Aree interne: la fuga silenziosa dei giovani. Intervista a Enrico Franza

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Di Matteo Galasso

La provincia di Avellino è costituita in larga parte da borghi rurali e aree interne che stanno subendo, a causa del malgoverno e della mancanza di opportunità economiche che permettano di evolversi socialmente, uno spopolamento massivo e irrefrenabile. Oltre a continuare a insistere su un presunto ritorno delle decine di migliaia di Irpini che hanno abbandonayo per sempre questa terra, opinionisti di turno e personaggi di rilievo non sanno giustificare, in alcun modo, un metodo per invertire o quanto meno frenare questa tendenza. Nessuno parla, ad esempio, di collegamenti infrastrutturali ad alta velocità – assenti in Irpinia come in alcun’altra provincia – tantomeno di turismo “secondario”: per questa ragione abbiamo sentito il parere di un amministratore attento che lavora per la sua comunità ma che da vicino vive la “fuga” dal nostro territorio, il Sindaco di Ariano Irpino, Enrico Franza.

Sindaco, l’Irpinia è un’area sempre più depressa demograficamente e sembra condannata a uno spopolamento esponenziale: in quattro anni registriamo un calo di oltre 20.000 abitanti (4000 solo nell’ultimo anno). Quali sono le strategie che metterà in campo durante il Suo mandato?

L’importante depauperamento demografico dei nostri territori non è solo preoccupante, ma sempre più evidente: richiama amministratori e classe politica ad innescare un’inversione di tendenza. Personalmente sto agendo per ripristinare appieno la nostra area vasta – uno strumento di programmazione sovra comunale atto a favorire la coesione dei 28 comuni e degli 80 mila abitanti che li abitano – riprendendo in considerazione il Documento di Orientamento Strategico (Dos) che ci spinge a far leva sulle potenzialità territoriali, come agricoltura, settore manifatturiero, artigianato e piccole imprese. Questo è possibile grazie allo sblocco di risorse economiche dell’Ue, in merito alla programmazione pluriennale 2021-2027, nel rispetto del quinto obiettivo del documento di indirizzo strategico regionale, che prevede che le aree vaste possano attuare una pianificazione strategica ed intersettoriale, dal settore delle infrastrutture fino ai servizi minimi essenziali. Ora, anche grazie al PNRR, possiamo progettare e realizzare sviluppo economico territoriali attraverso azioni improntate alla transizione ecologica e nel rispetto di indici di sostenibilità ambientale ed economica di un territorio: per quanto eterei, questi obiettivi sono in realtà i più facili da realizzare grazie a queste risorse. Non dimentichiamo, inoltre, la stazione Hirpinia. Questi sono gli obiettivi a corto-medio termine e ovviamente saranno accompagnati da altri a lungo termine, rispetto ai quali siamo tutti chiamati a dare il proprio contributo: dobbiamo sdoganare il mito per cui il pubblico debba salvaguardare il proprio interesse in modo disgiunto rispetto al privato, trovando maggiore sinergia e cercando di salvaguardare ciò che è comune, ma facendo sì che i talenti individuali siano tutelati in un’ottica di sviluppo integrato, trovando un punto di convergenza.

 

La pandemia, oltre che pressare i nostri presìdi sanitari, non ha fatto altro che peggiorare lo stato economico e sociale della nostra provincia, alimentando ancora di più l’emigrazione. La provincia di Avellino è 93esima su 107 nell’indicatore di Qualità della vita 2021 de ”Il Sole 24 Ore”: nove posti in meno rispetto allo scorso anno. Come giudica questo risultato e come andrebbe incentivato il welfare in Irpinia?

 

La politica provinciale vive nella convinzione erronea di essere autosufficiente rispetto agli altri servizi di sviluppo. Molti continuano a considerare la sanità come misura esclusivamente assistenziale, quando in realtà – se rinomata – costituisce un ulteriore potenziale punto attrattivo per il territorio. Un potenziamento sarebbe possibile se ci fosse la volontà di valorizzare la competenza: quanti giovani medici sarebbero oggi disposti a tornare nelle aree interne? Se nelle condizioni ottimali per esibire le proprie capacità professionali: in molti! La classe dirigente è riluttante rispetto ad uno sviluppo integrato che ad ogni settore sembra indisposta a comprendere l’importanza della coesione territoriale. Dobbiamo quindi guardare oltre i confini dell’Irpinia, relazionarci a ciò che ci chiede l’Europa. Un giovane che esercita la sua professione all’estero non ha motivo di tornare, se la politica non costruisce le condizioni affinché il suo talento sia valorizzato. Gli enti locali possono intermediare tra domanda e offerta: non comprendo perché non possano fungere da raccordo tra tessuto economico e messa a disposizione della propria esperienza. Un esempio sono i risultati di rigenerazione urbana raggiunti ad Ariano Irpino, come l’edilizia popolare e la manutenzione del centro urbano, realizzati grazie all’impegno del nostro ufficio tecnico ma anche con la collaborazione di professionisti offertisi pro bono. Questo fa capire quanto falso sia che il solo capitale economico sia sufficiente a intercettare quello umano, unica vera leva di emancipazione e coesione territoriale. La pandemia ci ha poi portato a scoprire altre realtà oltre alla politica, come le associazioni di volontariato, che ne hanno compensato la mancanza di radicamento. Può darsi che la mia lettura sia visionaria, ma già il finanziamento e il progetto dell’alta velocità dimostrano che non è così. Ripeto, però, che lo sviluppo si costruisce solo se i finanziamenti siano accompagnati da progetti validi e non passivi, con sguardo lungo ed ampio, con l’umiltà di comprendere che l’impopolarità di alcune scelte è dettata dal superamento dei confini provinciali.

 

Da amministratore locale vive in prima persona il disagio di una popolazione sempre più anziana, dove i pochi giovani che decidono di restare trovano come in passato grandi difficoltà ad intercettare un impiego stabile che permettere loro una vita dignitosa. In che modo concretamente può ripartire l’occupazione giovanile?

 

Una domanda alla quale è complicato trovare risposte esaustive: oggi ci sono politiche legate al dato anagrafico, che agevolano giovani under35, donne o imprese. Si deve cambiare, però, anche questa logica. Ma con l’aumento delle prospettive di vita, si considerano giovani anche i quarantenni! Generalmente, però, queste politiche dipendono molto dall’apparato nazionale e, localmente, non lasciano molto spazio di manovra. Ad Ariano abbiamo un punto Informa giovani, destinato alla profilazione di candidature. È chiaro che occorrono strategie per i giovani che si adattino al cambiamento di esigenze e aspettative della comunità, ma anche la politica deve trovare un modo di favorire nuove frontiere occupazionali. Il mercato del lavoro è completamente diverso rispetto a quello di 40 anni fa, quando non esistevano tutti i lavori legati alle nuove tecnologie e si modificherà nel tempo. Dobbiamo farci trovare pronti davanti all’avvento prorompente della robotizzazione. Rispetto alle nuove frontiere del lavoro, la politica nazionale non dà ancora alcuna risposta concreta o almeno opportuni sistemi di regolamentazione.

 

Si parla tanto di turismo per far tornare a “girare” l’economia, facendo leva sui tesori culturali e paesaggistici dei nostri borghi. Poi, però, si fa fatica a trovare una strada urbana o extraurbana che sia degna di essere definita tale in un Paese civile: è ora di lavorare per un piano di manutenzione infrastrutturale su larga scala, facendo leva anche sulle risorse sbloccate dal PNRR.

 

In molti parlano di turismo e potenzialità del territorio senza conoscerlo dettagliatamente e in tutte le sue particolarità. Restare nel mondo della superficialità non porterà a nulla, così come l’illusione di essere al centro del mondo. Servono collegamenti materiali e non all’esterno, che ci permettano di superare la nostra ottusità e guardare a un’ottica globale.

 

Siamo l’unica provincia campana toccata solo marginalmente dall’alta velocità. Non crede che lo sviluppo di una rete ferroviaria che interconnetta la nostra provincia al resto dell’Europa, permettendo – ad esempio – di raggiungere Milano senza dover passare per Napoli, possa rappresentare un freno allo spopolamento? 

 

Tra 4 anni sarà attiva la stazione Hirpinia e, per quanto mi riguarda, ci stiamo impegnando a prepararci a delle variazioni allo strumento urbanistico che consentiranno di pianificare la nuova città dei servizi nell’area adiacente la nuova stazione. È lì che va disegnato il futuro dell’intera Irpinia, compiendo gesti oggi impopolari, come il dislocamento dell’ospedale a favore di una nuova piastra ospedaliera provinciale, un hub digitale, strutture ricettive o anche un parco fluviale. Solo così le aree interne cesseranno di essere tali e, fornite dei servizi minimi essenziali, diverranno centri extraurbani o erogatori di servizi. La peculiarità di questa infrastruttura è che non solo attraversa ma interconnette le comunità provinciali. L’alta capacità e l’alta velocità saranno una palla da cogliere al balzo, trasformando questa interconnessione infrastrutturale in un balzo sociale, economico e culturale. Fare rete darà spazio al turismo locale e alla possibilità di pubblicizzare risorse finora rimaste nascoste. Stiamo mettendo in campo progetti di valorizzazione che vanno dal turismo enogastronomico all’agricoltura 4.0. La piattaforma logistica completerà il progetto della stazione, affiancando ad essa un disegno complessivo di valorizzazione e promozione.