Contrastare il bullismo, ripartire da una rete formativa

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Il convegno al Convitto Colletta

 

“Sono emozionata ma felice di avere sempre avuto a cuore il benessere dei miei studenti”.  Con queste parole la dirigente del Convitto Nazionale di Avellino  “P. Colletta “,  Angelina Aldorasi, al termine del suo più che  ventennale impegno nel celebre istituto cittadino,  avvia una interessante discussione su bullismo e cyberbullismo.  Tali tematiche sono di stringente attualità anche dal punto di vista legislativo , come dimostrano le norme approvate da pochi giorni, a livello regionale, di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, a livello nazionale, come chiariscono Maria Ricchiuti, consigliera della Regione Campania e l’on. Giuseppe De Mita, presenti al Convegno che conferma la necessità per le istituzioni di confrontarsi con il mondo della scuola. “Abbiamo precise indicazioni europee- avverte Rosa Grano, responsabile del Csa di Avellino  – che ci obbligano ad individuare nelle scuole anche dell’Irpinia dei docenti referenti, che insieme con le famiglie, vigilino sui comportamenti relazionali degli allievi. “.
La dirigente Aldorasi non nasconde  le incomprensioni che possono crearsi tra i banchi di scuola ma precisa: “ Premesso che anche gli   scontri possono avere una valenza educativa perché fanno crescere,  ho sempre cercato di ascoltare tutte le parti in causa , per agevolare gli opportuni processi di mediazione”. Dell’opportunità di un “ecosistema formativo” che, anche sulla base degli insegnamenti di Cesare Scurati, badi ai bisogni formativi dei ragazzi si dichiara consapevole anche Tullio Faia, dirigente del Liceo “Imbriani”. “Non dobbiamo temere la somministrazione nelle scuole di un questionario del benessere, perché alle competenze è affine anche l’autostima, che nasce dal senso dell’equilibrio tra sovrastima e sottostima. Il Dirigente fornisce ai ragazzi anche dei riferimenti ad alcuni siti dove i “nativi digitali” possono anche da soli trovare delle risposte alle loro domande.  Ciò ovviamente non deve escludere anche il coinvolgimento degli adulti che non possono sottrarsi al loro compito di educatori.
 Ne è convinto anche l’avvocato Fabio Benigni  che avverte:  “ Tendiamo a non essere più capaci di scindere i comportamenti reali da quelli virtuali ed il sistema educativo è fragile anche perché scuola e famiglia sembrano non  collimare più negli stessi intenti.”. Il pensiero del relatore va, dunque, ad un altro convegno sul tema, tenutosi recentemente presso l’Università di Salerno, alla presenza di Paolo Picchio, padre determinato della quattordicenne Carolina, uccisa da 2600 like per un video finito in rete contro la sua volontà!  La Ricchiuti, invitata a prendere la parola, si dichiara quasi intimorita da tanti allievi presenti in silenzio nell’Aulla Magna dell’Istituto, consapevole che i ragazzi attendono risposte chiare ed incalza : ” La storia di Carolina non è purtroppo  l’unica. Penso alla testimonianza di Teresa Manes , autrice del libro “ Andrea oltre il pantalone rosa”, in cui si racconta di un jeans scambiato per un errore di lavaggio ed indossato dal figlio, indotto al suicidio, perchè deriso su una pagina Facebook creata proprio per quel capo di abbigliamento”. Dai vari interventi di relatori si comprende come occorrano davvero seri ed urgenti metodi educativi, che abbiano il fine di diffondere una cultura digitale consapevole, affidata anche allo scambio di messaggi positivi peer to peer , tra gli stessi adolescenti.
La multidimensionalità della problematica  richiede , dunque, pluralità di interventi tanto a livello regionale, con la Campania che stavolta vanta il primato di normative anti-bullismo, sia a livello nazionale, come spiega l’on. De Mita: “ In Parlamento abbiamo cercato di operare secondo logiche più pedagogiche che punitive, ricordandoci che , se non cambia il sistema valoriale di riferimento, l’aggredito di oggi può diventare  l’aggressore di domani” . Nell’Aula magna del Convitto le tante osservazioni dei relatori incominciano a suscitare le reazioni dell’uditorio, con una serie di interventi, coordinati dalla Prof.ssa Teresa Iuliano, da cui emerge nei ragazzi stessi il bisogno di classificare il bullismo come una forma patologica di cui si  chiede l’esistenza di eventuali “sintomi”.
 Le risposte dei relatori concordano sul rischio di una società “bullizzata”, come dimostra anche il diffondersi del mobbing nelle relazioni sul posto di lavoro in età adulta.  Se non vi sono dei filtri, si rischia la diffusione di messaggi devastanti, come la “Blue Whale “, recente mostro mediatica che “inghiotte” la vita dei giovani, istigandoli in 50 giorni a compiere passi verso la morte, convincendoli ad “appropriarsi “ della vita, lanciandosi nel vuoto dal palazzo più alto della propria città! Le insidie, dunque , non mancano ma  i ragazzi del Convitto Nazionale sono apparsi  desiderosi di informarsi, per prendere le distanze da certi fenomeni.
 Del resto nei giardini della loro scuola il 10 giugno di 100 anni fa veniva inaugurato il busto di quel De Sanctis che già avvertiva i ragazzi “Studiate e siate buoni” perché  la vera formazione di un individuo nasce dall’acquisizione di conoscenze ma anche dal costante esercizio di buoni sentimenti, di certo estranei ad ogni forma di bullismo fisico o mediatico, ricordando che la comunicazione è etimologicamente legata al “munus”, al dono reciproco di pensieri e parole!