Chi pagherà il conto della spigola?

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A leggere i resoconti giornalistici sarebbe stato Giuseppe Conte a pagare il conto del pranzo che ha suggellato la riappacificazione con Beppe Grillo fissando i termini di un compromesso che già si intravedeva quando fu nominata la commissione di “saggi” con l’incarico di rimettere insieme i cocci del Movimento andato in pezzi fra accuse di incompetenza da una parte (Grillo versus Conte) e megalomania dall’altra (Conte versus Grillo). Che si sia passati nel giro di una settimana dalla modalità duello rusticano ai sorrisi immortalati nelle foto scattate al desco di Bibbona può stupire solo chi non conosce le giravolte della politica italiana, da anni persa all’inseguimento del giorno per giorno, senza una prospettiva, una visione, una programmazione di percorsi ed obiettivi da raggiungere. Semmai, ciò che desta meraviglia – ma neppure poi tanto – è il rapido adeguamento dei Cinque Stelle a questo andazzo, che ne consacra definitivamente l’omologazione ai partiti tradizionali. Una volta aperta la famosa scatoletta di tonno, i Cinque Stelle ne hanno apprezzato il contenuto, e siccome tutti noi diventiamo ciò che mangiamo…E’ anche giusto che mentre la plebe stellata si nutre di tonno in scatola i capi, tanto per rimarcare la differenza, pasteggino a spigola sotto sale.

Fuor di metafora, se l’accordo fra Grillo e Conte sui rispettivi ruoli di garante e di capo politico indica una almeno temporanea riduzione della conflittualità fra i due, non è detto che la riconciliazione sia una buona notizia per il governo: anzi è possibile che sia proprio Mario Draghi a pagare il conto del ristorante. Anche per recuperare in parte l’immagine offuscata dalle liti delle scorse settimane, i Cinque Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte saranno portati ad ingaggiare un braccio di ferro nella coalizione con i partner di maggioranza e nel governo con il presidente del Consiglio per riacquistare visibilità e marcare la propria presenza. Il terreno del confronto è stato già individuato: gli emendamenti alla riforma della giustizia penale figlia del ministro grillino Alfonso Bonafede (la cosiddetta “spazzacorrotti”), fatti approvare all’unanimità da Draghi in Consiglio dei ministri su proposta della nuova Guardasigilli Cartabia, sui quali si era scatenata la rissa nel Movimento fra i ministri e i parlamentari più intransigenti. Ora, Conte pare intenzionato a dare battaglia per difendere l’anima giustizialista dei suoi, e bisognerà vedere fin dove sarà disposto a spingersi nella sfida che verte principalmente sul tema della prescrizione.

Insomma, il ritorno in campo dei grillini, più agguerriti che mai, è foriero di instabilità in una fase politica particolarmente delicata, con diversi provvedimenti, necessari per ottemperare alle richieste dell’Europa, che sono in dirittura di arrivo (la giustizia è uno di questi), e mentre si avvertono scricchiolii anche nel campo della destra di governo e di opposizione, con Giorgia Meloni che non ha affatto gradito l’esclusione dalla spartizione dei posti nel Consiglio di amministrazione della Rai. Sono state smentite le voci che ipotizzavano l’uscita di Conte dalla maggioranza durante il semestre bianco che inizia ad agosto; ma una certa fibrillazione è prevedibile nei mesi che precederanno l’elezione del successore di Mattarella al Quirinale.

di  Guido Bossa