Controvento attacca Festa: “Una città non si sviluppa con la creazione di un parco”

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Si fa davvero fatica a credere che il sindaco di una città come Avellino, sbandata e sospesa nell’incertezza più piena, capoluogo di una provincia messa in ginocchio da una infinita emergenza pandemica, possa affidare una prospettiva di sviluppo per il proprio territorio alla realizzazione di un parco divertimenti: di quello che è stato annunciato come il più grande d’Italia, tale da richiamare pubblico addirittura da Milano. Il Dinopark: questo è il titolo del progetto (?) che il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, ha consegnato alla città.

Si tratta di una ipotesi che finora sarebbe delineata da una dichiarazione d’interessi della società che detiene il marchio di tale parco divertimenti. Essa avrebbe chiesto la disponibilità di centomila metri quadrati (quanto 13 campi da calcio) per concretizzare la struttura che sarebbe tanto unica e irripetibile in Italia da sbaragliare la concorrenza degli altri impianti finora esistenti. Peccato che Dinopark si trovino già in tanti altri luoghi.

Il sindaco Festa lo ha annunciato come l’ennesimo regalo ad Avellino. Lo ha fatto senza alcun timore di apparire inopportuno e goffo, in un momento in cui ogni comunità non soltanto in Campania, in Italia o in Europa ma nel mondo si aspetta di essere coinvolta in attendibili piani di rinascita e di sviluppo dopo un anno di pandemia e davanti a un futuro ancora tutto da scrivere. Invece no: Avellino dovrebbe avere il suo ultraspettacolare parco divertimenti, magari da collocare nell’area dove sorgerà il nuovo superstadio-centro commerciale. Città enjoy, tra spritz e apericena, grandi eventi e drive in.

“Controvento” ritiene al contrario che si tratti di una ennesima prova di irresponsabilità tesa a mascherare il fallimento politico e amministrativoUn tentativo di confondere con i fumi dei fuochi d’artificio intenti ben più pragmatici e prosaici, in linea con l’urbanistica di fatto che da tempo viene declinata: intanto si è messa in movimento la procedura per il nuovo Piano urbanistico comunale che per altro verrà affidato a più professionisti contraddicendo con ciò l’unicità organica dello sguardo che è il principio fondante di ogni previsione.

 Non basta e non serve scomodare un architetto del livello di Massimiliano Fuksas, con una procedura amministrativa che fa rabbrividire, a nobilitare tali operazioni. Non basta e non serve un nuovo progetto per la Dogana, del quale ancora non si comprende senso e funzione. Non basta e non serve l’appuntamento con la sorpresa del lunedì sera. Occorre capire e scoprire che cosa tutto ciò nasconda e verso quale Avellino si stia andando.

  “Controvento”, nel documento “Irpinia Next generation Eu” realizzato con altre associazioni ha avanzato le sue proposte, chiedendo di aprire un confronto largo e partecipato in città.   Le invenzioni di Festa non costituiscono invece risposte adeguatequanto piuttosto il tentativo misero e patetico di costruire la casa dal tetto piuttosto che da fondamenta solide.  Sono proposte segnate da provincialismo d’accatto – materiale buono per i tanti cultori della materia di cui Avellino è piena – e attraversate da ombre e sospetti che dovrebbero risvegliare la coscienza civica della città e inquietarla con mille dubbi. “Controvento” non smetterà mai di lavorare in questa direzione, nella certezza di operare per l’esclusivo bene di Avellino e dell’Irpinia.

ASSOCIAZIONE “CONTROVENTO” AVELLINO