Da Avellino ad Ariano, la celebrazione delle Palme viaggia in Rete

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“Questa Pasqua non ha nulla di meno delle altre, non è e non sarà un’occasione perduta”. Lo ribadisce con forza il vescovo di Avellino Arturo Aiello nella celebrazione della benedizione della Palme, in una cattedrale silenziosa. Nessuno scambio di ramoscelli, nessun fedele in chiesa a ricevere la benedizione, impartita rigorosamente in diretta televisiva e in Rete “Questa domenica delle Palme ci raggiunge – spiega Aiello – in una condizione di massimo raccoglimento e ancora una volta ha due anime contrapposte, una fatta di gioia e l’altra di dolore, è la festa dei piccoli e dei poveri che organizzano l’ingresso gioioso di Gesù a Gerusalemme ma è anche il racconto della Passione che si snoderà nella Settimana Santa. Siamo contenti che Gesù arrivi nella nostra città anche se è intrisa di sangue”.
Chiarisce come oggi “non possiamo agitare i nostri ramoscelli d’ulivo ma possiamo agitare i nostri cuori come una bandiera”. Sottolinea come “La Passione è il Vangelo, ciascuno ha il proprio ruolo, ci sono i nemici, gli amici che ci tradiscono, le lacrime, i giudizi sbagliati, i discepoli che a volte fanno promesse di marinaio, proprio come campita a noi con le nostre promesse di santità. E infine Gesù che viene condotto al macello come un agnello sacrificale”. Esorta “a mettere in un angolo della nostra casa un crocifisso con una lampada da accendere. Facciamo in modo che si viva la settimana santa nelle nostre case, i parroci hanno preparato degli schemi per facilitare la preghiera in famiglia, così da farla entrare nelle piccole chiese domestiche. Dobbiamo santificare la Settimana Santa e la Pasqua, non essere indifferenti all’amore di Dio, malgrado le chiese deserte, poiché siamo nella storia solo per incontrare Dio”. Oggi, intanto, il vescovo Aiello proporrà un ritiro di pasqua con una serie di preghiere e meditazioni per prepararsi alla Santa Pasqua, in programma alle 9, alle 10, alle 15.30 e alle 18.30.

Una celebrazione, quella delle domenica delle Palme, in diretta Facebook dalla cattedrale di Ariano anche per il vescovo Sergio Melillo: “Questo tempo deve essere l’occasione per riscoprire la presenza di Gesù nelle nostre vite e sentirci realmente fratelli. Si dona a noi e ci salva ma ci chiede di fare la sua volontà. Il nostro compito è quello di accoglierlo nelle nostre vite, perché quelle che risuonano sui social non siano parole di circostanza. Gesù ci annuncia la gioia della Resurrezione ed il suo è un appello sincero alla Rinascita, ad attraversare questo percorso nel chiuso delle mura domestiche. Che questa settimana santa possa rappresentare davvero per noi un nuovo inizio”. Anche il vescovo dell’arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi Pasquale Cascio affida alla Rete il messaggio nella Domenica delle Palme: “Vinca lo spirito della condivisione. Gesù accoglie la nostra disperazione per trasformarla in fiducia ma ci chiede di mettere da parte qualsiasi forma di egoismo, di vivere una nuova dimensione in cui non c’è spazio per l’individualismo, il desiderio di accaparrarsi ogni cosa. Perchè potremo salvarci solo insieme, come ci ha ricordato il Papa”.
E’ un invito alla preghiera quello che lancia anche don Fabio Mauriello dalla chiesa di Sant’Ippolisto di Atripalda. Nessuna benedizione delle palme perchè ciò che conta è l’essenza del rito, spiega don Fabio. “Può essere questo un momento di grazia, il Signore ci chiede di andare al di là delle parole e mettere in pratica comportamenti autentici. Oggi, più che mai, sperimentiamo l’amore per il signore e per i fratelli, riscopriamo il valore del segno della Croce e della preghiera anche per chiedere un sostegno perchè tutto passi. Non possiamo abbracciarci, non possiamo scambiarci un ramoscello d’ulivo ma possiamo fare questi gesti con lo spirito. Il simbolo diventa esortazione a vivere l’essenziale”.
Don Vitaliano della Sala celebra la domenica delle Palme dalla chiesa di San Pietro di Capocastello e ricorda come “Questa Pasqua deve essere uno spazio per riorganizzare le nostre vite, come fecero le comunità di cristiani, all’indomani della morte del loro maestro. Inutile illuderci che tornerà la vita di prima, sarà una nuova normalità e il nostro compito è quello di guardare avanti, senza rimuginare sul passato. Ecco perchè ci tocca abbracciare la nostra Croce, salire su di essa per riuscire a guardare più lontano. Gesù condivide la nostra condizione umana, si pone al nostro servizio ma l’umanità non lo accoglie. Possiamo rimediare facendo del Vangelo un momento di liberazione per gli altri, così da schiodare Gesù dalla Croce. Saliamo sulle nostre croci e impariamo a guardare oltre alla morte verso la Resurrezione. Ci sarà un futuro radioso per l’umanità se sapremo apprendere la lezione, se faremo di tutto per liberare gli altri da ogni forma di schiavitù nella nostra storia e guardare al futuro. Non dobbiamo fare l’errore di guardarci indietro. La Croce è un passaggio obbligato dal quale dobbiamo, però, guardare al futuro. Non possiamo che essere uomini di speranza”.