Condannato in via definitiva, una petizione a Mattarella per Carlo Iannace

Cresce la mobilitazione sui social dopo la condanna della Corte di Cassazione

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Lo sgomento, la solidarietà, la voglia di aiutare chi lo ha sempre fatto, dai più considerato un amico: per Carlo Iannace, medico chirurgo e senologo, dirigente della Breast Unit del Moscati di Avellino, la mobilitazione corre in queste ore sui social e si trasforma anche in petizione da inviare al presidente della Repubblica. Vuole essere la risposta sì via social, ma profondamente umana, alla condanna definitiva della Corte di Cassazione, relativa al processo “Welfare”, del lontano 2016: il medico fu accusato di falso e peculato, per interventi di chirurgia estetica.

Reato, quello di peculato, che è stato escluso dalla Corte di Cassazione, che però ha inflitto la pena di tre anni, un mese e 20 giorni di reclusione per falso. Iannace, interdetto dai pubblici uffici, sta ricevendo un fiume di solidarietà dai colleghi, agli ambienti politici, e naturalmente, e per primi, dalle pazienti e dai pazienti che grazie a lui hanno ritrovato e stanno ritrovando la forza di vivere, sconfiggendo il male.

Nella petizione lanciata sui social, primo firmatario Antonio Damiano, si chiede la grazia per Carlo Iannace.

Questa la motivazione: «Il Dottor Iannace Carlo è un medico di grande competenza e dedizione, che ha dedicato la sua vita alla terapia e alla prevenzione. È un uomo che ha fatto del suo lavoro una missione, permettendo a tantissime donne di poter continuare il percorso della vita. Questo è il Dottor Iannace, sempre al suo fianco carissimo dottore.
La sua professionalità ed umanità sono state fondamentali nel campo della medicina in Italia. Nonostante le sue numerose realizzazioni, si trova ad affrontare ingiustizie che minano la sua reputazione e la sua carriera.
Chiediamo giustizia per il Dottor Iannace Carlo. La sua dedizione al lavoro merita rispetto e riconoscimento, non ostacoli o diffamazione. Sosteniamo questo medico eccezionale nella lotta contro l’ingiustizia».