Aste Ok, Barone rivela in aula: “Potevamo partecipare, ma senza pestare i piedi a Livia Forte”

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Aste Ok, nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduta dal presidente  Dott. Roberto Melone, a latere Gilda Zarrella  (oggi sostituita dal giudice Ciccone NdR) e Vincenza Cozzino,nuova udienza del  processo nato dall’inchiesta  del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli. In aula è ripreso  il controesame dell’imputato Antonio Barone, A porgli domande il difensore di Livia Forte Roberto Saccomanno  che ha interrogato Barone sull’attività delle società per le quali egli prestava consulenza.  “Mia moglie e Gianluca Formisano erano soci al 50% in ‘Arca di Noè’, mentre io ero socio di Forba e AEG, entrambe coinvolte -afferma Barone – nelle aste immobiliari del 2019. Io mi occupavo della preparazione della documentazione per partecipare, ma la decisione di partecipare alle aste spettava al legale rappresentante. Ho sentito parlare di ‘TreTre’, che, per quanto ne so, era il soprannome del marito di Livia Forte, ottenuto durante partite a carte in un circolo. Livia Forte partecipava attivamente a numerose aste e, grazie alle sue risorse finanziarie, molte si concludevano con l’acquisizione.Tuttavia, è da notare che le offerte di Livia Forte erano spesso molto alte, esorbitanti, impossibili da eguagliare per gli altri partecipanti alle aste”.

Durante il controesame, si ritorna sull’incontro del 2019, durante il quale erano presenti quasi tutti i principali imputati nel processo.  “Formisano mi ha sempre detto- afferma Barone- che ‘era meglio che lasciassi stare’ e che la Cerullo l’aveva coinvolto in un guaio. Inoltre, come ho già riferito, mi disse che se avessimo voluto partecipare a un’asta, avremmo potuto farlo tranquillamente; l’importante era non pestare i piedi a Livia Forte”. Riguardo allo schiaffo di Nicola Galdieri alla Cerullo, Barone precisa“Ho visto una foto, ma era molto scura. Sembrava quasi che avesse un rigonfiamento, ma ripeto, la foto era poco chiara e poco comprensibile. Formisano, poi, mi ha detto che aveva ricevuto uno schiaffo”.

Si torna a discutere dell’asta di Montefredane, dove l’amministratore della società di Barone e Formisano fu cacciato da Livia Forte, che gli intimò di andarsene e di non fare ulteriori rilanci. “I cinquemila euro erano destinati a un mio cliente, che – afferma Barone –  aveva promesso di aiutarmi a risolvere una questione importante con una donna che ci stava causando enormi problemi: a me, alla sorella di Gianluca e a Formisano. Questa donna ci minacciava costantemente e ci inviava messaggi vocali su WhatsApp. Pensavamo quindi di risolvere il problema in questo modo. Non ho mai discusso questa questione con Formisano”. Successivamente si è svolto il controesame dell’avvocato Gaetano Aufiero. Le domande poste dal penalista si sono concentrate su specifiche aste oggetto d’indagine. L’imputato ha risposto confermando, ancora una volta, quanto aveva ampiamente dichiarate in precedenza.

L’avvocato Rosaria Vietri, difensore di Mario Gisolfi, ha richiesto la trascrizione di una registrazione che è stata oggetto d’esame più volte, riguardante una conversazione tra la  supertestimone  ed un’altra persona, dalla quale emerge che è stata versata la somma di €400 allo studio notarile. Successivamente, il penalista ha proceduto a chiedere, per la prossima udienza prevista per l’8 marzo 2024, la nomina di consulenti per la trascrizione del suddetto colloquio.