Bonus edilizi e riciclaggio, eseguiti 13 arresti a Lecce: tra gli indagati anche un 52enne di Solofra

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Bonus edilizi, in provincia di Lecce e’ di 13 arresti il bilancio di un’operazione delle Fiamme Gialle per frodi sui bonus edilizi e riciclaggio che ha comportato anche sequestri per 3,8 milioni di euro.

Associazione per delinquere, fraudolenta percezione di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio, sono queste le accuse nei confronti di 13 persone destinatarie di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal gip Marcello Rizzo, su richiesta della pm Simona Rizzo che hanno eseguito dalle prime ore dell’alba i militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Lecce.

Una  misura cautelare parallela è stata svolta dal Comando Provinciale di Napoli nell’ambito di una squadra investigativa comune coordinata da Eurojust alla quale prendono parte anche le Autorità Giudiziarie della Lettonia e della Lituania.

I militari del Gico della Guardia di Finanza di Lecce e del Nucleo Speciale Tutela Entrate e Frodi Fiscali di Roma, hanno eseguito dall’alba un’ordinanza che prevede quattro misure cautelari in carcere e nove ai domiciliari nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, fraudolenta percezione di erogazioni pubbliche (“bonus edilizi”), riciclaggio e autoriciclaggio. Le persone arrestate sono quattro in carcere e nove ai domiciliari.Tra i destinatari delle misure cautelare in carcere anche un 42enne solofrano.

Le indagini, che si distinguono in due filoni collegati tra loro per alcuni elementi di convergenza, riguardano, per quello salentino, un’associazione a delinquere dedita alla cessione di “crediti di imposta” fittizi, derivanti da false pratiche di “bonus edilizi” ed al riciclaggio all’estero dei proventi illeciti.

Nel corso dell’operazione sono state svolte 25 perquisizioni, alcune anche in territorio estero (Lituania) e un sequestro preventivo di circa 3,9 milioni di euro, quale ulteriore provento dell’attività illecita rispetto ai 20 milioni di valori già sequestrati nel corso delle indagini.

L’operazione, denominata  “Easy Bonus”, giunta all’esito di quasi due anni di complesse indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economica di Lecce – comandato dal Tenente Colonnello Giulio Leo – e coordinate dalla Procura della Repubblica salentina, è il frutto di un’articolata investigazione di respiro internazionale originatasi da una sinergia tra l’Unità di Informazione Finanziaria italiana, la Financial Intelligent Unit (F.I.U.) della Lituania e la Guardia di Finanza circa ingenti somme di denaro bonificate in quel paese e provenienti da conti correnti postali italiani.

Le attività, svolte in co-delega con il Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressioni Frodi Fiscali, hanno consentito di individuare 71 percettori di fraudolenti “bonus edilizi”, prevalentemente “Bonus facciate”, che dopo la cessione del credito d’imposta a Poste Italiane sono riusciti a trasferire gran parte delle somme all’estero.

La totalità dei percettori delle agevolazioni fiscali, in realtà, non avevano inviato alcuna comunicazione obbligatoria (CILA/SCIA) agli Uffici Tecnici dei comuni interessati, non avevano effettuato alcun intervento edilizio e, addirittura, in molti casi, non erano nemmeno proprietari di immobile.

Le attività tecniche di intercettazione, sia telefoniche che ambientali, hanno consentito di acquisire un circostanziato e minuzioso quadro indiziario in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale con al vertice il titolare di uno studio di consulenza della provincia di Lecce, esperto nei meccanismi di funzionamento del circuito bancario, finanziario e fiscale.

L’organizzazione, dopo aver individuato possibili beneficiari di bonus edilizi (persone indigenti, senza redditi, fiscalmente incapienti, alcuni con gravami penali e/o con l’erario, tutti residenti nella provincia salentina) provvedeva alla registrazione delle firme digitali (SPID), all’inserimento delle richieste sul portale dell’Agenzia delle Entrate oltre che alla creazione dei conti correnti presso Poste Italiane.

I capitali così ottenuti venivano trasferiti su conti correnti esteri e attraverso laboriosi meccanismi di riciclaggio e auto-riciclaggio, finalizzati a occultarne la provenienza, venivano fatti rientrare in Italia, anche attraverso lo sfruttamento di società costituite allo specifico scopo di gestire gli affari illeciti dei singoli promotori dell’organizzazione oltre che dal capo del sodalizio.

Acclarata la transnazionalità delle condotte delittuose e onde proseguire efficacemente le attività investigative all’estero, si è reso necessario costituire (nel mese di maggio 2022), una SIC – Squadra Investigativa Comune con le Autorità Giudiziarie della Lituania, Lettonia nonché con la Procura della Repubblica di Napoli e il Nucleo Pef partenopeo, sotto la direzione di Eurojust, con lo scopo di raccogliere prove oltre confine in quanto erano emerse numerose convergenze investigative con altri soggetti, prevalentemente campani, che avevano creato ad hoc un istituto bancario e finanziario con sede a Vilnius e alcune società a Riga per riciclare enormi quantità di denaro illecito proveniente dall’Italia.

Le indagini tecniche hanno permesso di accertare, come gli ingenti profitti derivanti dalle attività fraudolente descritte avessero generato l’interessamento di persone vicine alla criminalità locale. I rapporti tra le citate componenti criminali e il capo dell’organizzazione si sono progressivamente deteriorati diventando di sempre più difficile gestione, tanto che, nel giugno 2022, quest’ultimo ha subito l’incendio a titolo di estorsione della propria abitazione e, immediatamente a seguire, di quella dei propri genitori.

Nel corso delle indagini, già a dicembre 2022, sono state eseguite circa 100 perquisizioni e numerosi sequestri preventivi (anche nella forma per equivalente) delle somme illecitamente percepite (circa 20 milioni di euro e 62 beni immobili) nei confronti dei soggetti percettori dei fittizi bonus edilizi.

A novembre 2023, grazie al lavoro della Procura della Repubblica di Lecce, della squadra investigativa comune, e all’impegno delle fiamme gialle salentine, sotto costante coordinamento del desk italiano di Eurojust, è stato possibile far rientrare in Italia del denaro sequestrato in Lituania (circa 3,2 milioni), già confluiti nel Fondo Unico Giustizia.

Contestualmente, a cura del Nucleo PEF di Napoli, sono state eseguite analoghe misure personali nei confronti di 8 persone (4 in carcere, 2 ai domiciliari e 2 misure interdittive) nella provincia di Napoli emesse dal Gip del Tribunale partenopeo, oltre che contestuali sequestri preventivi (diretti e per equivalente) per 25 milioni di euro in corso di esecuzione anche in Lituania e Lettonia.

Del giro d’affari da 2,6 miliardi di euro gestito dall’associazione a delinquere sgominata dalla finanza di Napoli, un miliardo e mezzo era riferito a conti italiani.

Una tecnologia sofisticatissima per nascondere il denaro intascato illegalmente, grazie ad una fitta rete di intermediari e sistemi di sicurezza simili a quelli utilizzati dai servizi segreti. Con un giro d’affari illegale stimato in 2 miliardi e 600 milioni di euro, con 6 mila clienti in tutta Europa.