Candelmo, un ricercatore instancabile che amava la sua città

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Un ricercatore instancabile, legato alla città da un amore viscerale, autentico riferimento per assessori e tecnici. E’ il ritratto di Adamo Candelmo emerso dal confronto tenutosi al Circolo della stampa di Avellino, promosso dal Gruppo Archeologico irpino, di cui era presidente onorario. Un confronto che segna la ripresa delle attività per l’associazione dopo due anni di stop.
Un incontro che è stato anche l’occasione per consegnare un riconoscimento a chi non ha mai smesso di testimoniare la passione per la memoria. Un premio nato negli anni passati proprio da un’idea di Candelmo per sottolineare il fermento culturale dell’Irpinia, trasformatosi dopo la sua morte in un omaggio alla suo memoria. Tra i premiati con una scultura raffigurante la Mefite dell’archeoartista Francesco Roselli gli storici Andrea Massaro, Armando Montefusco, Edoardo Spagnuolo, Agostina Spagnuolo, Claudio Rossano, Pasquale Matarazzo, Giovanna Nicodemi, Carlo Franciosi, Antonetta Tartaglia, Mario Spagnuolo il direttore del Quotidiano del Sud Gianni Festa, il filosofo Luigi Anzalonel’ex sindaco Enzo Venezia, il costruttore Pippo Zagari, il dirigente scolastico Pietro Caterini.
E’ Gerardo Troncone, tra gli artefici dell’incontro, a spiegare come “Candelmo è sempre stato un osservatore attento della città, ha accompagnato con la sua passione e il suo zelo il lavoro di tutti i ricercatori, recuperando disegni, cartoline, schizzi, sempre prodigo di consigli per tutti. Senza il suo lavoro, la Torre dell’orologio non sarebbe mai stata restaurata. Poco contava a quela partito appartenesse l’amministrazione, gli interessava solo il bene della città”. “Aveva una forte passione per la sua Avellino- ricorda Armando Montefusco -e non nascondeva la sua amarezza quando vedeva disservizi e brutture. E’ stato un testimone delle trasformazioni della città nella prima e seconda metà del Novecento, non era uno studioso nel senso classico ma un appassionato custode della memoria, raccoglieva documenti e oggetti che raccontassero il passato”. “Negli ultimi anni, lasciato il Comune di Avellino – ha ricordato Andrea Massaro nel messaggio letto nel corso dell’incontro – presso il quale ha lavorato per una vita, si era messo a disposizione delle varie Associazioni culturali presenti all’interno del Palazzo della Cultura “Victor Hugo” offrendo, quotidianamente, la sua preziosa collaborazione. In questo edificio si è consumato, per svariati anni, un singolare rito che vedeva una sparuta brigata di appassionati cultori di memorie civiche tratteggiare fatti e avvenimenti che avevano al loro centro una città: Avellino. E l’amico Adamo Candelmo di questa città ne conosceva, per esperienza di vita diretta e per studi effettuati, gran parte e variamente inedita. Ha raccontato delle manifestazioni avvenute nel capoluogo durante il Ventennio, ha sperimentato le sofferenze della guerra e i disagi del dopoguerra, fino a ripercorrere i decenni del cambiamento, quando Avellino cambiava il suo aspetto durante il boom economico degli anni ’60 del secolo scorso. Le sue conoscenze dei luoghi e degli angoli remoti della città sono stati preziosi per la ricostruzione del dopo terremoto. A questi personali doni sono stati accoppiati la continua lettura di libri, saggi, letture disvelatrici di un passato arricchito da un prezioso e esclusivo corredo iconografico, rappresentato da un vasto e cospicuo patrimonio di antiche e recenti fotografie che ritraggono secoli di storia della nostra città. Ha raccontato delle manifestazioni avvenute nel capoluogo durante il Ventennio, ha sperimentato le sofferenze della guerra e i disagi del dopoguerra, fino a ripercorrere i decenni del cambiamento, quando Avellino cambiava il suo aspetto durante il boom economico degli anni ’60 del secolo scorso. Le sue conoscenze dei luoghi e degli angoli remoti della città sono stati preziosi per la ricostruzione del dopo terremoto”. Massaro ricorda come “ Candelmo ha avuto il privilegio di prestare la sua assistenza di conoscenza alle personalità più eminenti chiamate in Avellino per redigere Piani Regolatori, Piani urbanistici, piani di zona, come il Prof. Marcello Petrignani e poi Cagnardi, Zevi ed altri ancora. Singolare il suo apporto prestato per il restauro della Torre dell’Orologio. I tecnici incaricati per l’intervento alla storica Torre, l’Arch. Paolo Mascilli Migliorini, della Soprintendenza ai Beni Culturali e L’Ing. Vincenzo Caprioli, del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania avevano bisogno di particolari grafici e altro ancora per il loro intervento. Ecco il volenteroso Adamo che riesce a reperire dei documenti e delle immagini che si mostrarono determinanti per il buon esito del restauro”. E’ lo stesso Venezia a ricordare come “Il suo contributo è stato decisivo per la stdsura dei Piani urbanistici, grazie alle cartoline e disegni che riproducevano l’antico centro storico”. Mentre Luigi Anzalone si sofferma sul degrado che vive oggi la città, “un degrado inaccettabile, soprattuto se pensiamo a quella che era la classe dirigente cittadina di un tempo”. Matarazzo ha raccontato il desiderio di Candelmo di far conoscere agli altri ciò che sapeva “Era generoso, sempre pronto a fare sopralluoghi per capire. Credeva nel riscatto della città”.