Azione Cattolica, il messaggio sulle regionali e sul referendum

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Le prossime elezioni regionali del 20-21 settembre, che si affiancheranno al referendum sulla diminuzione del numero dei parlamentari e in tanti comuni campani al rinnovo dei consigli e all’elezione di sindaci, ci hanno portato alla mente questa frase di Vittorio Bachelet.

L’Azione Cattolica da sempre fa dello stile del servizio uno dei suoi tratti caratterizzanti. Un servizio fedele, silenzioso, presente, gratuito che mira a formare le coscienze di persone libere e capaci di senso critico, di leggere i segni dei tempi, di cercare i semi di bene già presenti nella storia. Capaci di stare nel proprio tempo – per quanto in alcuni casi abbia dei tratti tragici – con uno sguardo di speranza, che mentre prova ad andare oltre non perde di vista le necessità reali e concrete delle persone.

Ripetiamo e sentiamo riecheggiare da mesi riflessioni sulla straordinarietà del tempo che stiamo vivendo. Un tempo che può essere interpretato come una semplice “sospensione” in attesa di tornare al punto esatto in cui ci eravamo fermati. O un tempo da attraversare con coraggio e determinazione afferrando senza indugi l’opportunità, tragica e drammatica, di entrare in un’epoca nuova, che veda davvero le persone al centro.

Anche un momento elettorale così importante, in un contesto tanto straordinario, può rappresentare un’opportunità enorme.

Non siamo sognatori folli con la testa tra le nuvole. Così come non ci illudiamo che la società cambi da un giorno all’altro, così non ci illudiamo che le dinamiche politiche prendano un’altra direzione all’improvviso. Tuttavia crediamo sia possibile che “il lupo dimori con l’agnello” se ognuno applicherà a se stesso, nel suo ambito di vita e di lavoro, il cambiamento che in tanti desideriamo.

Perciò pensiamo che vivere l’impegno politico come servizio sia un auspicio quanto mai importante in questa tornata elettorale.

Una politica che sia servire le persone. È l’ora di porre al centro le necessità reali di chi condivide con noi questo tratto di storia, mettere al centro la loro dignità. Non può risolversi tutto con bonus e “mance” che non risolvono i problemi delle persone e delle famiglie e che le legano a doppio filo a una politica di clientelismo. Servire le persone significa investire con forza nel lavoro, nell’istruzione, nella cultura, nella famiglia, nella custodia del Creato. Anche dando valore a quelle realtà sociali e del terzo settore che in questi anni, e in modo speciale in questi mesi di emergenza, hanno fatto tutto ciò che era possibile, ma che non possono essere considerate delle oasi nel deserto.

Una politica che sia servire il territorio. Viviamo in una terra meravigliosa e contraddittoria. Non possiamo più considerare “normale” lo stato di abbandono in cui versano alcune aree interne della Campania e le periferie delle grandi aree urbane. Territori lontani dai centri industriali e da interessi turistici, spesso private di servizi essenziali. Terre intrise di lavoro e fatica, in cui i giovani non hanno neanche più l’opportunità di ragionare sulla possibilità di restare e contribuire al loro sviluppo. Non è accettabile che ci siano aree in cui il futuro non sia possibile. In questo Next Generation Ue rappresenta un’opportunità enorme per investire nello sviluppo vero dei territori, di tutti i territori.

Una politica che sia servire il futuro. Crediamo e desideriamo una politica che viva di progetti e non di sondaggi. Che lavori guardando alle necessità attuali dei cittadini, che non rincorra solo le emergenze. Che abbia il coraggio e l’ambizione di ragionare a 10 e 20 anni. Troppo spesso abbiamo avuto la sensazione che agli elettori venga chiesta fiducia, ma che non se ne riponga in loro. Abbiamo memoria e abbiamo capacità di senso critico. Siamo capaci di valutare non solo interventi immediati, ma anche le riforme più profonde, che necessitano di periodi di transizione e, se inevitabili, di sacrifici necessari per arrivare ad obiettivi grandi.

In politica vanno recuperati spirito di servizio e visione. Siamo certi che non pochi sono i candidati, uomini e donne di buona volontà, che si accostano all’impegno con le migliori intenzioni. E l’AC, associazione apartitica, guarda con particolare fiducia e incoraggiamento a quanti hanno deciso di offrire la propria competenza spinti da una sincera passione per il bene comune. Ai soci e simpatizzanti dell’associazione che si impegnano in prima persona nei diversi schieramenti, e a quanti hanno deciso di impegnarsi insieme in progetti politici comuni, va sia un sincero incoraggiamento sia un fraterno invito a rinnovare metodi, contenuti e linguaggi, a mostrare nei fatti quel “di più” che viene dalla formazione cristiana ricevuta in associazione.

Saremo chiamati, infine, attraverso il Referendum, ad approvare o respingere la legge di revisione costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Come soci di Ac dobbiamo avvertire la responsabilità di votare in maniera consapevole: ogni cambiamento della Costituzione che è l’insieme dei principi, dei valori e delle regole della nostra vita civile e sociale deve essere valutato da tutti noi con coscienza e con libertà di giudizio.

E ancora sentiamo riecheggiare la lezione di Bachelet. “Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido”.