Cattolici, le ragioni di un impegno

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All’interno del dibattito culturale e politico attuale, a livello nazionale e provinciale, si fanno sempre più diffusi gli interrogativi sulla crescente movimentazione dei cattolici. In ordine a questa linea di tendenza si rivela significativa l’affollatissima giornata dell’accoglienza di domenica scorsa presso il salone della parrocchia di S. Ciro, organizzato dal Circolo dei cattolici che ha riproposto, tra l’altro, il decollo della Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico progettata pazientemente da chi scrive. Da più parti, anche all’esterno del mondo cattolico, sembra prendere corpo la consapevolezza della pochezza valoriale e di pensiero del sempre più frammentato arcipelago della partitocrazia italiana. Le pagine del nostro quotidiano, non da oggi, hanno offerto contributi notevoli sull’analisi della decadenza complessiva delle compagini partitiche, a cominciare dalla non poca mediocrità della loro classe dirigente. Il tempo e la rilevanza degli avvenimenti, nazionali, europei e globali, sono stati l’inesorabile metro che ha misurato tale mediocrità. Frattanto l’opinione pubblica italiana ha avuto modo di constatare come la frammentazione delle presenze associative del mondo cattolico ha comportato la condanna delle stesse all’insignificanza o alla misera diaspora degli schieramenti partitici orientati solo alla tutela degli interessi personali dei dirigenti o alla forsennata conservazione degli spazi di potere. Di conseguenza lo sforzo attuale del mondo cattolico adulto, nel pensiero sociale e nella pregnanza della testimonianza cristiana, è quello di riscoprire le ragioni e le prospettive unitarie di un progetto credibile ed efficace per affrontare la complessità del sistema paese italiano, nella cornice necessaria di una comunità europea anch’essa in affanno, alla ricerca di una forte ed autorevole presenza internazionale all’interno di un agone geopolitico dominato dai giganti Usa, Cina e Russia. Quale spazio, allora, dovrà scegliere il mondo cattolico, oltre l’attuale collocazione spaziale, destra e sinistra, dell’emiciclo parlamentare? Non solo, ma quale può essere l’humus fecondo per ricostruire una comunità – a tutti i livelli – che pensa, che propone con consapevolezza i percorsi da promuovere per la necessaria costruzione del bene comune. A proposito di “bene comune” bisogna avere contezza che è un concetto da tutti condiviso, perché ognuno lo intende a modo suo, con scarsa ponderatezza delle sue non poche implicanze innovative – direi rivoluzionarie – per la sua concreta realizzazione. Non sarà certamente lo stantio ritornello con cui quasi tutti gli attuali politici, proclamano l’esigenza del bene comune. Nel quadro di questo squallido palcoscenico della commedia politica italiana, i tanti operatori del mondo cattolico associato che, con competenza e responsabilità, costruiscono quotidianamente inclusione sociale e silenziosa supplenza dei compiti di afferenza istituzionale, declinino il concetto di bene comune spiegandolo con paziente chiarezza, evidenziando i valori di fondo di tale prospettiva, richiamandosi con forza al dettato Costituzionale, tanto ignorato e vilipeso dagli attuali saltimbanchi della politica. Pazienza e chiarezza per un sano e sereno confronto politico, basato sui valori da conoscere, da assimilare e porre a base di un progetto politico nuovo ed efficace. Ricostruire una comunità pensante e responsabile significa aggregarla saldamente con i nessi valoriali umani, sociali e politici, generatori di futuro e di una speranza non solo auspicata, ma sostenuta concretamente da percorsi e progetti che generano sviluppo inclusivo ed uguaglianza diffusa nei diritti e nei doveri. Il paradigma della fraternità – via maestra per i cristiani adulti nella fede e nell’impegno politco – completa la centralità della persona per lo sviluppo integrale della stessa. Questo spazio va occupato dal mondo cattolico, abbandonando l’autoreferenzialità delle sigle e l’egoismo delle appartenenze, sulla base di analisi e proposte concrete che trovano chiarissima sintesi nelle encicliche Caritas in Veritate (2009) e Laudato sii (2015): centralità e dignità della persona, giustizia, solidarietà, sussidiarietà, sostenibilità dell’ambiente naturale, bene comune: costituiscono uno spazio non facile di impegno sociale e politico la cui ampiezza va oltre gli angusti limiti di destra, sinistra o centro.

di Gerardo Salvatore