Da Alexei Navalny a Isabella Morra, la tragica morte in isolamento di due “ribelli”

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di Virgilio Iandiorio

Alexei Navalny, “oppositore irriducibile, testardo, russo come pochi nella Russia di oggi” (G. Ferrara), riferimento dei movimenti di opposizione a Putin, è morto in un carcere della Siberia il 16 febbraio scorso all’età di 47 anni.

Abbiamo letto su tutti i giornali notizie e commenti su questo tragico evento. A me è venuta subito in mente una fine analoga patita da Isabella Morra, nata a Favale nel 1520 o giù di lì (oggi Valsinni provincia di Matera), che la famiglia possedeva in feudo. La giovane aveva aspettative di fama e di gloria poetica; contro un ambiente ostile, rimaneva la speranza in un aiuto dall’esterno.

Nel clima di solitudine in cui viveva, Isabella ebbe modo di entrare in contatto con Diego Sandoval de Castro di Cosenza, sposato con Antonia Caracciolo, e feudatario di Nova Siri. Tra i due si iniziò uno scambio di lettere e di poesie.

La scoperta di questa corrispondenza ebbe conseguenze tragiche. I fratelli di Isabella per cancellare il disonore, secondo loro, provocato dalla condotta della sorella, la uccisero. Era l’anno 1546.

Isabella come Novalny, morì nell’ isolamento. Lei era colpevole di aver gettato del disonore sulla sua famiglia, per la sua relazione “poetica” con un uomo. Lui per aver manifestato senza timore la sua opposizione al governo della sua nazione per l’istinto aggressivo.

Due vite, giovanissima Isabella, giovane maturo Alexei, stroncate per aver commesso il reato di manifestare un proprio pensiero, un proprio credo, una propria passione.