sente proprie, ad esse sono legate ricordi e amori. Ricorda l’ultima esibizione ad Avellino nel 2008 con l’album “Dalla pelle al cuore”. Dedica “Ci vorrebbe un amico” a tutti gli “amici che mi hanno aiutato, poichè l’amicizia conta quanto l’amore”, intona “Unica”, la ‘canzone del non perdono’ fino a “In questo mondo di ladri” con la speranza “che non ci saranno più ladri il prossimo anno”. Spiega come “Roma è una citta bellissima. Sembra non possa succederti nulla di male e invece ti succede tutto e ti resta nel cuore”. Presenta la sua band, “Vi devo confessare che non suonavamo insieme da 4 anni”. E sono davvero bravissimi i musicisti, Amedeo Bianchi al sax, Alessandro Canini alla batteria, Fabio Pignatelli al basso, Maurizio Perfetto alla chitarra, Laura Parmegiani al violino, Laura Ugolini al coro e Angelo Abate al piano, Danilo Cherni alla tastiera, Toti Panzanelli alla chitarra. Conquista con la sua simpatia anche nell’attesa della mezzanotte “Non c’è un orologio?. Se no toppiamo la  mezzanotte. E famo na figura”. Il countdown interrompe solo per pochi minuti il concerto, con tanto di brindisi, fuochi d’artificio e qualche trenino che parte tra il pubblico, poi il finale con la struggente “Ricordati di me” una canzone che “è un arrivederci” e il grazie ad Avellino con gli applausi a scena aperta. Ma la festa non è finita, la serata prosegue con il dj set che infiamma il pubblico nell’attesa di Luchè con un Corso Vittorio Emanuele sempre più pieno. Il rapper partenopeo arriva sul palco all’una e trenta di notte e si conferma artista di qualità capace di tenere in piazza non solo i giovanissimi con il suo slang partenopeo che racconta l’universo urban e una società che cambia.