Dalle osservazioni di natura privata ad uno spaccato dell’Italia negli anni tra il ’45 e il ’70. Così Stefano descrive le lettere indirizzate dal padre Giulio Andreotti alla moglie Livia, raccolte nel volume “Cara Liviuccia” curato insieme alla sorella Serena e presentato nei giorni scorsi nella sala consiliare di Sperone. E’ Serena a spiegare come “Ad emergere è certamente un Andreotti più tenero, attento ai bisogni di moglie e figli, rispetto a quello che poteva apparire in pubblico. Raccontava tutto a mamma ma cercava sempre di non farla preoccupare”. Le lettere furono inviate da Giulio Andreotti alla moglie negli anni successivi alla guerra, fino agli anni ’70. “Si sono conosciuti durante la guerra – spiega Stefano -e sono stati insieme 69 anni, erano l’uno il completamento dell’altro, c’era grande tenerezza tra loro. Le lettere sono state scritte soprattutto durante l’estate quando noi in estate andavamo in villeggiatura e papà restava a Roma a lavorare, era il loro modo di sentirsi vicini. Si avverte con forza quando sentisse la mancanza della famiglia quando era lontano”. Lettere in cui il leader Dc si rivolge alla moglie con espressioni come ‘ciao ostrica’, ‘cara mogliettina’, ‘caro scoglio’ e la saluta con un ‘ti bacio con affetto più alto delle piramidi’. “Un libro che riporta alla Roma del dopoguerra, in cui la sera dopo cena si passeggiava e in cui la dimensione del mangiare era importantissima – spiega Giuseppe De Rita, che ha firmato la prefazione del libro-. E infatti nel libro c’è un menù infinito, ‘oggi ho mangiato questo e quello’. Ma noi eravamo ex morti di fame, quella era una classe dirigente che si rifugiava dal suo mondo”. “Insieme sempre, nell’intimità come nelle valutazioni esterne, c’era un segreto in tutta questa parità? – scrive De Rita nella prefazione – Io credo che essa si sia alimentata e accresciuta negli anni, ma esisteva fin dall’ origine, da quel fidanzamento nel drammatico inverno del 1943/44”. Nelle sue lettere Andreotti descrive accuratamente le giornate, dai mal di testa alla vita coniugale, dai pranzi con Ambasciatori e Cardinali alle riunioni di partito, dalle confessioni di de Gasperi all’elezione di Montini al Conclave del 1963. A prendere parte all’incontro Autilia Napolitano, giornalista e direttrice della Mondadori Point di Nola, il consigliere comunale di Sperone Pasquale Muccio hanno promosso l’evento. A fare gli onori di casa il sindaco Adolfo Alaia, a portare i propri saluti il sindaco di Montoro Girolmo Giaquinto, Sabino Morano presidente dell’associazione Primavera Meridionale e il prof. Universitario Sergio Barile. A moderare i lavori Enzo Pecorelli.
Cara Liviuccia, i figli Serena e Stefano raccontano a Sperone Giulio Andreotti
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