Bankitalia: tutti contro Renzi? 

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Il gran polverone sollevato contro Matteo Renzi in seguito all’approvazione della mozione parlamentare su Bankitalia ha consentito di nascondersi a tutti coloro che ne condividono il contenuto, cioè buona parte dei deputati, molti autorevoli commentatori e, a quanto pare, anche qualche magistrato che ha messo nel mirino il servizio di vigilanza di via Nazionale. L’attenzione si è concentrata esclusivamente sul segretario del Partito democratico.

Ormai assurto (suo malgrado ma anche per un eccesso di protagonismo) al ruolo di capro espiatorio di tutto ciò che non va o che merita di essere criticato in Italia; ma è un fatto che le mozioni presentate alla Camera contro il Governatore Visco erano ben sei e quella del Pd era la più morbida. Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia chiedevano esplicitamente la non riconferma di Visco, Sinistra italiana proponeva un rinvio della decisione a dopo le elezioni, Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica ed ex viceministro dell’Economia, riteneva “patologica” una riconferma, visti i dubbi circa l’efficienza dei controlli sul sistema bancario.

A fronte di prese di posizione così drastiche, il testo messo a punto dai deputati dem dopo lunga trattativa col governo, era il più sfumato, rimettendo agli organi competenti (Governo e Presidente della Repubblica) l’onere dell’individuazione della personalità più idonea a guidare la Banca superando le criticità da molti evidenziate nella gestione in scadenza. Per completare il quadro, va poi rilevato che se è vero che Forza Italia non ha votato la mozione dei democratici, Silvio Berlusconi ha poi scelto la più impegnativa tribuna di Bruxelles (riunione del gruppo popolare del Parlamento europeo) per denunciare le lacune nell’attività di controllo della Banca centrale.

Insomma, l’accerchiamento di Visco appare evidente; tanto è vero che lo stesso Governatore ha deciso di bruciare i tempi precipitandosi a palazzo San Macuto per farsi ricevere da Pierferdinando Casini, presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività bancaria e consegnargli l’indice delle oltre 4000 pagine di documenti che intende depositare presso l’organismo parlamentare. Questo il quadro della situazione, ad oggi tutt’altro che definita.

C’è da aggiungere che a disegnare lo scenario piuttosto confuso che abbiamo di fronte, hanno contribuito comportamenti non privi di ambiguità. Si è detto da più parti che il Parlamento non avrebbe titolo per esprimersi sulla nomina del Governatore, il che francamente appare inaccettabile, essendo le Camere la sede della rappresentanza popolare. Infatti “la Repubblica”, pur accesamente critica verso Renzi, non può non riconoscere che “la politica non compie nessun atto di ‘lesa maestà’ nel criticare l’operato di un banchiere centrale. O persino nell’auspicare che un governatore venga rimosso e sostituito”; cosa del resto già avvenuta recentemente, nel caso di Antonio Fazio, costretto a lasciare con ignominia, salvo poi essere prosciolto se non da tutte, dalle più gravi accuse mossegli.

Fra i compiti della Commissione c’è proprio la verifica sull’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari, il che chiama in causa proprio i ruoli della Banca d’Italia e della Consob (anche il suo presidente Vegas è in scadenza); e dunque, fatti salvi i poteri di nomina, la competenza parlamentare è indiscussa, di fronte ad un organismo bicamerale i cui 40 componenti sono stati insediati da Pietro Grasso e Laura Boldrini.

Ora i tempi sono piuttosto stretti per arrivare ad una conclusione, che sarebbe azzardato per chiunque pronosticare. Quel che appare necessario è che alla tanto esaltata (in questi giorni) autonomia e indipendenza della Banca d’Italia bisognerebbe, al momento della nomina del massimo vertice, attribuire contenuti comprensibili corredati dalle conseguenti responsabilità. Altrimenti l’autonomia resterà una giaculatoria priva di senso.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud