Carceri, Uilpa: “Disordini ad Avellino prevedibili e previsti, ma lo Stato è inerme”

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 Roma, 17 mag.  – “Quanto sta accadendo in queste ore alla Casa Circondariale di Avellino con alcuni detenuti in rivolta, appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria aggrediti e lo Stato che cerca di limitare i danni con il presidio esterno di Polizia e Carabinieri non solo era prevedibile, ma era stato previsto, tanto che dopo un sopralluogo che avevo personalmente condotto il 17 febbraio scorso avevamo lanciato un preciso allarme.”Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.

“Peraltro, la nostra denuncia è stata prontamente raccolta dal Direttore generale del personale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che, gestendo le poche risorse disponibili, ha provato a mandare qualche rinforzo, di fatto, spostando una coperta ormai ridotta alla stregua di una piccola sciarpa. Al Corpo di polizia penitenziaria mancano 18mila unità, difettano equipaggiamenti, persino le divise spesso costituiscono un miraggio e le assunzioni continuano a essere in numero nettamente inferiore a quanti cessano dal servizio.

  “Le tensioni ad Avellino, come del resto nella stragrande maggioranza dei quasi 200 penitenziari del Paese, sono quotidiane e gravi disordini si registrano pressoché ininterrottamente da ieri sera. I tumulti odierni sembrano peraltro originati dalla reazione a contestazioni disciplinari nei confronti di detenuti, che ormai pretendono l’impunità anche dopo condotte violente e turbative della sicurezza degli stessi ristretti”, spiega il sindacalista.

“Come se non bastasse, da tempo il carcere di Bellizzi è privo del Comandante titolare della Polizia penitenziaria, il cui organico effettivo si attesta sotto le 200 unità, a fronte di oltre 500 detenuti presenti. Sebbene la situazione stia comunque rientrando grazie alla professionalità e all’abnegazione dei pochi operatori in servizio, di fronte a tutto ciò sarebbe il caso che anche il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo, a quattro mesi dall’insediamento, cominciasse a dare segno di sé con provvedimenti e indicazioni tangibili”.

“Fermo restando che, per risollevare le sorti di un sistema penitenziario allo sfacelo ed evitare il rischio che Avellino faccia da apripista a tumulti generalizzati come accadde con Salerno in occasione delle tragiche rivolte del marzo 2020, servono immediati provvedimenti del Governo, con la presa d’atto dello stato d’emergenza e il varo di un decreto carceri per l’adozione d’immediate misure per metterle in sicurezza. Ciò senza peraltro ritardare le altrettanto necessarie riforme strutturali da conseguire mediante una legge delega”, conclude De Fazio.