“Avellino prende parte” lascia il campo largo: nessun rinnovamento è possibile nella politica progressista cittadina

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Lascia il campo largo Avellino Prende Parte. Le esitazioni e le discussioni relative alla scelta del candidato sindaco non convincono il gruppo cittadino. “Avellino prendere parte – si legge nella anota – è nata per restituire voce e motivo di impegno nell’amministrazione della città alle forze vive della società cittadina, quelle che negli ultimi anni sono state escluse dalla partecipazione politica perché irriducibili alle consorterie che in questi decenni l’hanno resa la città che è oggi: un confuso conglomerato urbano che ha perso, insieme ai suoi figli, la speranza in un futuro migliore, equo e sostenibile. Siamo nati per contribuire a disegnare uno sviluppo per Avellino possibile, solidale e dignitoso: un domani in cui l’impegno civico, volontaristico e solidale potesse essere valorizzato. Alla luce della devastante situazione in cui si trova la città e in coerenza con gli obiettivi e la linea che ci ha sempre contraddistinto, abbiamo convintamente sostenuto e difeso, davanti alla disintegrazione dello spazio democratico e le inquietanti nubi che si stagliano sopra l’orizzonte dell’agire amministrativo della giunta Festa, tutti i percorsi di convergenza progressista che ci sono stati proposti nell’ottica della definizione di proposte, azioni e programmi per restituire un futuro ad Avellino e ai suoi cittadini”.

App ricorda il contribuito offerto “alla creazione di una coalizione che è nata andando incontro a tutti i nostri obiettivi, con percorsi partecipativi e aperti alla società civile, in grado di coinvolgere energie e risorse, con l’intento di mobilitare la società a sostegno di un progetto politico. Un percorso che parlava con la nostra stessa voce di innovazione, cambiamento, trasformazione anche generazionale della città. Per costruire rappresentanza, però, non basta mettere delle sigle assieme, ma è necessario costruire connessioni fra i cittadini e le istituzioni, mettendo in campo l’ascolto e il dubbio. Abbiamo creduto che questo processo fosse possibile così come abbiamo sostenuto – inascoltati ma profetici – che il metodo migliore, per non ingessarlo ma amplificarlo, fosse quello di utilizzare lo strumento delle primarie per la scelta del candidato a sindaco.

Nonostante ciò, abbiamo coltivato la speranza che fosse ancora possibile per una forza portatrice di un’autentica voglia di rinnovamento partecipare al tavolo delle decisioni, poter mantenere autonomia e rispetto in grado di arricchire i rapporti tra i partiti e aiutare nella definizione delle migliori scelte possibili. La cronaca di questi giorni ci racconta che non è così: non esiste un reale nuovo metodo per determinare in maniera aperta e pubblica la partecipazione all’offerta politica cittadina per le prossime amministrative. Se questo spazio c’è, esiste solo in contrapposizione ai tanto declamati berlingueriani di giorno e andreottiani di sera che nei fatti non sono disponibili ad accompagnare un processo nuovo. Essi rappresentano un politica asserragliata su posizioni di piccoli o grandi poteri che hanno come unico obiettivo mantenere l’ancoraggio a posizioni autoreferenziali, a voce rincorrendo un “metodo nuovo” ma in realtà utilizzando le più vecchie e respingenti forme della politica”.

Nella nota si sottolinea come “APP non è nata per rompere, ma per unire, per arricchire, per costruire insieme e ci riteniamo ancorati a questo mandato, ma non a quello di un famigerato “tavolo” da cui ci sentiamo traditi e a cui, quindi, non ci sentiamo più vincolati. L’unità non è un fine, ma uno strumento. Per noi era lo strumento per interrogare il mondo che la coalizione ambiva a rappresentare, senza che i personalismi prevalessero sulla politica. Si è tradotta, invece, in una zavorra che ci ha costretto a giocare con regole non nostre mentre quelle stesse regole venivano ignorate in manovre di palazzo che si consumavano azzerando la politica. Noi pensavamo che il ragionare insieme, il contaminarsi, caratterizzasse anche le altre forze della “coalizione”, che ci fosse ancora spazio per un cambiamento di rotta: uno spazio politico progressista ed ecologista che fosse naturalmente competitivo e in grado di sottrarre la città alla gestione Festa. Sbagliavamo. Per questo oggi ci fermiamo qui. Prendiamo atto che, allo stato, nessun rinnovamento è possibile nello spazio dell’autoproclamata politica “progressista” della città. Le rendite di posizione e gli apparati politici emersi nella costruzione delle candidature a sindaco saranno sempre più forti della partecipazione civica, dell’opportunità e della ragione. In queste settimane, mentre altri frequentavano bar e ristoranti napoletani e romani, ci siamo concentrati sui temi e le proposte, abbiamo presentato numerose iniziative consiliari per un cambiamento radicale della città e per il benessere dei cittadini, abbiamo animato iniziative pubbliche culturali e sociali”.