Charles De Foucauld. Vita e spiritualità di Oswaldo Curuchich

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Dora Garofalo

E’ un libro  interessante, scritto da Oswaldo Curuchich, per il centenario della morte di Charles De Foucauld, che  racconta una storia straordinaria dalla quale possiamo apprendere qualcosa che non sappiamo su un’emozione o un sentimento o una passione che tutti possono condividere. Il testo è molto avvincente perché affronta un grande tema attraverso una storia reale e intensa. Accingersi in un compito così importante,  come quello di un serio approfondimento della storia e delle vicissitudini della vita di Charles de Foucauld, è stato senz’altro un impegno che ha richiesto tempo, competenza e una buona dose di analisi storico- critica- religiosa. E’ quanto ha  voluto  compiere fratel Oswaldo, rettore del Goleto,impegnando il suo talento in questa impresa non semplice, né facile, relativa alla vita spirituale del beato Charles, una vita spesa in nome della dedizione di sé all’opera della salvezza, una vita incentrata principalmente su molta preghiera, molta adorazione, molta povertà. Una vita che non cerca il ministero sacerdotale ritenuto da lui come un innalzamento sociale, contrario a quell’abbassamento che andava cercando, quale la possibilità di portare l’Eucarestia e Gesù nei luoghi dove il Messia è assente,  per vivere la sua vocazione di monaco- missionario. Il libro difratel Osvaldo è una bussola che serve ad orientarci in un confuso presente, è un condensato di un saggio, e come sappiamo ogni saggio è come una piccola lampada tascabile che ci orienta sempre di più verso una società che cambia a ritmi vertiginosi, ossia che riesce a fornire un insieme di sentimenti  e di riflessioni che non possono sfuggire all’esigenza di considerare con attenzione i problemi attuali. Quindi è utile raccontare, almeno per sommi capi, la storia che contiene. La prima parte del volume è dedicata alla vita di Charles, la seconda parte, invece, riguarda più il suo percorso spirituale e l’attualità del suo messaggio che hanno approfondito le esimie personalità ecclesiastiche. Charles nasce in Francia, a Strasburgo, il 15 settembre 1858 e viene battezzato due giorni dopo la nascita. Ma la mamma, il papà e la nonna paterna muoiono nel 1864. Allora, il nonno materno accoglie presso di sé i due bambini: Charles(6 anni) e Maria (3 anni). A 14 anni Charles riceve la Prima Comunione e viene cresimato lo stesso giorno. E’ intelligente e studia senza difficoltà. Ama molto i libri,  legge di tutto. Ma proprio gli studi e l’approfondimento di tante letture lo allontanano dalla fede. Continua, però, a rispettare la religione cattolica. Per 12 anni non ha rinnegato niente, né creduto in niente, né in Dio, nessuna prova gli sembrava abbastanza evidente. A 17 anni dentro il suo animo c’erano soltanto egoismo, vanità, cattiveria, desiderio di male, era come impazzito. Non vedeva più né Dio, né gli uomini, vedeva solo se stesso. Dopo due anni di studi presso la Scuola Militare, diventa ufficiale. Suo nonno muore in quel periodo e lui riceve tutta l’eredità. Da 20 anni in poi, e per parecchi anni, ricerca il piacere nel cibo e nelle feste. Ma nell’ottobre del 1880 Charles viene inviato in Algeria. L’Algeria gli piace e gli abitanti suscitano il suo interesse.  Rimane incantato per la vegetazione e soprattutto per l’aspetto pittoresco degli arabi in burnus bianchi o vestiti con colori vivaci, con tanti cammelli, piccoli asini e capre. Ma per una questione legata ad una donna, rifiuta i consigli dei suoi superiori. Viene quindi sollevato dall’incarico. Rientrato in Francia viene a sapere che il suo reggimento è inviato in Tunisia, pertanto non si lascia scappare la possibilità di tornare in Africa dove rientra, però, con un altro reggimento. La vita del campo gli piace, ma non quella della guarnigione e della caserma; pertanto il 28 gennaio 1882 presenta le dimissioni dall’esercito. Decide quindi di stabilirsi ad Algeri per preparare i suoi viaggi in questa terra  e per imparare la storia antica e moderna dei paesi che attraverserà. Il Marocco è molto vicino, ma è un luogo proibito per gli europei. Carlo è attratto da questo paese così poco conosciuto. Dopo una lunga preparazione durata 15 mesi, parte per il Marocco in compagnia dell’ebreo Mardocheo che gli farà da guida nella parte indipendente del paese. Travestito da marocchino annota tutto ciò che vede a destra e a manca su un piccolo quadernetto con una matita nascosta nel cavo della manica. A coloro che si informavano sul suo luogo di nascita  egli  rispondeva alcune volte Gerusalemme, altre Mosca e altre ancora Algeri. A chi gli chiedeva il motivo del viaggio egli diceva talvolta di essere un rabbino mendicante o un rabbino pio venuto in Marocco per informarsi sulla condizione dei suoi fratelli. Nessuno si è mai accorto di niente, ma negli undici mesi di soggiorno Charles più volte ha rischiato di essere ammazzato. Finalmente il 23 maggio 1884 arriva al posto di frontiera con l’Algeria. E’ a piedi nudi, magro e sporco, vestito da mendicante. Ha percorso 3000 km in un paese pressoché sconosciuto. Il mondo scientifico dell’epoca esulta per il lavoro di Charles perché è una vera esplorazione. E’ per lui un momento di gloria. Ma a Charles non interessa la gloria. Lascia l’Algeria e si stabilisce di nuovo a Parigi dalla famiglia. All’inizio di ottobre dell’anno 1886, dopo 6 mesi trascorsi in famiglia, mentre fa stampare gli scritti del suo viaggio in Marocco viene a trovarsi fra persone molto intelligenti, virtuose e cristiane. Inizia, allora, ad andare in chiesa senza essere credente. In quel luogo sta bene e vi trascorre lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”. Ripete più volte questa invocazione fino a che non incontra l’abate Huvelin al quale chiede delle lezioni di religione, di confessarsi e di ricevere la comunione. Affronta il pellegrinaggio in Terra Santa, trascorre il Natale del 1888 a Betlemme, dove ascolta la Messa di mezzanotte e riceve la Comunione nella Santa Grotta. Dopo due o tre giorni ritorna a Gerusalemme. Charles è molto legato alla famiglia e agli amici, ma si sente chiamato a lasciare tutto per seguire Gesù. Il 15 gennaio 1890 entra in un’abbazia trappista. Qui impara molto e riceve molto. Ma gli manca ancora qualche cosa. Il 23 gennaio 1897, il Superiore Generale dei Monaci Trappisti annuncia a Carlo che può lasciare l’abbazia per seguire Gesù. Charles parte per Israele, arriva a Nazareth, dove le suore Clarisse lo prendono come domestico. Ma egli vuole condividere questa vita di Nazareth con altri fratelli. Per questo scrive la Regola dei Piccoli Fratelli. Scrive una regola molto semplice proprio per dare a qualche persona pia il desiderio di una vita di famiglia attorno all’Ostia Consacrata.  La regola è così strettamente legata al culto della Santa Eucarestia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo. Pertanto, nell’agosto del 1900 rientra in Francia e, d’accordo con l’abate Huvelin, trascorre un anno in un convento a studiare per ricevere il sacramento del sacerdozio .Eletto sacerdote, chiede ed ottiene il permesso  di andare a BéniAbbès, piccola oasi del Sahara algerino ai confini con il Marocco, dove arriva il 28 ottobre 1901.Gli indigeni lo accolgono benissimo; entra in relazione con loro cercando di far loro un po’ di bene.  I militari iniziano a costruire per lui una cappella, tre stanzette e una camera per gli ospiti utilizzando dei mattoni secchi e dei tronchi di palma. Gli abitanti iniziano a chiamare la sua casa la “Fraternità”, ad ogni istante qualcuno bussa alla porta.  Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera, non smette di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi. In questa regione Charles scopre la schiavitù e ne è scandalizzato. La Fraternità è ora costruita, ma egli aspetta ancora dei fratelli. Ma i fratelli non arrivano perché c’è il divieto posto dalle autorità civili e militari per tutti gli europei. Nel giugno del 1903, il vescovo del Sahara trascorre qualche giorno a Béni Abbés. Arriva dal sud, dove ha reso visita ai Tuareg. Carlo si sente attratto da questo popolo che vive nel cuore del deserto e nel gennaio del 1904 parte per andare verso i Tuareg accompagnato dal comandante Laperrine, ufficiale francese. La sua intenzione è quella di visitare le popolazioni ultimamente sottomesse e di spingersi fino a Timbuctu, un’ antica città del Mali in Africa occidentale. I Tuareg vicini a lui gli danno le più grandi dolcezze e consolazioni; fra loro ha amici eccellenti. Da due anni la guerra lacera l’Europa. Inizia ad arrivare anche nel Sahara. Il forte francese di Djanet viene assalito da più di mille Senussiti, musulmani armati di cannone e mitragliatrici. Dopo questo successo, i Senussiti hanno la strada libera per arrivare fino a lui e alla comunità dei Tuareg, nulla può impedirlo, se non il buon Dio. Ma Dio non l’ha impedito e Charles viene ucciso in modo violento il primo dicembre del 1916. Nell’ottobre del 1960 nasce in Italia, grazie ad un gruppo di presbiteri bolognesi, la rivista Jesus Caritas– trimestrale di spiritualità – espressione della Famiglia spirituale di Charles de Foucauld,segno di unità tra quanti si sentono, a vario titolo, legati a tale spiritualità. Charles De Foucauld è stato beatificato il 13 novembre 2005 in S. Pietro a Roma e annoverato nel numero dei Beati. Fratel Osvaldo, rettore delGoleto, in qualità di autore del libro, scritto per l’anniversario della morte di Charles De Foucauld, ha affermato che dopo l’uscita della prima biografia scritta da René Bazin nel 1921, il caso “frère Charles de Jesus” è stato oggetto di venerazione, di studio e la sua testimonianza evangelica ha illuminato la spiritualità del XX sec. fino ai nostri giorni, tanto da essere presentato da papa Francesco quale modello universale per “ricominciare da Nazaret”. Il suo obiettivo non è aggiungere nulla di nuovo a quanto già detto e scritto, il suo testo è soltanto un piccolo contributo che vuole venire incontro a quanti desiderano avvicinarsi al tema. Il messaggio del beato Charles ha la solennità ammonitrice delle verità eterne vissute quotidianamente nelle circostanze anche le più dure e gravi della vita. Esse risuonano nelle profondità dell’anima, stimolando le nostre speranze, alimentando la sete di fratellanza, di giustizia e la tensione verso il soprannaturale. L’onda mistica circonda lo spirito umano, è come un inconscio richiamo a elevazioni e a neutralizzazione dell’avidità degli affari e degli stimoli di cupidigia che offuscano il presente. Vera vita è quella dello spirito, nel suo più alto stadio, dove ogni bisogno e dolore trovano soddisfazione, conforto e superamento. I piccoli fratelli del Goleto hanno annunciato che fra poco il nostro Papa santificherà il beato Charles.